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Coronavirus. All’11 marzo, 10.590 i positivi, 827 i decessi e 1045 i guariti

 

L’Oms dichiara la pandemia. Conte sui social: “chiuse tutte le attività commerciali”, ma non i settori produttivi e i servizi essenziali

Di Pino Salerno

Sono 10.590 i casi positivi al coronavirus in Italia (2.076 in più di ieri), 3.724 in isolamento domiciliare, 5.838 i ricoverati con sintomi, 827 i decessi (196 i morti oggi) e 1.045 guariti (41 in più di ieri). Nel bollettino quotidiano, il capo della protezione civile e commissario per l’emergenza coronavirus, Angelo Borrelli, ricorda però che l’incremento dei casi rispetto a ieri non deve spaventare: “Avevamo detto ieri che i dati della Lombardia erano parziali. I numeri di oggi possono apparire elevati, in realtà la crescita è nel trend dei giorni scorsi”. A preoccupare però è il numero dei pazienti in terapia intensiva, che supera quota mille (solo la Lombardia ne registra 560), contro i 610 posti a oggi disponibili. Il dato allarma la Regione, che oggi ha registrato 1489 contagi arrivando a 7280 casi positivi. E mentre il governo è aperto alla possibilità di attuare misure più restrittive per combattere l’emergenza, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità arriva la dichiarazione di pandemia, riconoscendo quindi che il virus è ormai diffuso in buona parte del mondo. Ma in Italia la dichiarazione dello stato pandemico “colpisce poco – afferma Giovanni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità -. A noi non aggiunge molto. L’Italia se l’è ritrovato dentro casa nel momento del picco influenzale”. “Quello che l’OMS puntualizza è forse che diversi Stati hanno fatto poco per arginare la circolazione del virus. La Cina ha fatto molto, la Corea sta provando ad arginare la diffusione e anche il Giappone. La situazione è sfuggita di mano in Iran”, prosegue Rezza spiegando “lo stato di pandemia fa sì che l’OMS inviti gli altri Paesi ad agire. Una reazione più decisa da parte dell’Ue sarebbe stata auspicabile”. Sulla possibilità di una “chiusura generalizzata”, auspicata dalle Regioni del nord, “al momento non ci sono decisioni: una misura che deve ancora essere valutata”, spiega Borrelli ribadendo che è necessario seguire le direttive e “uscire di casa per lo stretto necessario. Abbiamo emanato delle FAQ, ci sono tutte le informazioni aggiuntive”. Sull’autocertificazione, infine, che ha provocato molti dubbi tra i cittadini, Borrelli spiega: “Anche chi va a piedi deve portarla”.

Il coronavirus dunque è ufficialmente una pandemia e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che ha oggi certificato il salto di qualità da epidemia, esorta i Paesi a “raddoppiare gli sforzi” per contrastare la diffusione del virus. La Pandemia “è la diffusione di un nuovo virus da uomo a uomo in più continenti, o comunque in vaste aree del mondo”, ricorda l’Istituto superiore della sanità, precisando che la fase pandemica, appena dichiarata dall’Organizzazione mondiale della sanità per Covid-19, “è caratterizzata da una trasmissione del virus alla maggior parte della popolazione”. Si tratta della prima pandemia da coronavirus: la precedente, quella del 2009, fu causata da un (allora) nuovo virus influenzale di tipo A/H1N1 (noto come ‘influenza suina’). Nel ventesimo secolo si sono verificate tre pandemie influenzali: nel 1918, 1957, e 1968, che sono state identificate comunemente in base alla presunta area di origine: Spagnola, Asiatica e Hong Kong. Si sa che sono state causate da tre sottotipi antigenici differenti del virus dell’influenza A, rispettivamente: H1N1, H2N2, e H3N2. Sebbene non classificate come pandemie, tre importanti epidemie si verificarono anche nel 1947, nel 1977 e nel 1976.

“Siamo grati alla Corea del Sud, all’Italia e all’Iran per le misure applicate”, ha detto il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, durante il briefing quotidiano da Ginevra. “Sappiamo che queste misure hanno un pesante impatto sulle società e sull’econonia”. Ghebreyesus ha insistito sul fatto che passare alla classificaizone di pandemia non significa che il virus abbia vinto. Ma l’Oms è profondamente preocccupato dall’allarmante livello della diffusione del coronavirus, dalla gravità e “dalla mancanza di azione” di certi Paesi, quindi “si aspetta che il numero dei casi e dei decessi” possa ancora salire. Per cui, ha detto il direttore generale, “abbiamo stabilito che il Covid-19 può essere caratterizzato come pandemia”. Il capo dell’Oms ha affermato che “il miglior modo per procedere è rappresentato da un approccio globale e articolato che pone il contenimento come basilare pilastro”.  L’Italia si conferma il secondo Paese dopo la Cina sia per numero di contagi che di decessi, seguita dall’Iran che ha registrato nelle ultime 24 ore 63 decessi e oltre 900 contagi portando il bilancio totale a 354 vittime e oltre 9mila infetti, tra cui il vicepresidente e altri due membri del gabinetto. In drastico calo invece i contagi in Cina ‘solo’ 24 i nuovi casi. La Turchia ha registrato il primo infetto mentre in Indonesia, Irlanda, Svezia e Bulgaria ci sono stati i primi decessi. In Spagna sono stati superati i 2mila casi. Stando ai dati riportati dal ‘New York Times’ negli Usa l’epidemia ha superato quota mille contagi in 38 Stati.

