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Una riflessione a latere sul caso Rula Jebreal

 

La ricostruzione precisa che la collega Rula Jebreal fa dell’ennesimo vergognoso comportamento della Rai è significativo in più passaggi e dovrebbe indurre prima di tutto i giornalisti ad alcune riflessioni. Rula è vittima di un combinato­-disposto basato sul ricatto, la paura, l’incompetenza e l’asservimento politico dei vertici Rai. Quel noto “rivoluzionario” di Amadeus pensa che Rula, in compagnia di Michelle Obama o Hopra Winfrey, siano le migliori testimonial al mondo per parlare di diritti civili e soprattutto di diritti delle donne e in effetti è così. Capisce che per il festival di Sanremo sarebbe un colpaccio e si lancia nell’operazione. Che viene immediatamente boicottata dalla rete uno non appena si viene a sapere. Stranamente esce a tambur battente la notizia dell’incontro fra Rula e Amadeus sul sito Dagospia. E qui voglio fare una riflessione.

Dagospia da quasi 20 anni è un sito che, partito come luogo di pettegolezzi, gossip, frivolezze varie, è velocemente diventato un sito di notizie riservate di ogni tipo, da operazioni economiche da insider trading a uscite finalizzate a bloccare o a supportare eventi, e soprattutto, andando al sodo, un sito di pesanti ricatti e di notizie pilotate al soldo di qualcuno. Con soldo si possono anche intendere soldi, ma forse soprattutto al servizio di certi poteri, di certe idee, di certa politica. La spiata giusta al momento giusto per favorire o sfavorire un qualcosa o un qualcuno. E le spiate, ovviamente, come per Rula Jebreal, vengono pilotate dall’interno,  in questo caso dalla Rai. Certo, si può fare in questa Rai, i cui dirigenti sembrano ben più controllati dalla politica rispetto a ogni governo precedente, inclusi quelli Berlusconi. Controllati, o forse privi di spina dorsale, incapaci di alzare la voce e farsi valere: un giorno varrà la pena di raccontare come direttori generali e presidenti, tutti indicati dalla politica, abbiano avuto reazioni e comportamenti molto diversi, alcuni fino alla ribellione. Mai dire “tutti uguali”, non è vero.

Francamente intollerabile inoltre è l’accreditamento che ha avuto Dagospia nel corso degli anni. La libertà di espressione vale anche per loro, s’intende, se non si commettono reati, ma il punto è un altro: perché viene data tanto spesso la tribuna televisiva a Roberto D’Agostino, cioè a Dagospia? Perché autorevoli talk continuano a chiamarlo come “opinionista”? Paura, ricatti più o meno velati, collaborazioni occulte? A cosa e a chi serve realmente Dagospia? Potrà sembrare una mia personale elucubrazione, una esagerazione, ma sono molte, troppe, le coincidenze e le conseguenze di queste “soffiate”.  A pensar male si fa peccato ma ci si azzecca sempre, diceva un politico che aveva a che fare anche con un giornale chiamato “OP” che tanti tanti anni fa faceva certe operazioni che ricordano tanto queste dagospiate.

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