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A lezione di solidarietà

 

di Marta Moretti. Avvocato, esperta di diritti umani.

Il ‘coronavirus’ può essere un’occasione per riscoprire il valore della solidarietà. Questo vale per ogni crisi o emergenza di cui, periodicamente, facciamo esperienza.

In questo “mondo globalizzato” siamo tutti riguardati dagli effetti degli eventi più significativi, indipendentemente dalla distanza geografica o dai confini. Tutto ciò che ci distingue (nazionalità, lingua, opinioni politiche, religione) non ci rende più o meno esposti al ‘coronavirus’, così come alle conseguenze delle varie forme di inquinamento, ai tumulti dei mercati finanziari o alle minacce alla privacy e alla democrazia derivanti dalla manipolazione degli innumerevoli dati che quotidianamente ci scambiamo sulle reti telefoniche o su Internet. I fenomeni globali riguardano tutti gli esseri umani, ovunque si trovino.

A volte ciò è meno evidente. Noi Europei, che grazie all’Unione europea e all’Alleanza Atlantica stiamo godendo da oltre settant’anni della pace (salvo alcune, non marginali eccezioni nei Balcani e in Ucraina), siamo indotti a sentirci “al riparo” dalle guerre che si combattono in tante parti del mondo (persino “alle porte” del nostro continente). Ma, a ben vedere, le gravi conseguenze di questi conflitti si propagano ben oltre i confini dei Paesi in cui si combatte e si verificano pure in Europa. Siamo, infatti, chiamati a gestire il fenomeno migratorio (in gran parte causato dalle guerre) e mandiamo i nostri contingenti militari nell’intento di ripristinare l’ordine sociale e politico.

I fenomeni globali ci accomunano e, per questo, dovrebbero farci sentire più simili che diversi, più solidali che divisi. Dovremmo essere consapevoli del fatto che noi, come singoli o come nazione, non saremmo mai in grado di far fronte con successo alle sfide che hanno una dimensione globale. Queste ultime richiedono scelte condivise dalle parti coinvolte.

Non a caso la Costituzione italiana e i Trattati fondativi dell’Unione europea sanciscono il valore della solidarietà tra gli individui e tra i popoli.

Nella Costituzione la solidarietà costituisce uno dei principi fondamentali. L’art. 2, da un lato, garantisce i diritti inviolabili dell’uomo e, dall’altro, esige il rispetto dei “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Il principio di eguaglianza ‘sostanziale’, ossia la rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale al fine di consentire a tutti il pieno sviluppo della propria persona e l’accesso al lavoro, presuppone la solidarietà tra i cittadini.

La Costituzione richiede anche una solidarietà tra gli enti territoriali, i quali possono beneficiare di misure statali volte a superare gli squilibri economici e sociali.

Sussiste, poi, un dovere di solidarietà verso lo straniero, a cui sono riconosciuti i diritti previsti dalle norme internazionali. È sempre espressione del principio di solidarietà il dovere dello Stato di favorire le organizzazioni internazionali che assicurano, oltre alla pace, la “giustizia tra le nazioni”.

Il Preambolo del Trattato sull’Unione europea (TUE) prevede che gli Stati membri intendono intensificare la solidarietà tra i loro popoli. Il TUE stabilisce che la solidarietà è uno dei “valori comuni agli Stati membri” su cui si fonda l’Unione, che deve promuoverlo tra gli Stati membri e, nelle relazioni internazionali, tra i popoli.

Il Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (TFUE) ribadisce che uno degli obiettivi dell’Unione è quello di promuovere la solidarietà tra gli Stati membri.

Ai sensi del TFUE, la politica comune in materia di asilo e immigrazione si fonda sulla solidarietà tra Stati membri. Inoltre, il TFUE contiene una “clausola di solidarietà”, che impone ad Unione europea e Stati membri di agire congiuntamente “in uno spirito di solidarietà” qualora uno Stato membro sia oggetto di un attacco terroristico o sia vittima di una calamità naturale o provocata dall’uomo. Sempre in nome della solidarietà tra Stati membri, l’Unione può concedere assistenza finanziaria ad uno Stato membro che si trovi in difficoltà o sia seriamente minacciato da gravi difficoltà.

