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Qualcuno disse : “Se ho visto lontano era perché mi trovavo sopra le spalle di giganti” (prima parte)

 

Grandi filosofi, sapienti e uomini di scienza, ci hanno detto o scritto, sotto una forma o un’altra, che separare il falso dal vero permette di comprendere.

Diciamo che alcuni fatti potrebbero essere non veritieri e altri essere imprecisi o insufficienti, e così via.

Si racconta che Euclide rispose al suo sovrano che non esisteva la “Strada Regale” per la Geometria, quando richiese di offrirgli la via più breve nell’apprenderla, mentre Galileo in una delle sue lettere, scrisse che la Conoscenza potrebbe essere paragonata a un organo a canne, in quanto i rami del sapere sono vari e molteplici e sono anche, fra di loro, in accordo e in armonia.

 

Quindi, gli sforzi per questo servizio giornalistico potrebbero quantomeno essere scusati, se avvertito troppo di ampio respiro.

 

Il servizio, per essere sufficientemente esauriente, è composto di due articoli, che escono in due giorni separati e recano lo stesso titolo, con la sola aggiunta PRIMA PARTE e SECONDA PARTE.

 

Viene, quindi, di seguito portato avanti, con le risposte che sono affidate ad alcuni importanti ricercatori, corredate da altre domande e commenti, nel tentativo di aiutare in maggiore chiarezza.

La domanda centrale dell’inchiesta è:

  • Cosa s’intende con la parola “Scienza” ?
  • Può esistere veramente un tale concetto?
  • Ovvero, può essere riscontrato nell’universo oggettivo e soggettivo un tale termine così generico o onnicomprensivo ?

 

Un fatto poco conosciuto, probabilmente, è la nascita del termine ‘scienziato‘, che fu inventato nel 1834, quindi meno di due secoli fa, ad opera di un prete anglicano, William Whewell, professore di mineralogia e filosofia morale.

Tale termine fu dai lui usato, per la prima volta nella storia, in una recensione di un libro scritto da una matematica e astronoma scozzese.

 

La SCIENZA “come la si vuole affermare oggi”, è un concetto relativamente recente, che ha visto il suo imporsi a seguito di un’idea di un professore universitario, e che nessun grande pensatore o ricercatore del passato, fino ad allora, aveva mai concepito di riconoscere come un’identità a sé stante.

 

Dal 1834, la parola ‘scienziato’ dapprima ha iniziato a circolare negli ambienti e negli ambiti del sapere, fino a “far divenire” (in modo improprio si potrebbe osare di dire) il vocabolo “scienza” un’istituzione, avente una sua forma e sostanza, come se fosse un’entità vera e propria, anche dotata di pensieri, scopi e ragioni nella vita e che quindi operasse in essa, al pari di qualsiasi altra entità vivente, al fine di avere o raggiungere determinati obiettivi  o possedimenti.

 

Uno dei più grandi biologi genetisti, il professor Giuseppe Sermonti (a cui si deve la scoperta della riproduzione sessuale nel Penicillium Chrysogenum dal quale si ottiene l’antibiotico Penicillina), nella sua memorabile opera “Una scienza senza anima” (2010), chiarisce:

 

“Il novecento è stato il secolo della scienza e, come è abbastanza naturale, è passato senza che arrivassimo a capire che cosa fosse la scienza.

 

Nulla, che fosse troppo chiaro, potrebbe segnare un’epoca.

 

La scienza è, a ben rifletterci, un’espressione retorica. È parola usata nei discorsi ufficiali, o nelle testate dei periodici… ma nessuno direbbe di se di essere uno ‘scienziato’, come se la qualifica comportasse l’eccesso di enfasi che è contenuto in espressioni quali santo, eroe … genio.

Si preferisce dire ‘ricercatore oppure ‘biologo’ o ‘chimico’ o ‘fisico’ …

La parola ‘scienziato’ richiama aggettivazioni come ‘illustre’, ‘grande’ o ‘esimio’.

