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#AlicenellaCittà. ‘Sul più bello’: l’esordio alla regia di Alice Filippi è un inno alla vita 

 

Presentato tra gli ‘Eventi Speciali’ di Alice nella Città, “Sul più bello’ è il sorprendente esordio alla regia di Alice Filippi, in sala dal 21 ottobre con Eagle Pictures.

Il film, chiaramente un teen-movie, fortemente connotato da un’esplosione di colori e dialoghi a portata di adolescente, è un’opera che colpisce per il suo modo inedito di affrontare la malattia.

Marta (Ludovica Francesconi) è una ragazza ‘bruttina’ ma piena di energie nonostante il karma avverso: ha perso i genitori ancora molto piccola e dalla nascita soffre di una malattia genetica rara (e grave): la mucoviscidosi, che le blocca le vie respiratorie a causa del muco che vi ristagna. A 19 anni ha quindi fretta di ‘prendere la vita a morsi’, prima che la malattia degeneri precludendole, una dopo l’altra, una serie di esperienze. Più di tutto, cerca un ‘amore da favola’. E’ così che si imbatte in Arturo Selva (Giuseppe Maggio), un ragazzo bello, sicuro di sé – almeno all’apparenza – e inarrivabile. Nonostante i tentativi degli amici di una vita – la sua ‘famiglia’ – Jacopo e Federica, che cercano di dissuaderla da quella che è diventata oramai un’ossessione, far innamorare Arturo,  Marta inizia a pedinarlo, in strada e sui social, in pratica una persecuzione, fatta anche di tentativi d’approccio rocamboleschi. E’ cosi che, pian piano, anche per Arturo scatta quella scintilla che potrebbe portarli lontano, se la malattia non fosse lì a ricordar loro che il tempo che resta è assai limitato. Nonostante la chiara consapevolezza di potersi sentir mancare il respiro proprio ‘sul più bello’, Marta lotta per costruirsi ricordi ‘duraturi’, assaporare ogni momento con Arturo, ogni istante che la malattia le concederà, in attesa del momento, ineluttabile, in cui la mucoviscidosi le porterà via tutto.

Sul più bello, tratto dall’omonimo libro di Eleonora Gaggero, è un film sul coraggio, sulla speranza. Un inno alla vita, nonostante tutto. Perché c’è sempre una strada, una possibilità di essere artefici del proprio destino, anche quando si ha la ‘morte in tasca’.

Un mix perfetto tra dolore e spensieratezza.

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