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M5S. Di Maio si dimette da capo politico sorretto da un discorso antipolitico e presuntuoso. Il nulla cosmico. “Io sono io, e voi non siete…, ma tornerò”

 

Di Pino Salerno 

Un passo indietro da leader politico dei Cinque Stelle, ma Luigi Di Maio a Roma lo ha annunciato nel quadro di una generale rifondazione del movimento, lodando l’opera svolta fin qui (da lui) e annunciando una nuova fase (con lui protagonista). Di fronte a un pubblico acclamante riunito per presentare i primi ‘facilitatori’ sul territorio. I fiancheggiatori di Di Maio lo descrivono provato e arrabbiato, vittima di una overdose Di ‘padreternismo’ e anche di qualche rimorso: già, se avesse mantenuto un profilo meno snobistico, anche sul versante comunicativo, magari sarebbe andata diversamente. O magari no. Comunque era chiaro anche ai sassi che così, ponendosi così, sopravvivendo così, il Movimento avrebbe continuato a perdere pezzi e consensi fino alla scomparsa. La collegialità, evocata da tanti, in primis dal ministro Federico D’Incà, è una linea di condotta diversa, anzi opposta rispetto alla gerenza attuale, dell’uno-e-trino Di Maio. Non un governo di tutti, certo, ma nemmeno una sorta di oligarchia. Servirà? Lo vedremo. Gli americani lo chiamano ‘turning point’, cioè il punto di svolta. Di Maio l’ha definita “fase che si chiude” e l’ha avvolta nel domopack plastificato e generalista della “rifondazione”. Va da sé che il M5S sta cambiando pelle perché non è più la stagione dei ‘vaffa’, perché la morte Di Gianroberto Casaleggio ha aperto un baratro, perché il distacco forse inevitabile di Beppe Grillo ne ha scavato un altro, perché chi sta al governo e non più all’opposizione di piazza è sempre al centro delle attenzioni. E delle critiche. Fra traditi e traditori, tra antagonisti e finti amici, tra ortodossi e rivoltosi, col dissenso a fior di pelle, l’aria era diventata irrespirabile. Già, i “peggiori nemici sono all’interno”, che hanno “tradito i valori per visibilità”, ha detto irato Di Maio. Non che adesso il Movimento sia un centro di benessere talassoterapico, però è chiaro che ha prevalso la voglia di mutare rotta per riallinearsi alla propria natura. Ora si apre la stagione delle riflessioni, delle candidature per la leadership, del confronto interno. Una ‘cosa’ molto (più) simile al flusso di coscienza avvenuto nel Pd, verso il quale Grillo vorrebbe che si inclinasse il Movimento. Crimi dovrà gestire il post Emilia-Romagna e il post Calabria, oltre ad eventuali assestamenti di governo. A qualcun altro, verosimilmente, toccherà invece l’operazione rilancio. Ma, chissà, non più a Di Maio. Forse.

“Oggi sono qui per rassegnare le mie dimissioni da capo politico del Movimento 5 stelle. Così da favorire il percorso verso gli Stati generali. Molti mi stanno scrivendo e chiamando da stamattina per dirmi ‘non mollare’: io non ci penso per nulla a mollare. Per quanto mi riguarda si chiude soltanto una fase”. “E’ arrivato il momento di dirci che per stare al governo serve essere presenti sul territorio in maniera organizzata e strutturata. Ho lavorato per un anno a questo progetto, dalle elezioni in Abruzzo, e posso dire di aver portato a termine il mio compito. Da oggi comincia per il Movimento il percorso per gli Stati generali del movimento, i primi della nostra storia”. E inizia da qui l’autoesaltazione esagerata e presuntuosa dell’ormai ex capo politico dei 5Stelle. “Il Movimento 5 stelle da sempre è chiamato ad essere la bussola dei cittadini, ed è giunto il momento per questa splendida creatura di rifondarsi. Oggi si chiude un’era ed è per questo che ho deciso di leggere questo discorso, che confesso ho cominciato a scrivere un mese fa”. insomma, prosegue, “il movimento è un progetto visionario che non era mai stato realizzato prima. Centinaia di perfetti sconosciuti riescono a entrare in parlamento e a formare ben due governi, indicando un ottimo presidente del Consiglio e due bravissime squadre di ministri e sottosegretari, ottenendo cose che l’Italia aspettava da trent’anni”.