Il ricercatore è in ogni caso uno specialista e quindi una qualità così generale come “scienziato” suona per lui presuntuosa o ridicola …

 

L’aggettivo ‘scientifico’ è già più tollerabile e si può trovare, benché anch’esso non troppo a suo agio, persino nei laboratori di ricerca.

È più di frequente nella pubblicità commerciale.

Il suo angolo di elezione è nelle discussioni su: che cosa s’intende per ‘scientifico’?…

 

La scienza è la prima religione che pretenda di far proseliti vantando i propri benefici anziché la propria verità, e che ha stabilito una scala metrica del beneficio sulla quale misurarsi con le altre religioni a dimostrazione della propria superiorità…

Io sono convinto che nessun vero bene possa essere raggiunto se perseguito direttamente e deliberatamente, con avidità di registrazione…

 

Bisogna smitizzare o addirittura abbattere la scienza per cominciare a comprendere che cosa essa sia.

 

La scienza non è… un’istituzione, una carriera.

È UN MODO DI APPRENDERE IL MONDO, non è il mondo appreso e affidato ad una casta di specialisti…

 

Voglio dirlo meglio: la scienza non è sentita come UN PARTICOLARE RAPPORTO CON LE COSE, ma come le cose stesse…

 

Pensate a un triangolo Euclideo.

Posta la sola condizione di tre lati rettilinei, ne deriva che la somma dei suoi angoli è un angolo piatto, che qualunque sia la sua forma la sua area è pari alla metà della base per l’altezza… e tanti altri teoremi… si sviluppano, come una pianta dal seme, dalla sola condizione di tre lati rettilinei.

 

Dove si trovano tutti questi teoremi?

 

Evidentemente non si trovano da nessuna parte, ATTENDONO FUORI DELL’ ESISTENZA di sviluppare il loro concerto intorno alla proposta di tre segmenti… “.

 

BACKGROUND STORICO

 

È interessante notare come le indicazioni del grande ricercatore italiano “un modo di apprendere il mondo” o “un particolare rapporto con le cose”, in risposta alla domanda che cosa s’intenda per Scienza, richiamino all’attenzione la storia dei vocaboli: “filosofia“, “episteme” e “scienza“.

 

Invero, i greci coniarono il termine episteme, epi = sopra e histamai = stare, poggiare (avere come fondamenta), per intendere una conoscenza abilitante a fare un certo mestiere o attività.

 

Mentre la parola scienza deriva dal latino Scentia.

 

La parola Scentia deriva dalla parola Scire = Sapere o Osservare.

 

Dalla parola Scire si hanno derivazioni come la parola Sciscere (cercare di sapere) e come la parola Scientem : colui che sa, che ha informazione o pratica in qualcosa.

 

Vediamo che nella lingua latina, con il vocabolo Scienza s’intendeva avere conoscenza di qualcosa o in qualcosa (come nel praticare una certa arte: musica, poesia, pesca, combattimento e così via).

Era il sapere qualcosa e il saperla fare.

 

Il vocabolo filosofia, invece, differisce sensibilmente da Scienza ed Episteme, che hanno un significato (originario) simile fra di loro.

 

Non è di poco conto che il vocabolo filosofo viene, nella traccia del tempo, prima di filosofia, e fu introdotto da Pitagora intorno al 500 a.C.

 

Deriva dal greco Philosofhos: “amante del sapere, della conoscenza”.

Ovvero, colui che si occupa dello studio di tutto lo scibile umano, perseguendo la conoscenza fino alle verità ultime o alle cause od origini di tutte le cose nell’esistenza.

 

Da qui, ha ragione di esistere il vocabolo filosofia, ovvero  “l’attività del filosofo, l’amore per la conoscenza che viene praticato, il prodotto o i risultati della sua ricerca”.

 

Da Euclide a Roger Bacon, da Roger Bacon a Leonardo, da Leonardo a Galileo e Newton fino a James Clerk Maxwell, nessuno di loro ha mai concepito il concetto di Scienza come un’entità a sé stante, definita e circoscritta, che ha autorevolezza e autorità, fino ad arrivare ad avere una vera e propria personalità, persino giuridica.

