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Don’t forget Srebrenica. 11 luglio 1995 – 11 luglio 2020

 

Sabato 11 luglio, in occasione del 25° anniversario del genocidio di Srebrenica, l’Associazione culturale “Tina Modotti”, con l’apporto di diversi altri gruppi e singole persone, ha organizzato un presidio in Piazza della Borsa a Trieste, a cui hanno aderito molte associazioni, non solo triestine, e molti singoli cittadini.

L’11 luglio del 1995 l’esercito della Repubblica serba di Bosnia ed Erzegovina, non ostacolato dalle forze armate dell’Onu lì presenti (battaglione olandese), conquistò Srebrenica, dichiarata due anni prima “zona protetta”. Nel giro di pochi giorni più di 8000 maschi bosniaci di cultura e/o di religione musulmana vennero uccisi in modo sistematico. In questo è consistito il genocidio, che non è lo sterminio (riuscito) di un gruppo etnico, ma il tentativo di sterminio e di eliminazione di chi si ritiene intruso, in una certa regione, per diversi motivi. In questo caso gli intrusi sarebbero stati i bosgnacchi e cioè i musulmani (i laici, le laiche musulmane dei Balcani…), in modo spregiativo detti balija o turchi. Un corpo fanaticamente ed erroneamente considerato estraneo, nell’Europa “cristiana” (ortodossa ma anche cattolica), in uno dei cuori dell’Europa quale era ed è la Bosnia. E genocidio è stato definito il massacro di Srebrenica dalla Corte internazionale di giustizia (nel 2007) e da diverse altre sentenze del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia. Da qui non si torna indietro.

Crediamo che la condanna di questo crimine, avvenuto cinquant’anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, possa e debba entrare a far parte del patrimonio comune dei nostri popoli e della nostra coscienza critica. Sia scritto senza nessun rancore, senza nessuna accusa contro un popolo — quello serbo, in questo caso — che ha subito la ferocia di una dittatura nazionalista, dopo il crollo della Jugoslavia, e la brutalità di paradossali bombardamenti umanitari, nel 1999. Sappiamo distinguere tra un popolo e i suoi aguzzini, civili e militari, che lo hanno ingannato e spinto contro uomini e donne della stessa patria, della stessa nazione, in una guerra d’aggressione che ha sconvolto i Balcani occidentali nell’ultimo decennio del secolo scorso. Guerra d’aggressione e non guerra civile o fratricida, in cui tutte e tutti avrebbero le stesse responsabilità: sappiamo chi l’ha scatenata, anche spinto da interessi stranieri (nel secolare conflitto russo-tedesco), sappiamo chi l’ha subita, e cioè tutti i popoli di quelle terre desolate. Desolate dalle guerre e da un dopoguerra che non vuole finire, preda di mafie politico-religiose in tutti gli Stati usciti da quel macello. Tutto questo non impedisce una riflessione sulle responsabilità individuali e sull’obbedienza cieca a ordini superiori. Grazie a un testo pressoché definitivo quale è “Metodo Srebrenica” (Bottega Errante Edizioni, 2020 – ed. originale 2016) di Ivica Đikić possiamo ragionare sulle reazioni d’obbedienza di chi ha detto di sì al crimine (il capitano di vascello Ljubiša Beara svolse un ruolo decisivo nell’organizzazione del genocidio nella sequenza cattura-trasporto-uccisione-seppellimento-occultamento dei cadaveri) e su quelle opposte di chi si è negato al crimine (due figure risplendono, quella di Slobodan S., colonnello “serbo nato in Serbia” che lasciò l’Esercito popolare jugoslavo e non aderì a quello croato, infine guadagnandosi la vita come semplice autista; e quella di Vladimir Barović, montenegrino, altissimo ufficiale della Marina militare jugoslava che si uccise e non ordinò il fuoco contro cittadine e cittadini che invece avrebbe dovuto difendere).

