All’Università di Pavia si è fatto il punto sulla mafia albanese in Italia

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L’Osservatorio Antimafie di Pavia ha organizzato con il dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pavia la XV° edizione della rassegna dal titolo: “Mafie: legalità e istituzioni 2019”. La rassegna ha lo scopo di sensibilizzare la popolazione studentesca e la cittadinanza sui temi della criminalità organizzata, del suo dilagare anche al Nord e dello sviluppo degli strumenti di contrasto sia sul piano repressivo, sia su quello preventivo. Una rassegna nata grazie alla volontà degli studenti e al supporto scientifico e civile di un illustre maestro del diritto processuale penale, Vittorio Grevi. Il 4 novembre è stato invitato il prof. Vincenzo Musacchio tra i pochi studiosi delle mafie albanesi in grado di raccontare un pezzo diverso del grande e complesso puzzle.

La criminalità organizzata albanese, secondo Musacchio, è l’organizzazione straniera tra le più attive e ramificate in ambito nazionale. Le organizzazioni criminali albanesi stanno acquisendo sempre più potere perché sono in grado di collaborare con altre organizzazioni criminali e perché lavorano in modo affidabile, senza colpi di testa e senza brama di potere. Si tratta piuttosto di un insieme di gruppi separati che lavorano indipendentemente l’uno dall’altro e che in alcuni casi entrano anche in conflitto tra loro. La loro potenza economica e militare proviene quasi tutta dal traffico di stupefacenti con l’Europa e in special modo con la criminalità organizzata italiana. Nell’ultimo decennio le mafie albanesi hanno raggiunto un livello stabile d’integrazione basato sulla fisiologica assunzione di modelli organizzativi “sui generis”. La loro struttura organizzativa, sempre secondo il prof. Musacchio, è assimilabile alla ‘ndrangheta ed è composta sempre da un insieme di famiglie legate dal vincolo di sangue. Il narcotraffico, come già detto, è l’attività criminale privilegiata tanto che l’Albania è stata ribattezzata “Kanabistan” per la grande produzione di marijuana che è esportata in Italia e in Unione Europea, ma anche per lo smistamento della cocaina proveniente dal Sud America e per l’eroina che invece arriva dal Medio Oriente. Non c’è regione italiana che, direttamente o indirettamente, sia immune dalla presenza della criminalità organizzata albanese.

L’Albania è un caso unico in Europa, poiché molti trafficanti non sono fuorilegge ai margini della società, ma hanno legami con la classe politica e spesso sono collusi con le forze dell’ordine e con la magistratura che in teoria dovrebbero contrastarli. Non è un caso che Transparency International indichi l’Albania come il Paese più corrotto di tutta l’area balcanica. Il Parlamento e il Governo sarebbero inquinati dalle mafie e i proventi derivanti dal narcotraffico costituiscono una parte essenziale del sistema economico e politico: il modo migliore per assicurarsi i voti delle persone è pagarle in contanti, e la fonte migliore di produzione del denaro proviene proprio dal mercato degli stupefacenti.  Per porre freno a questi fenomeni pericolosissimi che si moltiplicano di giorno in giorno in Albania, secondo Musacchio, il governo dovrà attuare nel prossimo futuro serie modifiche al codice penale e di procedura penale, per rafforzare le misure repressive nei confronti dei membri delle organizzazioni mafiose. Il modello cui ispirarsi è senza dubbio quello di lotta contro la mafia italiana.

Occorrerà, quindi, rafforzare la sicurezza delle carceri; combattere la criminalità organizzata e le connessioni con la politica e il mondo economico; lottare con efficacia la corruzione; utilizzare il totale isolamento dei detenuti pericolosi, per impedire la loro comunicazione all’esterno con le organizzazioni criminali; rendere più efficace il sistema dei sequestri e delle confische dei beni ai mafiosi. Musacchio ha terminato il suo intervento auspicando che l’Albania possa trovare la forza, il coraggio e le risorse per affrontare i problemi che affliggono il suo sistema giudiziario, riformandolo e migliorandolo, salvaguardandolo soprattutto dalla corruzione e dalle ingerenze politiche che ne minano la credibilità e l’efficacia. Erano presenti all’incontro il prof. Andrea Gratteri docente di diritto costituzionale nell’Ateneo pavese che ha moderato l’incontro, Marilù Mastrogiovanni giornalista investigativa che ha parlato di mafia pugliese e Noemi Agosti studentessa componente dell’Osservatorio e organizzatrice dell’evento.


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