 

L’UMANESIMO RINASCIMENTALE

 

La rottura dal così chiamato Medio Evo (dalla rovina dell’epoca classica greco romana fino a quello che fu chiamato Rinascimento) vede come PIONIERE indiscutibile Francesco di Assisi.

 

Dopo circa seicento anni di dogmatismo, di congegnato distanziamento sociale e di oppressioni di vario tipo e misure, nei confronti delle maggioranze comunitarie, è proprio San Francesco, che dotato della VIRTÙ della compassione, riesce a scalare le gelide vette sociali, civili e religiose e vedere, tutto intorno a sé, un mondo di fraternità e amicizia fra le genti e nel creato tutto, grazie alla contagiosità dell’amore e dell’aiuto sincero, predicando e vivendo il Vangelo in mezzo alle persone.

 

Probabilmente nessuno nella storia ha fatto seriamente come Francesco di Assisi nell’imitare la vita di CRISTO, esattamente nel modo in cui lui la visse.

 

Andare fra i poveri pregando le bellezze della natura e i valori spirituali, ispirò artisti e poeti italiani a trarre piacere nel mondo attorno a loro, invero, le opere del pittore più famoso del proto-rinascimento, Giotto, rivelano un nuovo stile pittorico, basato su una struttura chiara e semplice e con grande penetrazione psicologica, piuttosto che sulle composizioni, piatte, decorative e ieratiche dei suoi predecessori e contemporanei.

 

 

Dante visse all’incirca nello stesso periodo di Giotto, e la sua letteratura mostra un simile interesse verso l’esperienza interiore e le sfumature e  variazioni sottili della natura umana.

 

Anche Petrarca appartiene al proto-rinascimento, sia per gli estesi studi della letteratura latina che per l’uso del vernacolo. Insieme al Doctor Mirabilis Roger Bacon, è il pioniere della filologia moderna, a riprova dell’alto tasso di valore che ha sempre rappresentato la letteratura classica nella storia della civiltà occidentale ed anche nella rinnovata vitalità per il progresso e per l’elevazione etica e civile: che ebbe occasione di ritrovare voce e azione con l’umanesimo rinascimentale, a partire dal Cancelliere di Firenze, Brunetto Latini.

 

Il Latini, qualche decennio dopo San Francesco, durante la metà del XIII secolo, innescò una rivoluzione nel discorso civico che condusse alle principali conquiste dell’Umanesimo italiano nei secoli a venire. Come statista e diplomatico fu una forza trainante nell’istituire e preservare le libertà civili. Come scrittore e insegnante condusse i suoi concittadini fuori dai confini dell’autorità ecclesiastica e feudale, verso una comunità fondata sulla consapevolezza condivisa e l’ iniziativa dell’ individuo. Nel politico fiorentino, si trovano, per la prima volta, quel medley di attitudini e strategie che danno all’Umanesimo il suo carattere: “discorsi ciceroniani per il servizio della libertà civile, attivismo personale e leadership, realismo sociale nello spirito di Cicerone, l’approvazione nei confronti del genio individuale e la forte enfasi sull’educazione politica”.

 

Brunetto istituì anche le dinamiche filologiche che diedero all’Umanesimo il suo potere culturale :

“la combinazione che consistette nel far apprendere i Classici con l’uso della giusta espressione usata in vernacolo”.

 

Egli ebbe un’influenza importante sulla leadership Fiorentina, da Salutati a Machiavelli.

 

Il rivoluzionario riconoscimento, da parte di Brunetto, di Aristotele e Cicerone come campioni politici del Mondo Reale, avrebbe animato il discorso umanistico fino ai tempi di Thomas Jefferson, che elencò questi due pensatori come le fonti della Dichiarazione di Indipendenza.

 

Per queste ragioni, si può considerare che la rivoluzione umanistica, a partire dal ruolo di Latini, fece sorgere, successivamente al Rinascimento, l’Illuminismo e il moderno Stato Democratico, raggiungendo nel suo percorso, la pietra miliare dell’orazione “De hominis dignitate” di Pico della Mirandola, che può essere considerata il “manifesto” dello spirito umanistico-rinascimentale.