Discendono dal principio di solidarietà tutti i diritti ‘sociali’ sanciti dalla Costituzione italiana e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Ne è un esempio il diritto alla salute.

La Costituzione afferma che la tutela della salute è, al tempo stesso, un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività. Inoltre, impone allo Stato di garantire cure gratuite agli indigenti. Questa norma costituzionale è alla base del Sistema Sanitario Nazionale (SSN), che è forse la più importante concretizzazione del principio di solidarietà.

Ai sensi della Carta dei diritti fondamentali, “ogni persona ha il diritto di accedere alla prevenzione sanitaria e di ottenere cure mediche” e in tutta l’Unione dev’essere assicurato “un livello elevato di protezione della salute umana”. Ciò implica che dev’esserci una solidarietà tra gli individui e tra gli Stati europei.

Il dovere di solidarietà dovrebbe guidare le nostre azioni, nonché quelle del nostro Paese (sia Stato che Regioni) e degli altri Stati europei, al fine di realizzare l’obiettivo comune di contenere la diffusione del ‘coronavirus’.

In uno Stato democratico, non si è abituati ad osservare provvedimenti che limitano la libertà personale. È essenziale, quindi, capire qual è il fondamento che rende legittimi tali provvedimenti. Si tratta del valore della solidarietà.

Dobbiamo attenerci alle regole precauzionali che ci sono state prescritte per proteggere la nostra salute e quella dei nostri cari, nonché quella di ogni altra persona, soprattutto coloro che correrebbero maggiori rischi ove fossero contagiati.

Comportandoci in modo responsabile eviteremo che il nostro SSN non riesca a soddisfare il bisogno di cure di coloro che si ammalano a causa del ‘coronavirus’ o che soffrono di altre patologie.

Evitando quanto più possibile il propagarsi del virus, saremo meno gravemente colpiti dalle conseguenze economiche. Ciascuno di noi, come imprenditore, libero professionista o lavoratore dipendente, deve cercare un equilibrio tra l’esigenza di lavorare e quella di evitare gli assembramenti di persone.

Stato e Regioni devono cooperare al fine di individuare le misure sanitarie ed economiche più efficaci per far fronte ai problemi causati dalla diffusione del virus. È altresì essenziale un coordinamento tra l’Unione e gli Stati membri, in linea con il dovere di solidarietà di cui ai Trattati fondativi.

Infine, ma non da ultimo, la solidarietà non può essere negata agli immigrati.

Sul punto basta leggere il messaggio di una vignetta apparsa su Coulisses del Bruxelles, in cui un signore ben vestito che indossa una mascherina sanitaria esclama, rivolgendosi ad un gommone pieno di immigrati che tendono le mani per non affondare: «Désolé… Je ne peux pas vous serrer la main». Il signore della vignetta si trova a Lesbo, che non è solo Grecia, ma Unione europea.

È chiaro il riferimento alla necessità di gestire gli immigrati in esodo verso la Grecia, a seguito della decisione di lasciar varcare il confine del leader turco Erdogan. Tutti gli Stati membri sono chiamati ad essere solidali verso i migranti e i Paesi (come la Grecia e l’Italia) di primo approdo. A sua volta, l’Unione europea dovrà supportare questo sforzo congiunto.

Come è stato correttamente affermato in un articolo pubblicato dalla Fondazione Umberto Veronesi, ciò di cui abbiamo innanzitutto bisogno è “un vaccino contro l’individualismo”.

Le scuole sono chiuse e dovremmo stare a casa quanto più possibile. Se capiremo il senso e l’importanza del sacrificio che ci viene chiesto, sarà per tutti una lezione di solidarietà.

Da confronti

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