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Alienazione il tuo nome è donna. ‘Miss Marx’ di Susanna Nicchiarelli

 

Firenze, Odeon CineHall – L’alienazione verso il proprio essere, una delle condizioni che affliggono l’operaio rendendolo incapace di riconoscersi nella classe sociale di appartenenza si riflette nell’eroina tragica protagonista di “Miss Marx”, incapace di declinare un ideale titanico nella propria intimità finendo per farsi opprimere dai sentimenti e da una fedeltà ad ogni costo figlia della società alla quale ha sempre cercato di opporsi.

Eleanor Marx, chiamata affettuosamente “Tussy” è la più giovane delle figlie di Karl Marx; il padre le dedicò grandi attenzioni anche a causa della prematura scomparsa del fratellino Edgar a soli otto anni.

Nella pellicola diretta da Susanna Nicchiarelli si sceglie di seguire la vita di Tussy dal momento della morte del padre, risalendo di tanto in tanto all’infanzia felice attraverso l’uso di flashback.

Il racconto segue soprattutto le vicende drammatiche legate alla relazione di Eleanor con Edward Aveling, trasformando le lotte di classe e gli enormi sforzi e successi di Tussy nel campo dei diritti dei lavoratori, delle donne e dei bambini in una eco lontana, piccole scene di trionfo quasi avulse dal contesto della pellicola, che assumono via via toni sempre più cupi: la folla dei lavoratori è rappresentata come una massa feroce e distante, ignorante e quasi più nemica di se stessa di quanto non lo sia di coloro che dispongono dei mezzi di produzione. Eleanor sembra distante da una reale appartenenza al popolo: vive una vita da borghese benpensante spesata dalle varie eredità ricevute assieme al compagno fedifrago, una donna talmente sola da dover cercare conforto negli sguardi scambiati con il pubblico, cercando comprensione almeno al di là dell’obiettivo. Con Aveling Tussy crede di vivere una storia d’amore ideale, libera dai vincoli matrimoniali classici (poichè Edward era già sposato con una donna che non voleva concedergli il divorzio) e per questo pura. Una donna alle prese col fallimento di una storia d’amore, il cui spirito rivoluzionario si arrende dell’idea conformista della fedeltà ad ogni costo. Difficile capire come mai uno spirito libero e innovatore rispetto al suo tempo sia divenuto vittima di un semplice omuncolo incapace di amarla e accorgersi del suo valore, e ancor più difficile capire quali processi mentali abbiano portato Tussy ad infliggersi la tortura di una relazione malata e fallimentare anzichè alimentare la fiamma della rivoluzione mandando al diavolo un individuo egoista che disponeva di lei dandola per scontata e provocandole mille sofferenze emotive. Il cortocircuito fra un forte ideale di rinnovamento e speranza e la fanatica volontà masochista di perpetuare un legame idealizzato destinato al fallimento e tenuto in piedi solo dalla determinazione di Eleanor è il fulcro dell’opera. L’abbandono, nelle battute finali, di Tussy all’oppio è rivelatrice: la rinuncia alla ragione, alla volontà di combattere. Stanca di combattere contro se stessa più che contro il proprio oppressore – nello stesso modo in cui esortava la classe operaia a lottare contro l’ignoranza e l’errata convinzione che lo stato delle cose non possa mutare e chenon si possa affrontar e sconfiggere la tirannia del capitalismo – Tussy si lancia in un ballo abreatorio che nasconde la rinuncia alla lotta attraverso l’amaro sapore del cianuro di idrogeno (ironicamente uno dei componenti di quello che sarà lo Zyclon B, il gas usato nelle camere a gas per mettere a tacere  comunisti, oltre che le minoranze e gli invalidi nella futura germania nazista).

L’attaccamento quasi mistico di Tussy alla relazione con Aveling richiama alla mente le parole del padre a proposito della religione:

“La religione è il sospiro della creatura oppressa, è l’anima di un mondo senza cuore, di un mondo che è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l’oppio del popolo. Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigere la felicità reale. L’esigenza di abbandonare le illusioni sulla sua condizione è l’esigenza di abbandonare una condizione che ha bisogno di illusioni. La critica della religione, dunque, è, in germe, la critica della valle di lacrime, di cui la religione è l’aureola.”

 

MISS MARX

regia di: Susanna Nicchiarelli

cast: Romola Garai, Patrick Kennedy, John Gordon Sinclair, Felicity Montagu, Karina Fernandez, Philip Gröning, Emma Cunniffe, George Arrendell, Célestin Ryelandt, Oliver Chris, Alexandra Lewis, Georgina Sadler, Miel Van Hasselt, Freddy Drabble

fotografia: Crystel Fournier

montaggio: Stefano Cravero

scenografia: Alessandro Vannucci, Igor Gabriel

costumi: Massimo Cantini Parrini

musica: Gatto Ciliegia contro Il Grande Freddo, Downtown Boys

produttore: Marta Donzelli, Gregorio Paonessa, Valérie Bournonville, Joseph Rouschop

produzione: Vivo film, Tarantula, Rai Cinema, con il contributo del MiBACT, VOO, BE TV, con il sostegno di Eurimages, Centre du Cinéma et de l’Audiovisuel de la Fédération Wallonie-Bruxelles, Regione Lazio, Regione Piemonte, Wallimage

distribuzione: 01 Distribution [Italia], DDDream International Media [Cina], BTeam Pictures [Spagna]

paese: Italia/Belgio

anno: 2020

durata: 107′

formato: colore

uscito il: 17/09/2020

premi e festival:

  • Donostia – San Sebastián International Film Festival2020: Perlak
  • La Biennale di Venezia2020: Venezia 77 – Premio FEDIC, Premio Soundtrack Stars
  • Reykjavík International Film Festival2020: Open Seas

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