 

In essa, infatti, s’individua nella libertà la caratteristica fondamentale dell’uomo, garantita dal non essere egli di una natura determinata, ma capace di darsi la natura che vuole, dal non avere limite né chiusura, dal suo essere aperto a tutto, fino ad ascendere col suo intelletto, al termine ultimo, alla congiunzione con Dio.

 

Comunque sia, in questa orazione, e ovunque durante questo fenomeno storico-sociale, l’intenzione non fu mai né radicale e né distruttiva, l’Umanesimo non tendeva a “rimodellare” l’umanità, ma, piuttosto, aspirava a portare i rapporti umani e sociali su un piano più elevato, attraverso una “comprensione di ciò che era fondamentalmente e inalienabilmente intrinseco all’essere umano”.

 

Le produzioni del proto-umanesimo, costituirono un “manifesto” di indipendenza, quantomeno nel mondo secolare, da tutti i preconcetti e i programmi ereditati, ciò fu parente di una nuova specificità, un profondo interesse verso i dettagli dei fenomeni percepiti, che prese piede nell’arte, la letteratura e le discipline tradizionali.

 

A cavallo fra il XVI e XVII secolo, Galileo, ad esempio, sentì l’esigenza di affinare il sapere riguardo il mondo, in alternativa alla Conoscenza tradizionale, con l’ausilio dell’esperienza e della ragione (ovvero della propria facoltà di discernere), con l’acquisizione di conoscenze verificabili e da discutere pubblicamente (e quindi libere da ogni principio d’autorità).

 

Con Roger Bacon e con il metodo galileiano si affermò il criterio dell’esperienza come contrassegno di un tipo di sapere (ossia di scienza, di conoscenza) che intende distinguersi dalla tradizione delle “interpretazioni” Aristoteliche, imperanti nelle scuole.

 

L’attitudine alla sperimentazione che era  preponderante in Galileo, insistette nel dichiarare che la scienza, ovvero il sapere o la conoscenza, vengono “perseguiti” in un modo migliore o più di successo, tramite l’osservazione di fenomeni verificabili.

 

 

LE PAROLE SONO LA FONTE DI MALINTESI

 

Possibili derive semantiche possono essere facilmente riconosciute, tecnicamente e scientificamente.

 

Si è ritenuto che la ricerca di Alfred Korzybski, dovuto all’ampia preparazione interdisciplinare e agli anni impiegati negli studi a livello clinico, fosse la più conveniente per il nostro scopo di giungere a una maggiore chiarezza.

 

Alfred Korzybski, dopo una vita spesa in studi di matematica, di fisica e di ingegneria, e dopo estese ricerche cliniche sulla semantica, esplorando le relative influenze a carattere neurologico e psicologico, giunse a quella che volle chiamare General Semantics (Regole Generali per la Semantica, ndr).

 

Nel 1924 i principali punti essenziali della General Semantics erano già stati formulati. Nei due anni successivi studiò le manifestazioni a livello psicologico al St. Elisabeths Hospital, Washington D.C., con il permesso e sotto la guida del  Dr. William Alanson White (uno dei primi e più autorevoli psicologi in America), con il quale condivise i suoi studi relativi ai metodi matematici applicati alla psicoterapia, ebbe la possibilità e la libertà di leggere le storie dei casi dei pazienti, di osservarli e di parlare con loro.

 

Korzybski credeva che l’abilità di comunicare fosse l’essenza dell’essere umano. Gli esseri umani hanno l’abilità di usare simboli per tramandare e trasferire l’esperienza del passato che è stata accumulata. Possiamo dire ai nostri figli quali serpenti sono velenosi o il modo migliore di trovare un lavoro, per esempio. Poiché il linguaggio ha un alto valore di sopravvivenza, egli vide come imperativo morale per gli esseri umani, esercitare le loro abilità per quanto concerne avere e usare una lingua o linguaggio in modo appropriato e adeguato. A tal riguardo ci parla delle parole e simboli come “fattori che creano legami (avendo una valenza di eredità) durante il tempo e anche col tempo passato” (li chiamò time binders).

 

La comunicazione è un’obbligazione solenne; dobbiamo farla bene.

