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L’era dei sovrani-sti. Nazionalismi d’ottocento

 

Sintetizzando Gramsci: “I successi della reazione non sono colpa del popolo, ma dell’incapacità dei dirigenti progressisti”. Il pensiero del politico, filosofo e letterato sardo è tristemente attuale. Per i Trump, Johnson, Erdogan e i Salvini si aprono sconfinate praterie elettorali nelle urne democratiche. In fondo perché la gente, invece di un liberismo camuffato da progressismo (alla Blair e Obama), preferisce l’originale. Anche Berlusconi è decaduto, in quanto “liberale”, mentre è di moda il liberismo. Siamo tornati all’ottocento, che con i nazionalismi guerrafondai portò, per ottenere lo sfruttamento illimitato delle risorse mondiali, alla prima ed alla seconda guerra mondiale, ma anche all’olocausto. Chissà cosa avrebbe scritto Gramsci su queste due ultime tragedie.

Durante il fascismo nelle piazze campeggiavano scritte cubitali: Credere, obbedire, combattere; Noi tireremo dritto;  Dio, Patria, Famiglia. Quest’ultimo slogan è anch’esso tornato in auge. Francamente i tre termini basilari dovrebbero essere corredati da tre punti interrogativi. Partendo dall’ultimo si dovrebbe parlare al plurale, ovvero di “famiglie”, sia per le composizioni attuali sia perché, se torniamo indietro, e si abolisse il divorzio, la totalità dei politici italiani sarebbe fuori legge. Ma anche per la “Patria” bisogna ben capire: L’Italia o l’Europa? La padania o la Sicilia? Infine molto pudore necessita per ognuno di noi il rapporto con Dio. Qualcosa che è nella sfera delle più intime scelte umane: la fede.

Mussolini era un uomo di grande impatto mediatico. Anche lui ostentava simboli: libro, moschetto, spighe di grano. Queste ultime a torso nudo, non avendo bisogno della tuta. Nessuna foto d’epoca rappresenta Benito (senza citofono) con simboli religiosi in mano. Aveva il buon gusto di non togliere al Papa gli attrezzi del mestiere, dopo aver firmato un decorosissimo “Concordato”. Seppur anche lui fosse un giornalista, che non avesse mai fatto un vero lavoro e cambiasse idea facilmente, aveva una buona base culturale. Tra le sue letture anche “Il Capitale” di Marx; pensiamo che lo avesse pure capito. Non siamo al punto di rimpiangerlo… ma è risaputo che al peggio non c’è fine.

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