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“Sono andato a sbattere” di Michele Molinari (IlRio, 2018)

 

Un libro sulla resilienza, su come trasformare i traumi in “occasioni”. Sono andato a sbattere di Michele Molinari è un testo scritto dall’autore alla fine di un lungo e sofferto periodo introspettivo, che ha fatto seguito a un altro percorso, lungo e sofferto, che ha riguardato al contempo corpo e anima. Un trauma. Il trauma da cui tutto ha avuto origine.

Un libro emotivamente impegnativo perché pone il lettore in una condizione di immediata empatia con il protagonista, con il suo trauma e con i suoi pensieri. Un personaggio che è lo stesso autore ma potrebbe essere chiunque e questo contribuisce a rendere ancora più coinvolgente il narrato, il racconto del vissuto. Le emozioni e i sentimenti che ne sono derivati. Le considerazioni più generali enunciate.

«Non sento più le gambe – continua a ripetere. Si è buttato dal terrazzino, è il minimo che gli potesse succedere – commenta l’infermiere intanto che mi cambia il collarino. C’è qualcosa di cupo nella sua disperazione, non sono urla di dolore bensì suoni lanciati da una mente ferita, forse un processo che viene da lontano e al quale i famigliari sono ormai avvezzi. Lo accarezzano dolcemente, in silenzio, non parla nessuno.»

Come se avessero piena consapevolezza di ciò che sta accadendo, di ciò che è accaduto e di cosa riserverà loro il poi, il dopo. Il futuro. Al contrario, il protagonista del libro di Molinari, lui stesso, è molto disorientato, incredulo, incerto. E l’autore trasmette molto bene tutti questi sentimenti ed emozioni attraverso la scrittura. Riesce a descrivere quanto accade e a creare fin dalle primissime battute un legame con il lettore. Si è scelto il termine battuta non per puro caso. La vena ilare che percorre l’intero narrato, l’ironia che tenta di esorcizzare paura e dolore è una costante che il lettore ritrova lungo tutto il testo.

Lo stile narrativo è semplice, chiaro, lineare. Per la maggior parte si tratta della trascrizione dei pensieri e delle emozioni dello stesso protagonista, con l’aggiunta di pochi e brevi passaggi in cui si riportano le conversazioni intercorse soprattutto con il personale medico e paramedico.

L’ambiente, pur se poco descritto, ben viene percepito dal lettore, proprio attraverso il racconto del vissuto dell’io narrante.

Un libro, Sono andato a sbattere di Michele Molinari, che racconta di una sfida, quella tra il protagonista e il suo dolore. Una dura lotta contro lo sgomento, l’incredulità, la paura, il terrore, l’ansia… contro tutti quegli inevitabili strascichi che il trauma si è portato appresso. Un libro che non ha la pretesa di fare la morale o insegnare, semplicemente vuole raccontare una storia. Perché anche la narrazione è una fase del percorso la quale, insieme alle altre, contribuisce a costruire il ponte da percorrere o la corda cui aggrapparsi per tornare alla “normalità” che non sarà certo la vita di prima bensì un’altra, diversa, perché tra le due resterà sempre inciso, come scolpito nella roccia, il trauma e tutto ciò che verrà sarà, inevitabilmente, costruito e modellato intorno a esso.

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