Secondo Korzysky non sta succedendo.

 

Egli ci illustra enormi intrecci di parole che vengono tessuti, poi veniamo catturati e intrappolati nelle nostre proprie ragnatele di simboli.

Come la volpe nel Piccolo Principe di Saint-Exupéry, il piccolo principe avverte : “Le parole sono la fonte di malintesi“.

 

Non soltanto possediamo l’abilità unica di trasferire nel tempo il patrimonio informativo che le parole e i simboli costituiscono, ma siamo anche le sole creature che possano comunicare fra di loro in modo da cacciarsi nei guai. Wendell Johnson (che nella prima metà del ‘900 fu uno dei primi e più importanti patologi del discorrere) fece indagini con persone che si trovavano in un qualsiasi tipo di difficoltà. Concluse che, nonostante la diversità del loro disadattamento, esse  avevano in comune un’incapacità di articolare chiaramente le loro situazioni.

 

Un uso accurato e scientifico del linguaggio ci proteggerà contro la confusione e la scorretta interpretazione della realtà che le parole tendono a produrre, ci avverte Korzybski.

 

Principio 1: LA CARTINA GEOGRAFICA NON È IL TERRITORIO EFFETTIVO

Per Korzybski, le parole sono soltanto la cartina geografica della realtà; esse non sono il territorio fisico.

 

Chiamò questa cosa principio di non identità: la parola non è la cosa a cui ci si sta riferendo.

Sebbene fosse un estimatore del grande filosofo greco, egli invitò a non cadere nel tranello che la formula classica di identificazione di Aristotele, A=A, poteva, in questo caso, rappresentare.

 

Principio 2: LA CARTINA GEOGRAFICA DESCRIVE SOLO PARTE DEL TERRITORIO EFFETTIVO

 

Aristotele sostenne che una cosa è o non è. Questo sembra far senso.

 

Ma Korzybski disse che il pensare Tutto-o-Nulla, il quale esclude il terreno che si trova in mezzo, è responsabile, in larga misura, delle miserie della vita.

 

Egli vide il linguaggio che si era sviluppato come se ci stesse cementando all’interno e con un sistema di logica a due-valori, che egli trovò, in ultima analisi, non benefico.

 

Le parole promuovono un pensare per categorie.

 

Esse ci conducono a stabilire false distinzioni fra razionale ed emotivo, fra bene e male:

 

  • Tu sei con me o contro di me

 

  • Quando ne hai visto uno, li hai visti tutti

 

Forse, si potrebbe comprendere l’arroganza semplicistica di alcuni studenti che volevano imporre il loro “questo” o “quello” su un’intera Università.

 

Il principio di Korzybski di “non-assoluti” (non-allness) ci ricorda che la cartina geografica descrive soltanto parte del territorio effettivo.

 

La General Semantics offre numerosi suggerimenti per scuoterci fuori dal linguaggio-che induce-ad assoluti, così da approcciare meglio le tonalità di mezzo del mondo reale.

 

Korzybski è sospettoso in merito a qualsiasi rivendicazione che possa trovare le sue basi, esclusivamente, nell’essere considerato (pubblicamente) un’autorità, in riferimento ad un specifico argomento.

 

Quando si presentano inferenze che vanno al di là di fatti osservabili scientificamente, Korzybski  suggerisce numerosi strumenti per stare in guardia dal dogmatismo.

 

Principio 3: LE CARTINE GEOGRAFICHE DI CARTINE GEOGRAFICHE, RIASSUMONO  IL TERRITORIO EFFETTIVO

 

Un fabbricante di cartine geografiche che si trova in Europa potrebbe consultare 48 cartine degli Stati individuali e poi produrre una cartina credibile degli Stati Uniti, senza mai aver messo piede in America.

 

Korzybski si riferisce al processo di disegnare cartine in base ad altre cartine, come una cosa “riflessiva di se stessa” .

 

La cartina di seconda mano non può, verosimilmente, riflettere la ricchezza del territorio che il cartografo osserverebbe se fosse di fatto sul posto.

