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“L’ultima moglie di J.D. Salinger”, di Enrico Deaglio

 

Enrico Deaglio omaggia il suo scrittore preferito, quello che “gli tiene compagnia da sessant’anni” e per cui prova affetto e rispetto, tanto da volerlo difendere da coloro che lo incensano troppo o lo accusano ingiustamente.

“L’ultima moglie di J.D. Salinger”, di Enrico Deaglio, edizione Marsilio per la collana PassaParola diretta da Chiara Valerio, è un tributo dell’autore di un mito, suo malgrado, della letteratura del novecento (in libreria dal 27 febbraio al prezzo di 12 euro, 128pp).

Il genere scelto da Deaglio è quello del “giallo letterario”, dove l’agente dell’FBI Mike Simonetti viene incaricato di indagare su di un crimine, un crimine letterario, il più grande mistero della letteratura americana contemporanea: la scomparsa dal panorama letterario dell’autore di The Catcher in the rye (Il Giovane Holden), J.D. Salinger.

L’indagine viene svolta attraverso un’intervista, quella dell’agente Simonetti al Professore di letteratura comparata John Tagliabue, massimo esperto delle opere dello scrittore scomparso.

A disposizione dell’investigatore un’unica traccia: quella di Olga, una giovane studentessa russa, una spia?  che potrebbe aver trafugato l’eredità letteraria di Salinger attraverso un matrimonio di comodo poco prima della sua morte.

Occorrerà capire quali siano stati i reali rapporti tra i due.  L’ipotesi, tutta da dimostrare, è che siano ora i russi a detenere il seguito di The Catcher in the rye?

Che sia Putin a sapere quale sia stato il destino del giovane Caufield?: “È ben più che avere la bomba atomica: vuol dire avere il monopolio dei sogni dell’adolescenza del mondo.”

Un divertissement, quello di Deaglio, colto, raffinato, su uno dei misteri che ancora affliggono coloro, e sono tantissimi in tutto il globo, che si sono identificati, o hanno amato il giovane Caufield, ma anche, crediamo, coloro che hanno amato il giovane Copperfield Dickensiano o il giovane Toru di Murakami Haruki – tutti e tre accomunati dall’essere dei giovani antieroi, sempre in bilico di fronte alle scelte, ma pur sempre guidati da una personalissima, istintiva, ostinata, capacità di valutazione morale, e, al contempo, un’istintiva avversione per tutto ciò che sa di finto e di costruito: cosa è accaduto allo scrittore che ha scritto il libro perfetto? al primo e unico scrittore fantasma della storia della letteratura mondiale? L’unica notizia certa è quella del suo ritiro, eremo, in una casa modesta a Cornish, nel New Hampshire, all’età di 47 anni, nel 1953, poco dopo la pubblicazione del Catcher del ‘51, per uscirne senza più vita all’età di 91 anni.

E’ stato lo scrittore a non riuscire a staccarsi dal suo personaggio o ne era rimasto vittima non riuscendo più a staccarsene?

Amo scrivere, e vi assicuro che lo faccio regolarmente, ma lo faccio per me stesso, per il mio piacere. E voglio essere lasciato solo a farlo”. J.D.S.

Deaglio, in una intervista ci ricorda che secondo William Cuthbert Faulkner, scrittore, poeta e drammaturgo, nobel per la letteratura nel ’49: “ la tragedia di Holden non era che fosse abbastanza forte o coraggioso, o abbastanza meritevole per essere accettato dall’umanità. La sua tragedia è che quando cercò di entrare a far parte della razza umana, lì non c’era nessuna razza umana”. Ma per dirla con l’autore: “Salinger costruì, con i suoi scritti e ancora di più con il suo silenzio, il mito che una razza umana fosse un tempo esistita”.

Un libro, un gioiello, per i salingeriani, ma non solo.

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