Ma ovviamente glissa sulla natura del primo governo, quello con la peggiore destra leghista della storia d’Italia, retto da un contratto tra privati, e privo di prospettive politiche, per cui ciascuna forza politica portava a casa parte di quel contratto. Naturalmente, Di Maio schiva abilmente i decreti Salvini, così come schiva abilmente le 160 crisi industriali sul suo tavolo al Mise, nessuna delle quali davvero risolta. Preferisce l’ombelico del movimento, preferisce attaccare coloro che sono andati via delusi, sia nel Parlamento che nell’elettorato, e non dice nulla sulle ragioni delle molteplici, durissime, sconfitte del 2019. Non dice nulla, vuoto assoluto, anzi cosmico. Un discorso lungo, ma decisamente antipolitico. Questa sarebbe la rifondazione? Il ritorno all’antipolitica senza ideologia? Infatti ammette: “cosa posso augurare al Movimento. Basterebbe già solo che il Movimento imparasse a riconoscere le regole che si è dato. Se ce ne daremo di nuove, facciamo in modo di riconoscerle e non metterle sempre in discussione. Non è possibile che qualcuno si alzi sempre dopo, sempre dopo aver ottenuto un incarico grazie a quelle regole, e le metta in discussione. Ho visto candidati nei collegi uninominali, quindi calati dall’alto, eletti parlamentari, e poi dire che le regole non vanno calate dall’alto. Chiedo almeno un po’ di pudore. Nessuna comunità che non riconosce le proprie regole è destinata a sopravvivere. Auguro al Movimento di riconoscersi, prima di tutto”. La sostanza del pensiero grillino è tutta qui, condensata in queste parole, che sembrano più dettate da un legalismo di maniera (quello dei contratti) piuttosto che dall’esperienza politica. Chi si candida firma impegni contrattuali, e se non è d’accordo, come ad esempio accade con il vincolo di mandato, è pregato di accomodarsi fuori. Ma l’assenza del vincolo di mandato è garantito dalla Costituzione. E a proposito, Di Maio non ha mai citato la Carta fondamentale della Repubblica italiana, ma solo lo statuto dei 5Stelle. Una gravissima mancanza, per un uomo di Stato che vorrebbe rifondare il movimento.

La reazione del premier Conte: “rammaricato, ma prendo atto”

“La scelta di Luigi Di Maio di lasciare la guida del Movimento 5 Stelle mi rammarica, ma è una decisione di cui prendo atto con doveroso rispetto. Bisogna riconoscergli il merito di tanti risultati ottenuti: penso all’impegno profuso per la giustizia sociale e la legalità, a misure come il reddito di cittadinanza, la legge anticorruzione e la lotta ai privilegi della classe politica. Luigi è stato il protagonista della realizzazione di questi valori cardine del Movimento: si è sempre battuto per essi e sono sicuro che continuerà nell’impegno in questa direzione” afferma dunque il premier Giuseppe Conte, rendendo l’onore delle armi al suo ex vice. “La sua decisione rappresenta una tappa di un processo di riorganizzazione interna al Movimento 5 Stelle ormai in corso da tempo e che, sono persuaso, non avrà alcuna ripercussione sulla tenuta dell’Esecutivo e sulla solidità della sua squadra – aggiunge -. Il nostro obiettivo continuerà a essere quello di costruire, incidere e fare la differenza”.

La nota del capo di Rousseau, Davide Casaleggio: “Luigi ha mostra resilienza da agonista”

“Rispetto la decisione di Luigi Di Maio. Luigi ha avuto il grande ruolo in questi anni di dimostrare che questo Movimento poteva sedere sui banchi del governo, poteva portare a casa le grandi riforme che chiedeva nelle piazze e dai banchi dell’opposizione. La sua resilienza da agonista gli ha permesso di raggiungere grandi risultati personali, ma soprattutto per una grande comunità di persone” scrive su Facebook Davide Casaleggio, che aggiunge: “Purtroppo non tutti glielo hanno riconosciuto in modo pubblico con la falsa convinzione che, non esponendosi, avrebbero evitato di inimicarsi qualcun altro. Altri con dolo pubblicavano i loro distinguo per inseguire un titolo di giornale. Ma la maggior parte delle persone lo sa. Sa che quando era ora di metterci la faccia o rimetterci le ore di sonno Luigi è sempre stato in prima linea anche su scelte che non condivideva, ma rispettava perché scelte a maggioranza”.

E il saluto di Zingaretti

“A Luigi Di Maio un abbraccio per una scelta difficile che rispettiamo. A Vito Crimi un grande in bocca al lupo. C’è un’Italia che ha bisogno di crescita, lavoro, equità. Continueremo a lavorare per dare risposte e soluzioni concrete alle persone” scrive su twitter il segretario del Pd, Nicola Zingaretti.

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