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10.000 lettere contro i muri. Riflessioni in occasione del 30° anniversario della caduta del Muro di Berlino

 

Trent’anni fa un solo Muro divideva una città, un continente e un mondo. Oggi i Muri sono dappertutto. Tra le persone, i quartieri, i paesi e i popoli. I più vergognosi separano i ricchi dai poveri. I più impenetrabili si moltiplicano nelle menti e nei cuori. Sono muri diversi, materiali e immateriali. Ma la loro relazione è intima. Gli uni edificano e s’intrecciano con gli altri. Fino a diventare uno dei problemi più grandi dei nostri giorni. Per un certo tempo abbiamo pensato di vivere in una società aperta e oggi ci ritroviamo intrappolati in un immenso reticolato di muri e barriere di ogni tipo.

Dobbiamo affrontare problemi che non conoscono confini, sfide complesse che richiedono la collaborazione tra tutti. Ma ci ritroviamo continuamente a sbattere contro muri insormontabili.

Abbiamo sviluppato tecnologie che non conoscono barriere né confini e ci consentono di sfrecciare rapidamente in tutto il mondo ma siamo costretti a fare i conti con governi e persone che continuano a innalzare muri di ogni genere. E’ tempo di aprire gli occhi sulla realtà. La costruzione di un muro è sempre l’inizio di un’epoca buia.

La Grande Muraglia


Per 28 anni il Muro di Berlino è stato il paradigma del mondo. La rappresentazione di un pianeta diviso in due blocchi contrapposti: da una parte i buoni, i democratici, dall’altra i cattivi, i comunisti.

Oggi è il Muro di Trump a rappresentare la divisione più grande del mondo: non più tra i “buoni” e i “cattivi” ma tra i ricchi e i poveri.

Una divisione antica che si va materializzando. Da sempre i ricchi hanno innalzano muri attorno alle loro case. Oggi, in tante parti del mondo, i loro quartieri sono circondati da muri con una sola porta d’accesso guardata a vista da uomini in armi.

Il Muro di Berlino era stato costruito contro i tedeschi dell’Est, per impedire la loro fuga all’Ovest. Il Muro di Trump è contro i migranti, persone in cerca di salvezza e futuro.

Il Muro di Trump lungo la frontiera con il Messico non è che un breve tratto della Grande Muraglia che sta emergendo dal sottosuolo insieme a una moltitudine incontenibile di poveri e impoveriti di ogni latitudine.

Dietro alla Grande Muraglia abita quell’1% dell’umanità che si è impossessata del 99% della ricchezza del pianeta. Davanti alla Grande Muraglia si accalcano miliardi di persone che cercano un futuro dove ne intravvedono uno. Uno su quattro sono adolescenti e giovani che hanno una incontenibile voglia di farsi una vita. Oggi sono 1.8 miliardi. Entro 10 anni saranno un miliardo in più.

La Grande Muraglia, un po’ cemento, un po’ acciaio, un po’ filo spinato, un po’ soldi, un po’ invisibile, si allunga e s’innalza impietoso attraversando confini e popoli, città e quartieri, centri e periferie, mari e deserti. E’ capace di uccidere donne e bambini ma non riesce a spegnere i sogni. Anzi, li accende.

La realtà dei muri


Il mondo resta in gran parte uno spazio aperto. Eppure mai ci sono stati tanti muri come oggi.

Alla fine della seconda guerra mondiale erano 7. Trent’anni fa, nel 1989 erano diventati 16. Nei primi 10 anni dopo la fine della guerra fredda ne sono stati costruiti 14. Oggi gli studiosi dei muri ne hanno contati 77.

L’ultimo muro segnalato dalla cronaca è quello che la Turchia sta costruendo lungo il confine con la Siria. Un muro di guerra che non basta mai a sé stesso e deve essere continuamente difeso con le armi, gli eserciti e la guerra.

Come il muro di Erdogan c’è il muro di Trump tra gli Stati Uniti e il Messico e tanti altri: tra l’Ungheria e la Serbia, tra l’India e il Pakistan, tra l’India e il Bangladesh, tra la Corea del Nord e la Corea del Sud, tra la Georgia e l’Ossezia meridionale, tra la Spagna e il Marocco, tra la Turchia e l’Iran, tra il Marocco e la Sahara Occidentale, tra l’Iraq e il Kuwait, tra l’Arabia Saudita e lo Yemen, tra l’Ucraina e la Russia, tra le due metà di Cipro, tra l’Egitto e la Striscia di Gaza,…

Uno dei muri più odiati al mondo è stato costruito dagli Israeliani nella terra di Palestina, un “muro prigione” di centinaia di chilometri che attraversa e circonda Gerusalemme, Betlemme e tante altre città palestinesi, dividendo inesorabilmente famiglie e comunità, chiudendo l’orizzonte e il futuro di un intero popolo.

