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Rocchelli e Mironov. L’uccisione dei due reporter non finisca nel dimenticatoio

 

Sono trascorsi sei anni dalla morte di Andrea Rocchelli e Andrey Mironov, uccisi il 24 maggio 2014 mentre stavano realizzando un reportage sul conflitto in Donbass e i suoi effetti sulle popolazioni civili. Per l’omicidio del fotoreporter pavese 30enne e del collega russo 60enne è stato condannato in primo grado a 24 anni Vitaly Markiv, 29enne militare della Guardia nazionale ucraina, unico imputato nel processo celebrato a Pavia. Il pm Andrea Zanoncelli aveva chiesto la condanna a 17 anni per concorso in omicidio mentre la difesa aveva chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto, ricorrendo quindi in appello. Articolo 21, insieme alla Fnsi e all’Associazione lombarda dei giornalisti (Alg), ha seguito fin dall’inizio la vicenda, impegnandosi perché l’uccisione dei due reporter non finisse nel dimenticatoio. Un’esigenza sostenuta pure con la costituzione di parte civile nel processo di primo grado, perché insieme al chiarimento delle responsabilità sulla morte di Rocchelli e Mironov, fosse riconosciuto che colpire chi esercita il lavoro di cronaca significa anche colpire l’articolo 21 della Costituzione e il diritto dei cittadini a essere informati.

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