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I 102 anni di Bruno Segre: la lezione di un resistente

 

Dalla battaglia contro la barbarie fascista pagata con le durezze del carcere a quella per la laicità nel rispetto delle diversità religiose

Se gli anniversari e i compleanni hanno un significato che va al di là della semplice ricorrenza, i cento e due anni festeggiati da Bruno Segre sono un’ottima occasione per riflettere sullo stato della democrazia e delle libertà nel nostro paese, valori dei quali Bruno è stato e continua a essere portabandiera coerente.

Dalla battaglia contro la barbarie fascista pagata con le durezze del carcere a quella per la laicità nel rispetto delle diversità religiose, passando per l’impegno per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza, Bruno non si è mai tirato indietro quando si è trattato di difendere un diritto calpestato o che minacciava di esserlo.

Lo ha fatto e continua a farlo con quel garbo e quel gusto dell’ironia tutto sabaudo che non gli fa mai perdere il senso della misura. A inizio anno ho avuto l’onore di essere invitato dal Fondo Tullio De Mauro a riflettere con lui sul significato della parola “Resistenza”. Un termine che nel corso dell’ultimo secolo nel nostro paese ha assunto connotazioni o colorazioni diverse. La Resistenza è stata un fatto d’armi e di riscossa durante gli anni dell’occupazione nazifascista, è stata un valore morale e politico nei primi incerti anni di navigazione democratica, è stata la luce che ha impedito che trame oscure spegnessero la libertà. E’ stata il verbo di chi si è opposto alla deriva corruttiva del nostro paese e continua a essere un valore di riferimento in anni non meno confusi e incerti. Ciò che mi colpì in quella circostanza fu la lucidità con la quale Bruno tratteggiò il significato profondo della parola, allargando lo sguardo fino ai giorni nostri, quando populismi di diversa origine ma di medesimo scopo guadagnano spazi e consensi nella società.

Sono i populismi di chi pensa di trasformare l’Europa in una fortezza blindata chiudendo le porte a chi bussa per cercare una speranza, senza pietà per donne e uomini che muoiono nel mare o che marciscono nei campi profughi ai confini del vecchio continente. Il populismo del “prima noi” che farà arrivare tutti per ultimi.

Ma è anche il populismo di chi pensa che la democrazia sia un sistema semplificabile dall’urlo -o talvolta dal rutto- che tutto mette a tacere. Invece la democrazia, quella che ci è stata consegnata dai nostri padri, è un bene fragile e delicato. La democrazia è fatica, sforzo nella ricerca di soluzioni condivise. La democrazia è impegnare tempo. La democrazia non è velocità, è “lentamente e più in profondità” come ci ammoniva Alex Langer.

E’ questa la Resistenza dell’oggi, il più grande regalo che possiamo fare a Bruno per il suo compleanno e a chi come lui ha combattuto per regalarci la democrazia.

Sfuggire dalle semplificazioni, accettare la sfida della complessità e della differenza ricordando infine che un sistema di governo snello e rapido nelle sue decisioni esiste: si chiama dittatura.

Noi abbiamo scelto di stare da un’altra parte.

 

Stefano Tallia è Consigliere Nazionale della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi)

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