La realtà dei muri è violenta. I muri uccidono persone e dignità. Prima la dignità e poi le persone. Dal 2014 al 2018, l’Organizzazione Internazionale dell’Onu per le Migrazioni ha documentato la morte violenta di 32.000 persone ma nessuno può dire quanto grande sia veramente questa strage perché molti corpi non sono mai stati trovati o identificati. L’impatto umano di tutti questi muri è meno visibile del panorama tracciato dai muri stessi ma è incalcolabile.

Uno dei muri più micidiali del mondo è stato costruito a due passi da casa nostra, nel Mediterraneo. E’ un muro costruito sull’acqua, fatto di indifferenza, cinismo, ostilità, respingimenti, politiche violente. Contro questo muro, negli ultimi sei anni si sono infranti i sogni e le vite di almeno ventimila donne, uomini e bambini.

 

L’ideologia dei muri

Quella dei muri è una vera e propria ideologia politica globale che si va imponendo nel mondo e nelle relazioni internazionali. I suoi cardini sono: un crescente senso di insicurezza e di incertezza, la paura degli altri e dello sconosciuto.

Il discorso degli ideologi dei muri è semplice: “Fuori c’è un mondo minaccioso. Difendiamoci con un muro. Fermiamo chi cerca di superarlo.”

I costruttori di muri sono “imprenditori della paura”: persone spregiudicate che usano le paure della gente per accrescere il proprio potere e i propri soldi. Prima diffondono paure e insicurezze. Poi innalzano muri.

I fautori dei muri sono “terroristi” perché terrorizzano le persone ignare, a cominciare dai più poveri e vulnerabili come tanti operai e pensionati. Agiscono come i signori della guerra. E spesso sono le stesse persone.

Costruiscono muri. Poi li innalzano. Poi li allargano. Poi li fortificano. Poi li militarizzano. I ricchi e i potenti preferiscono i muri perché loro li possono attraversare quando vogliono. Per la povera gente i muri sono una prigione.

L’ideologia dei muri viola i fondamentali diritti umani ed è nemica del multilateralismo su cui si è retto, pur tra mille contraddizioni, il sistema delle relazioni internazionali dal secondo dopoguerra.

I muri hanno molte madri e padri


I muri sono figli della ricerca forsennata del profitto. Per tre decenni i muri sono cresciuti insieme alla globalizzazione selvaggia, alle disuguaglianze, all’impoverimento e all’isolamento di tanta gente, alla devastazione e frammentazione sociale di tante periferie, alla diffusione dell’ideologia della competizione spietata, alla cancellazione del “noi” e alla sua sostituzione con un “io” spietato. Più crescono le disuguaglianze, più cresce l’esclusione sociale più crescono i muri.

I muri sono figli del caos e dell’incertezza in cui è stato gettato il mondo dopo aver fermato il processo di democratizzazione e rafforzamento delle Istituzioni internazionali e l’affermazione del diritto internazionale dei diritti umani.

I muri sono figli della paura e della rabbia che questi processi economici e politici hanno generato distruggendo i sogni e la vita di tante persone.

I muri sono figli della cecità e della sordità di tutti quei dirigenti politici che in questi decenni non hanno voluto né vedere né sentire quello che andava succedendo.

I muri sono figli dell’ignoranza in cui viene tenuta, ancora oggi, tantissima gente.

I muri sono figli della solitudine in cui sono precipitate tantissime persone con l’esplosione della corsa al successo e all’arricchimento.

L’esplosione dei muri è la conseguenza di tutto questo.

La società dei muri

Non andiamoli a cercare solo nelle cartine geografiche. In questi anni i muri sono cresciuti dappertutto. Lungo i confini, nei paesi, nelle città, nei quartieri, tra i quartieri, tra le persone, dentro di noi. Sì, i muri sono fuori ma anche dentro di noi.

Ogni volta che viviamo un’esperienza dolorosa, che ci scopriamo vulnerabili, che sentiamo il morso della solitudine, che ci sale la paura, che sentiamo crescere l’insicurezza, ci sentiamo spaventati, smarriti, impreparati, incapaci di capire, ogni volta che ci capita di essere feriti induriamo il nostro cuore e innalziamo un nuovo muro. Qualche volta è solo un muretto temporaneo. Più spesso, dopo un mattone ne aggiungiamo un altro e poi un altro ancora.

E così, a forza di murare la nostra vita, un giorno ci scopriamo soli, isolati, vulnerabili e impauriti. E diventiamo matti.

Per questo i muri sono diventati uno dei grandi problemi del nostro tempo.

Le parole che costruiscono i muri


Prima del cemento armato, dell’acciaio e del filo spinato, i muri sono edificati dalle parole. Spesso si dice che alcune parole pesano come macigni e con quei macigni si costruisco muri.

Le parole possono innalzare muri alla velocità della luce. Anzi. Le parole precedono sempre i muri. Ne gettano le fondamenta e poi li innalzano.

Le parole peggiori sono quelle giudicanti, ostili, imperative. Costruiscono, innalzano, fortificano, allungano muri interiori inossidabili, impenetrabili.

