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I fascisti perseguitano chi scrive di Ordine Nuovo. Il paradosso della democrazia nel 2019

 

E’ ancora una ferita aperta la bomba di piazza Fontana. Le sentenze alla fine hanno dimostrato che dietro la strage c’era il gruppo veneto di Ordine nuovo. Nato negli anni ‘50 come centro studi, divenuto movimento politico poco prima della strage, sciolto dal Ministero dell’Interno nel 1973, fu il motore politico della strategia della tensione, come raccontano le tante inchieste degli anni ‘80 e ‘90. Il 12 dicembre 2019 Rainaldo Graziani, figlio di uno dei fondatori dell’organizzazione neofascista, pubblica un post su Facebook. Ringrazia gli aderenti al movimento, richiama il motto delle S.S. «Onore e fedeltà» adottato da Ordine nuovo fin dalla fondazione. Il giornalista Andrea Palladino commette l'”errore” di scriverne per Repubblica, spiegando chi è Graziani figlio. Punto di riferimento di Aleksandr Dugin in Italia, oggi rivendica apertamente la prosecuzione di quel centro studi promosso dal padre. Passano poche ore e arrivano le reazioni rabbiose contro il collaboratore di Repubblica e autore del pezzo. E’ lo stesso Rainaldo Graziani a lanciare l’attacco, che ha, peraltro, un sottile senso di intimidazione. Questo è il testo del post: «Ecco chi è Andrea Palladino … malafede o incapacità professionale?», si legge su Facebook da molte ore ormai e il testo è accompagnato dalla foto del giornalista. Graziani definisce Palladino un «mascalzone» e ne storpia il nome – come da tradizione della destra – chiamandolo «Pallidino», prosegue scrivendo «porgo al giornalaio palladino TUTTA LA MIA DISISTIMA; DISPREZZO E SCHERNO» (maiuscolo nel testo). E conclude «suggerendo» a La Repubblica: «prudenti con pallidino…».

Il post,  lanciato in una comunità social composta da moltissimi appartenenti alle tante sigle della destra radicale, scatena una raffica di insulti e minacce. Scrive tale «Simone due»: «Giornalaio ammaestrato dalle toghe rosse di cui è il servo infame»; aggiunge Ferdi Parisella: «La malafede nel Dna». Arriva poi il commento di Emanuele Campilongo, a capo dell’organizzazione «Aprilia in prima linea»: «Nulla da aggiungere. Stampatevi ben in testa il nome e il volto di costui». Segue il like dello stesso Rainaldo Graziani. In fondo la foto serviva probabilmente proprio a questo.

Ma è davvero ancora possibile nell’Italia del 2019  che annunciare apertamente la ricostituzione dell’organizzazione Ordine nuovo  passi inosservato e non porti ad alcun intervento, non fosse altro per seguire il dettato della nostra Costituzione? Chi ha annunciato la “rinascita” di quella organizzazione, inoltre, ne rivendica la storia in un giorno non casuale, una data drammatica per la democrazia e per il Paese, il 12 dicembre appunto. E ,come se non bastasse, esiste la possibilità di insultare, mettere alla berlina e persino minacciare il giornalista che ha semplicemente riportato una notizia, di assoluto interesse visti i rigurgiti fascisti che attraversano il Paese, peraltro. Questa vicenda non fa che confermare i timori circa la pericolosità del fascismo di ritorno, che non è un’invenzione, ma un fenomeno provato anche da inchieste giudiziarie recentissime.

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