 

Korzybski descriveva il linguaggio come riflessivo-di-se stesso : infatti è possibile usare parole per parlare di parole.

 

Il processo implica il riconoscere caratteri simili fra delle cose

 

La missione di Korzybski nella vita fu di elevare, sia per chi si trova a parlare e sia per chi si trova ad ascoltare, la consapevolezza delle difettose presunzioni che giacciono sotto le paroleastratte“.

 

La consapevolezza della disparità tra parole astratte e realtà, è la prima linea di difesa contro errori di semantica.

 

Il prossimo passo sarebbe il discendere la scala dell’”astrazione” (le parole vengono considerate come entità astratte appunto) al fine di avvicinarsi alla vita che si trova sul piano non-verbale.

 

Pensate ad un commerciante estero che compra e vende, probabilmente non è mai stato faccia a faccia con un bovino maremmano.

 

Korzybski pensa che sarebbe trattato al meglio se lui, di tanto in tanto, si recasse sul posto e attraversasse a piedi un pascolo, prestando attenzione ai suoni e agli odori.

 

L’osservazione della merce praticata in prima persona, successivamente potrebbe prevenire quel commerciante dal perpetuare un possibile errore negli acquisti, dovuto ad elementi per lui  “astratti”.

 

Ha bisogno costantemente di perfezionare la sua “cartina” con un ritorno periodico sul “territorio effettivo”.

 

La General Semantics chiede ad ogni ascoltatore o lettore di sviluppare e di coltivare la percezione in  modo scientifico.

 

Toccò a Korzybski persuadere un’ampia audience, nella prima metà del ‘900, ad abbandonare il concetto che la parola sia la cosa stessa, arrivando quindi a riconoscere il fatto che la “cartina non è il territorio effettivo“.

 

Per concludere , un breve aneddoto che rende immediatamente lo spirito di fondo che pervade la General Semantics :

 

“Un giorno mentre teneva una lezione a un gruppo di studenti, s’interruppe per prendere dalla sua borsa un pacchetto di biscotti avvolto in un foglio bianco.

 

Borbottò che aveva solo bisogno di mandar giù qualcosa e offrì i biscotti agli studenti della prima fila. Alcuni ne accettarono uno. — Buoni questi biscotti non vi pare? —  disse Korzybski dopo averne preso un secondo. Gli studenti masticavano vigorosamente.

 

Poi tolse il foglio bianco mostrando il pacchetto originale, sul quale c’era l’immagine di una testa di cane e le parole ‘Biscotti per cani’. Gli studenti videro il pacchetto e rimasero scioccati…

 

Vedete Signori e Signore — commentò Korzybski — ho appena dimostrato che le persone non mangiano solo cibo ma anche le parole, e che il sapore del primo è spesso influenzato dal sapore delle seconde“.

 

 

EPILOGO

In merito alla parola SCIENZA, provando a discendere la scala dell’astrazione (concepita con la General Semantics) nell’ avvicinarsi alla vita e all’universo che si trovano sul piano non verbale (‘territorio effettivo’), e in base all’excursus storico della parola appena percorso, troviamo approssimarsi di più alla realtà ed essere in essa più a suo agio, una fattualita’ del tipo : ‘Lo studio della conoscenza‘ oppure ‘sapere come conoscere’, piuttosto che fraintese definizioni moderne che, quando sottoposte al banco di prova del mondo non verbale, tendono a bloccare il vocabolo a livello di “astrazione”.

Questo ci porta anche a dire, con relativa serenità, che neologismi di derivazione anglosassone come trans-umanesimo o post-umanesimo, sono, nella migliore delle ipotesi, difettose presunzioni che giacciono sotto parole astratte, cagionevoli, quindi, di essere verificate dal procedimento d’investigazione galileiano.

Mentre allo stesso modo, concetti antichi come ‘psiche’, potrebbero discendere la scala dell’astrazione, riscontrandoli e verificandoli sul piano non verbale in una possibile ascesa del proprio intelletto, come tramandato fin dal vecchio Oriente.

Tanto per avere nostalgia dell’anima nei solidi secoli della Scienza.

 

 

FINE

 

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