I muri mediatici

Con le parole si costruiscono anche altri tipi di muri, molto diffusi nella società dell’informazione e della comunicazione. Sono i muri mediatici, quelli che nascondono e oscurano tanta parte della realtà del nostro tempo (persone, vite, problemi, processi, movimenti,…), quelli che alimentano paure, conflitti, ignoranza, individualismo e incomprensioni, quelli che isolano e silenziano le voci scomode al potere economico e politico, quelli che per ore e ore, tutti i giorni, ti raccontano ogni movimento labiale di tutti i politici di turno e non ti aiutano a capire niente, quelli che ti riempiono le giornate di parole lasciandoti sempre più vuoto, quelli che ti raccontano un fatto ma non vanno oltre la cronaca, quelli che ti accecano e non ti fanno capire, quelli che “parlano, parlano” ma non ti aiutano mai a cercare le soluzioni al problema. Contro i muri mediatici s’infrangono molti progetti concreti di pace, giustizia e cambiamento.
I muri mediatici sono costruiti ad arte per impedire la crescita della consapevolezza e della partecipazione democratica dei cittadini alla vita e al futuro del proprio paese e del mondo.

E’ bene saperlo

1. I muri non hanno mai risolto un problema. Al massimo lo hanno spostato più in là.

2. I muri sono falsi e bugiardi. Ti promettono sicurezza e poi ti tolgono la libertà.

3. I muri sono un inganno. Ti promettono protezione e poi ti lasciano più solo.

4. I muri sono prigioni. Ti chiudono lo spazio e poi ti soffocano.

5. I muri sono una fregatura. Costano un sacco di soldi e non servono a niente.

6. I muri sono barriere per le persone. Non per i problemi.

7. I muri non cancellano la paura. La anestetizzano.

8. I muri ti chiudono lo sguardo. E poi ti accecano.

9. I muri non spengono i sogni. Li accendono.

10. I muri sono confine contro convivenza, chiusura contro apertura, violenza contro cura, esclusione contro inclusione, egoismo contro condivisione, freno contro movimento, barriera contro incontro, dentro contro fuori, spazio contro tempo, prigione contro libertà, pietra contro cuore, ombra contro luce, illusione contro speranza.

I muri ci stanno facendo molto male

Ci stanno impedendo di risolvere i problemi che più ci assillano e ci minacciano. Dall’impoverimento al cambiamento climatico, al dramma della disoccupazione o del lavoro schiavo, alle guerre, alle migrazioni. Perché la ricerca delle soluzioni esige la cooperazione a tutti i livelli. Tra i governi, le istituzioni, i cittadini. Dalle città in cui viviamo all’Onu.

I muri ci stanno togliendo la libertà. Stanno distruggendo la nostra umanità e la nostra capacità di promuovere il pieno rispetto dei diritti umani fondamentali di ogni persona. Muro dopo muro stanno ridefinendo la nostra vita, i nostri spazi di vita, le nostre relazioni con gli altri.

I muri non cadono da soli

Serve la pressione di tanti.

Per abbattere i muri, visibili e invisibili, dobbiamo contrastare l’individualismo, la solitudine, le disuguaglianze, le ingiustizie, l’insicurezza, le persecuzioni, le violenze, le guerre, la corsa al riarmo. E impegnarci per riunire la famiglia umana, costruire la Casa comune europea, la Casa comune del Mediterraneo, l’Onu dei popoli, un ordine mondiale più giusto, solidale e democratico, la “sicurezza umana” anziché la “sicurezza armata” e una nuova società dove a tutti gli esseri umani vengano effettivamente riconosciuti la stessa dignità e gli stessi diritti fondamentali.

Dobbiamo partire dai luoghi che abitiamo, le città in cui viviamo. E’ qui che i nostri diritti e le nostre responsabilità si mettono in gioco. E’ qui che, insieme con la scuola, dobbiamo educarci ed educare al rispetto e alla promozione dei diritti umani. E’ qui che dobbiamo investire sui nostri giovani e sulla loro capacità di crescere in consapevolezza e responsabilità come cittadini del mondo. E’ qui che possiamo ri-costruire comunità dense di umanità. E’ qui che possiamo aprire veri e propri cantieri di pace. Domenica 11 ottobre 2020, in occasione della prossima Marcia PerugiAssisi, ci incontreremo e illumineremo i risultati di tutti questi sforzi.

L’alternativa alla società dei muri è un modo realmente nuovo di vedere, intendere e organizzare le relazioni tra le persone e i popoli, i rapporti con la natura, la società, l’economia.

L’alternativa alla società dei muri è la società dei fratelli e delle sorelle che il Santo di Assisi, la Costituzione e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ci hanno indicato. L’alternativa ad un mondo di muri è la costruzione di una fraternità universale, un mondo in cui ciascuno sceglie di agire verso gli altri in spirito di fratellanza e sorellanza.

Se pensiamo che tutto questo sia solo un sogno, un’utopia, prepariamoci al peggio.

PS. La buona notizia è che in ogni momento possiamo scegliere cosa fare: innalzare nuovi muri o abbatterli.

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