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Non avevamo capito che l’alterità resta anche se i regimi crollano. “Il Muro. La fine della guerra fredda in quindici storie” di Francesco Cancellato (Egea-UniBocconi, 2019)

 

Il Muro di Francesco Cancellato è un libro che celebra delle ricorrenze, ma non è questa la migliore chiave di lettura. È un libro che, attraverso il ricordo di accadimenti, piccoli e grandi, importanti o meno, voluti o casuali, apre al lettore tante finestre, preludi per altrettanti spunti di riflessione su un determinato periodo storico e, soprattutto, sull’attualità e sulla contemporaneità di fatti ed eventi che davvero sembrano destinati alla ciclicità.

Attraverso il racconto di quindici storie, Cancellato accompagna il lettore in una profonda riflessione su quanto in realtà non abbiamo compreso di quell’evento noto a tutti come la fine della Guerra Fredda, ovvero la caduta del Muro di Berlino. Un accadimento definito epocale, soprattutto per i significati simbolici che si è scelto di accostarvi.

Sottolinea però l’autore nella introduzione, con estrema precisione, tutto quello che non si è voluto o non si è riuscito a comprendere. Che non abbiamo capito. A partire dal motivo per cui il Muro è stato abbattuto che, per Cancellato, coincide con quello per cui fu costruito: “evitare un esodo di massa dalla Repubblica Democratica Tedesca verso Occidente”.

Si è preferito credere e lasciar credere che patrie, frontiere, nazionalismi e pulizie etniche erano un qualcosa che l’Europa fosse riuscita a seppellire insieme  al nazismo e non si è dato il giusto peso ai segnali contrari. Come la guerra nei Balcani, esplosa contemporaneamente alla fine della Guerra Fredda.

Non ci si aspettava di certo che quella stessa Unione Europea nata dalla “liberazione dei Paesi dell’Est sarebbe stata messa in discussione proprio da loro”. Loro, che hanno conosciuto il dramma del totalitarismo, della repressione, dell’esodo di massa, sono diventati i più spietati nemici dei profughi del Terzo Millennio.

Vittime di muri e confini di filo spinato che li separavano dal resto del mondo, oggi sono i costruttori dei nuovi muri d’Europa.

Per Cancellato, quando il Muro fisico che divideva la Germania  è crollato  un altro, invisibile ma ben più resistente, è rimasto esattamente com’era. Perché il 9 novembre del 1989 non si è riabbracciato un popolo diviso, dai medesimi tratti somatici e con le stesse radici culturali, ma si sono mescolati due mondi che per quarant’anni hanno vissuto uno in opposizione all’altro. Perché “non avevamo capito che l’alterità resta anche se i regimi crollano”.  E non avevamo capito anche che, in fondo, “gli europei che ci guardavano dall’altra parte della cortina di ferro non avevano proprio tutti i torti”.

Ricorda l’autore che, con la crisi di Lehman Brothers del 2008, abbiamo scoperto che fabbricavamo denaro col denaro, che la nostra ricchezza era qualcosa di effimero, che si reggeva sul nulla, che l’Europa non è destinata per diritto divino a essere la guida del mondo civilizzato, che la globalizzazione tanto agognata ci ha portato in casa nuove economie che ci hanno fatto sembrare d’un tratto obsoleti.

Cancellato, ovviamente, non ha la soluzione a tutti questi problemi ma afferma che tornare indietro, studiare quanto accaduto, può aiutare a capire cosa è andato storto e perché.

In effetti, leggere le quindici storie che vanno a comporre il libro, come del resto la stessa introduzione, si rivela essere molto utile al lettore il quale, egualmente non ha soluzioni immediate e dirette, ma ne riceve potenti stimoli di riflessione, rilettura critica, analisi. E questo è per certo, sempre, positivo.

Leggendo i racconti de Il Muro ci si ritrova in più occasioni a rapportarli con il presente, quasi sempre per analogia purtroppo. Una Storia che tende sempre a ritornare. Utilissimo quindi appare al lettore il consiglio di Francesco Cancellato allorquando invita il lettore a non fermarsi all’evidenza della contraddizione, ma di scavare più a fondo in questi quarant’anni di Storia che meritano senz’altro di essere approfonditi. E di usare il libro come “una specie di piccola porta d’ingresso”.

Una piccola porta d’ingresso che aiuta il lettore a varcare la soglia di un ampio mondo di riflessione e analisi.

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