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Arzano e le altre periferie dove la camorra si insinua nelle proteste. Intervista a Mimmo Rubio

 

Profondo sud, periferia della grande Napoli, zona rossa per l’elevato numero di contagi e zona povera per la crisi devastante, qui per tre volte il Ministero dell’Interno ha sciolto il consiglio comunale per condizionamento della criminalità organizzata. Questa è la città in cui una ventina di giovani in motorino ha sfilato sotto casa di Mimmo Rubio; poi si sono fermati e col ritmo degli applausi da stadio hanno gridato minacce verso il giornalista. Una sfida, in pieno giorno, in pieno centro, in pieno covid. Tutto è troppo pieno di riferimenti simbolici in questa vicenda e molto era prevedibile, anzi previsto. “Nelle frange dei contestatori si infila la camorra, purtroppo siamo in un territorio povero e fragile e i clan si approfittano delle condizioni economiche al limite”, dice Mimmo Rubio mostrando contezza di una situazione che va ben al di là del già grave attacco subito pochi giorni fa. “Ci sono dei comprensori di questo Paese dove tutto è più difficile, non solo il mestiere del giornalista. – aggiunge – Qui le cose andavano in un certo modo già prima, la camorra è pronta ad alzare la voce e si insinua nei movimenti di protesta legati al covid piuttosto che alla chiusura dei negozi. I commercianti hanno ragione, chiedono di essere aiutati, l’economia si muove su un filo labile e basta nulla per buttarla già, la mafia, come i pescecani, è in agguato. Per questo io credo che sia importante tenere i riflettori accesi, ancor più in questo momento, nelle zone del Sud dove è più forte la presenza delle mafie”. Di possibili proteste sociali in autunno aveva parlato il Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, già la scorsa estate. Ci sono periferie di città, comprensori industriali in dismissione, o aree desertificate dall’emigrazione dove la difficoltà di famiglie e operatori economici rappresenta il boccone più ghiotto per la criminalità organizzata. Le persone in motorino che hanno preso di mira Mimmo Rubio sotto casa sua, nel centro della città, hanno minacciato il diritto di cronaca e al tempo stesso si sono impossessate della protesta popolare declinandola a loro favore. “E’ evidente che le proteste sono infiltrate dalla camorra – aggiunge Rubio – e per i clan è anche una dimostrazione di forza, agire in pieno giorno è una forma di ostentazione. Per la mia vicenda specifica la ritengo, paradossalmente, una fortuna perché di quella protervia sfacciata esiste un video, una prova della minaccia e probabilmente porterà ad identificare chi c’era su quei motorini. Ma gli altri? Gli altri giornalisti che raccontano territori come questo e che vengono minacciati, offesi, seguiti senza che ci sia una registrazione video, che cosa fanno? L’unico modo per aiutarli è parlare di storie come questa, parlare di città come Arzano, di luoghi dove la criminalità organizzata pensa di essere padrona impunita del territorio. Mentre tutte le istituzioni sono impegnate a compiere il massimo sforzo per arginare la pandemia, loro pensano a come guadagnarci, con qualunque mezzo”.

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