Per questo abbiamo proposto una serie di letture, pensieri e riflessioni intorno a un fatto che ancora lacera le coscienze e che proprio per questo deve essere studiato e ricordato. Ci hanno aiutato gli amici e le amiche della Maxmaber orkestar, con brani musicali della tradizione bosniaca, e altri e altre tra cui ci piace ricordare Edi Rabini, della Fondazione “Alexander Langer” di Bolzano, venuto espressamente per l’incontro triestino. Siamo stati in piazza per far sì che la verità si affermi (perché una verità storica esiste, e non solo opinioni tutte giustificabili, quelle dei carnefici come quelle delle vittime) e le morti trovino una giusta collocazione memoriale anche nella nostra Trieste che con i Balcani occidentali ha un legame storico di affinità e profondità. Quando Trieste volta le spalle ai Balcani non possono che scaturirne infelicità e tragedie (in fondo è questa la lezione di Angelo Vivante nel suo Irredentismo adriatico, 1912); quando invece vi sono reciproche aperture il cammino della storia si fa meno accidentato. Questa nostra giornata è stata un lucido grido contro ogni nazionalismo, che nelle guerre jugoslave di fine Novecento ha fatto apertamente il suo ritorno nella politica europea, contro ogni militarismo e contro xenofobia e razzismo.

 

ADESIONI:
Amnesty International (Trieste) / Arcigay Arcobaleno (Trieste) / Associazione culturale “Tina Modotti” (Trieste) / Comitato per la Pace “Danilo Dolci” (Trieste) / Fondazione Alexander Langer Stiftung (Bolzano) / Gruppo -Skupina 85 (Trieste) / Infinito edizioni (Formigine – MO) / IPSIA (Milano) / Isto Nebo (Cividale del Friuli – UD) / Linea d’Ombra – OdV (Trieste) / Luna e L’altra – OdV (Trieste) / Maxmaber orkestar (gruppo di musica klezmer e balcanica, Trieste) / Mondo Senza Guerre e Senza Violenza (Trieste) / Presidio FVG di Articolo 21 (Trieste) / Slovenska kulturno-gospodarska zveza -Unione Culturale Economica Slovena (Trieste) / Sklovenski klub (Trieste) / Tenda per la Pace e i Diritti (Staranzano-GO) / Zveza slovenskih kulturnih društev – Unione dei Circoli Culturali Sloveni (Trieste)

Laura Antonaz (cantante classica, Trieste) / Bruna Bianchi (storica, antispecista, Venezia) / Mario Boccia (fotografo, Roma) / Sergio Bologna (già docente universitario di Storia del movimento operaio, Milano) / Cristina Burani (già dirigente di ricerca CNR, Trieste) / Arianna Carta (insegnante, Trieste) / Paola Castellan (insegnante, Trieste) / Tullia Catalan (docente universitaria, storica, Trieste) / Franco Cecotti (Associazione Nazionale ex Deportati – ANED, Trieste) / Katrina Danforth (pensionata, Trieste) / Michela Degrassi (fisioterapista, Trieste) / Jean-Yves Feberey (psichiatra, Nizza – Francia) / Valeria Fioranti (fotografa, impiegata, Torino) / Adriana Giacchetti (impiegata, Trieste) / Mirella Giacchetti (impiegata, Trieste) / Claudio Grisancich (poeta, Trieste) / Sara Grubissa (impiegata, Trieste) / Karen Kante (insegnante, Trieste) / Tvrtko Klarić (italianista, Zagabria) / Marija Kostnapfel (insegnante, Trieste) / Luca Leone (giornalista e scrittore, Modena) / Matteo Moder (giornalista e scrittore, Trieste) / Andrea Neami (teatrante, Trieste) / Azra Nuhefendić (giornalista e scrittrice, Trieste) / Gianluca Paciucci (insegnante, Trieste) / Roberto Passuello (impiegato, Trieste) / Rosangela Pesenti (insegnante, scrittrice, Cortenuova-BG) / Anna Piccioni (ex insegnante, Trieste) / Betina Prenz (docente universitaria e traduttrice, Trieste) / Annamaria Rivera (antropologa, militante antirazzista, Roma) / Paolo Ronchi (imprenditore, Trieste) / Giovanni Russo Spena (costituzionalista, ex senatore PRC, Roma) / Abdus Salam (ICPT, Trieste) / Fulvio Salimbeni (docente universitario di Storia contemporanea, Trieste) / Giacomo Scotti (scrittore, giornalista, Fiume-Rijeka) / Silvia Stilli (portavoce di AOI-Associazione Organizzazioni di solidarietà e cooperazione Internazionale) / Vesna Stanić (scrittrice, Zagabria-Trieste) / Gabriella Taddeo (Casa Internazionale delle Donne, Trieste) / Lorenzo Toresini (psichiatra, pensionato, Trieste) / Claudio Venza (già docente universitario di Storia contemporanea, Trieste) /Silvio Ziliotto (presidente IPSIA, Milano)

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