Samad, alla ricerca dell’integrazione negata, Intervista al regista Marco Santarelli

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È in uscita nelle sale “Samad”, un film in cui non ci si limita a parlare di immigrazione ma la si rende protagonista del nostro immaginario collettivo. Il regista Marco Santarelli, infatti, ci porta a contatto con le zone d’ombra, con i punti oscuri, con gli aspetti indicibili del nostro stare insieme, rivelando tutta l’ipocrisia di in sistema malato e di un modello d’integrazione inesistente o, comunque, fallimentare che ha trasformato il carcere da luogo di rieducazione in discarica sociale per nascondere sotto il tappeto la polvere di una società violenta ed escludente. Ne viene fuori un affresco potente della nostra fragilità, delle nostre contraddizioni e del nostro universo valoriale, messo a dura prova dallo sguardo impietoso delle tante comunità che teniamo ai margini e ci rifiutiamo di includere.

“Samad” è un film potente proprio perché non fa sconti, non omette nulla, non compatisce nessuno e non edulcora il messaggio che ne emerge. È uno scavo nell’anima e nelle viscere del nostro malessere diffuso, un ritratto di come siamo diventati, uno specchio fedele della nostra inadeguatezza collettiva. E a metterci a nudo è, per l’appunto, Samad, uno dei tanti esseri umani che in questi anni abbiamo cercato di occultare, fino a quando la realtà non si è rivelata più forte della nostra crudeltà e della nostra propaganda.

https://www.youtube.com/live/XaXNLx9Wuxk?si=CwJxhaGUj2HGSNt-


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