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L’inquinamento favorisce le epidemie

 
Lo studio della Società Italiana di Medicina Ambientale ha dimostrato che le polveri sottili hanno amplificato l’aggressione del coronavirus. Che non solo usa il particolato come vettore per propagarsi più speditamente nel’atmosfera; ma grazie a questo supporto, vive più a lungo e quindi aumenta la sua capacità di contagio. Non  a caso, il suo esordio è stato nelle aree più inquinate della Cina  e la sua diffusione europea è avvenuta nella Pianura Padana, dove i livelli di PM10 sono altissimi da anni.
Ora – dopo il fermo forzato di molte auto e attività – l’aria delle grandi città è pulita come non accadeva da decenni. Questo elemento favorirà la regressione dell’epidemia, anche se la guerra al virus sarà ancora lunga. Ma quello che conta è che nel “dopo-guerra” si riducano drasticamente i limiti delle emissioni di queste micidiali polveri. E si capisca che non è questione di diesel o di Milano, ma che dobbiamo uscire rapidamente dall’era dei servizi della combustione fossile (mobilità, riscaldamento, fabbriche, ecc.). I grandi poteri negazionisti hanno banalizzato da sempre l’inquinamento. Ora, dopo le variazioni climatiche, c’è anche questa scoperta a farci capire il valore della tutela ambientale. Di cos’altro abbiamo bisogno per cambiare?

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