Conte: attività commerciali chiuse, ma non i servizi essenziali di trasporto pubblico, le fabbriche e le filiere produttive dell’agricoltura

Tra le nuove misure per contenere la diffusione in Italia del coronavirus, Covid-19, c’è la chiusura di tutte le attività commerciali, annuncia il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in una diretta sui suoi canali social. Molto meno delle misure più drastiche che erano state richieste dai presidenti Lombardia e Veneto. Conte aveva già detto che si sarebbe corso il rischio di una lesione dei diritti costituzionali. E pertanto le nuove misure sembrano più mirate a contenere e impedire gli assembramenti, che preludere a una chiusura di tutte le attività.  Bar, ristoranti, mense e negozi chiusi fino al 25 marzo. Resteranno aperte lavanderie e pompe funebri. Garantiti approvvigionamento alimentare, farmacie, servizi essenziali (banche, poste, assicurazioni) e trasporti. Fabbriche aperte ma con misure di sicurezza. Una nuova stretta su tutta l’Italia fino al 25 marzo, con l’obiettivo di fermare il contagio: “rinunce”, annunciate dal premier Giuseppe Conte, che “stanno dando un grande contributo al Paese” nella lotta al coronavirus e che faranno sì che l’Italia “ce la farà”.

“Siamo consapevoli che bisogna procedere gradualmente, ma ora è il momento di fare un passo in più. Ora disponiamo la chiusura di tutte le attività commerciali. Ma nessuna corsa a fare acquisti di cibo” ha precisato il premier. Il capo del governo ha esordito sottolineando che “tutto il mondo ci guarda e ci apprezzano perché stiamo dando una grande prova di vigore”. “Domani – ha proseguito – non solo ci ammireranno, ci guarderanno come esempio positivo”. Nonostante la chiusura delle attività commerciali, Conte ha evidenziato che “resta garantito lo svolgimento dei servizi pubblici essenziali, fra cui i trasporti”. “Industrie e fabbriche – ha spiegato – potranno continuare a svolgere le proprie attività produttive a condizione che assumano protocolli di sicurezza adeguati a proteggere i propri lavoratori”. Per quanto concerne il settore primario, il premier ha dichiarato che “verranno garantite le attività del settore agricolo, zootecnico e di trasformazione alimentare comprese le filiere”. Prevista poi la chiusura di “parrucchieri, centri estetici e i servizi di mensa che non garantiscono la distanza di un metro”.  “Dobbiamo limitare gli spostamenti – ha sottolineato Conte – ed è importante essere consapevoli che l’effetto di questo grande sforzo potremo vederlo nelle prossime settimane. Dovremo attendere un paio di settimane”. Nel corso del suo intervento, il capo dell’esecutivo ha annunciato l’imminente nomina di Domenico Arcuri di Invitalia a commissario delegato per potenziare la risposta sanitaria italiana al coronavirus. “Sarà un commissario che avrà pieni poteri di deroga – ha spiegato Conte – e che lavorerà per rafforzare la distribuzione di attrezzature per la terapia intensiva. Nominerò Domenico Arcuri”. “Al primo posto – ha aggiunto il premier – ci sarà sempre la salute. Se saremo tutti a rispettare queste regole usciremo più in fretta da questa emergenza. Serve la responsabilità di ciascuno per tutta la durata di questa emergenza. Siamo tutti parte di una comunità – ha concluso – e insieme ce la faremo”.

Immediate le reazioni positive degli industriali lombardi e veneti che non avevano affatto apprezzato l’invito a chiudere l’intero sistema produttivo. “Apprendiamo con grande rispetto e responsabilità le dichiarazioni del premier Giuseppe Conte. Queste decisioni, per quanto dure, vengono incontro alle richieste del sistema produttivo veneto nell’ottica auspicata di trovare l’equilibrio tra le esigenze di prevenzione e contenimento sanitario e quelle di garantire la continuità produttiva” afferma il presidente di Confindustria del Veneto, Enrico Carraro. “Opereremo tutti nel rispetto delle regole imposte – aggiunge – avendo come priorità la salute di cittadini, famiglie e lavoratori. Auspichiamo un rapido incontro con il presidente Zaia per concordare insieme le modalità operative per le imprese”. Il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti natualmente si allinea: “le imprese lombarde continueranno con ancor più responsabilità a garantire la sicurezza e il rispetto delle misure a tutela della salute dei lavoratori. E Confindustria Lombardia vigilerà, in accordo con Regione Lombardia, affinché il rispetto delle disposizioni anti contagio sia una discriminante per la prosecuzione delle attività produttive. La strada per battere il coronavirus e tornare a essere il grande Paese che conosciamo passerà anche da tutte quelle persone che continueranno a popolare e tenere in vita le nostre fabbriche, dando speranza a tutti i cittadini”. “Quella appena presa dal governo è una decisione senza precedenti per fronteggiare una crisi senza precedenti. In questo momento la massima priorità è la salute pubblica, ed occorre la collaborazione di tutti. L’inattività peserà sull’economia: serviranno soluzioni per un sostegno concreto ad imprese e lavoratori” scrive in una nota Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti.

Superfluo aggiungere che dalle forze politiche giunge un coro unanime di apprezzamento e approvazione delle decisioni inserite nel nuovo decreto del presidente del Consiglio firmato questa sera.

Da jobsnews

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