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Il caso Alessia Candito e la difficoltà di fare il giornalista in Calabria

 

“A me non piace questo genere di pubblicità, non piace  essere al centro dell’attenzione per le minacce ricevute, preferisco che chi legge i miei articoli apprezzi ciò che scrivo”. Al telefono Alessia Candito parla del suo lavoro e della passione che mette in ogni suo pezzo per dare notizie su una terra difficile come la Calabria, dove spesso il confine tra criminalità organizzata e politica è labile. Ha ricevuto diverse minacce, soprattutto per le sue inchieste sui clan della ndrangheta, questa volta è stata la politica ad attaccarla, con le solite modalità che spesso vengono usate da formazioni di estrema destra, cioè scrivere un post diffamatorio sui social e fare in modo che siano gli “ squadristi da tastiera” a fare il resto attraverso ingiurie e minacce. Ed in effetti gli attacchi provengono da quella parte politica. La colpa di Alessia è stata di far conoscere il curriculum di alcuni esponenti della lista del Movimento Sociale Italiano presente nella competizione elettorale di Reggio Calabria, cosa che ha fatto infuriare il segretario provinciale Giuseppe Minnella che in un post ha definito la collega “scribacchina tossicodipendente i cui acidi hanno corroso la dentatura” ed addirittura l’ha definita “amica dei mafiosi”. A seguire una serie di commenti, perché lo squadrismo di oggi passa attraverso i social, fatti d’ingiurie e minacce. E’ l’ennesimo esempio di quanto sia difficile svolgere il mestiere di giornalista in Calabria. Nelle settimane scorse era stato il sindaco di Varapodio a definire  i colleghi che avevano seguito la sua vicenda giudiziaria “gente di merda”, la loro colpa aver pubblicato tutti gli atti dell’inchiesta sui fondi per la struttura che accoglieva i migranti nel suo comune, ma tanti altri colleghi, spesso con contratti da precari che scrivono per pochi euro a pezzo, si vedono costretti a rispondere alle cosiddette “querele temerarie” usate per bloccare inchieste attraverso la minaccia di una causa civile. Sono tutti fattori che devono porre l’attenzione su un territorio che rischia di non avere più il racconto di fatti giudiziari che quasi sempre coinvolgono l’intero Paese. Lo dimostrano le ultime operazioni effettuate dalla Procura di Reggio Calabria e la DDA di Catanzaro. Per questo “Articolo 21” sarà sempre vicino e sosterrà, rilanciando le loro inchieste, giornalisti e giornaliste che ogni giorno un diritto fondamentale sancito dalla nostra Costituzione: il diritto ad essere informati.   

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