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Finito l’idillio tra Di Maio e Conte

 

Sciabolate contro Conte, sciabolate incrociate. Un giorno gli alleati di governo trovano nel Consiglio dei ministri un faticoso accordo sulla manovra economica del 2020. Il giorno dopo invece scattano i distinguo, le critiche, le secche richieste di modifica, gli  appelli a vertici di maggioranza per superare i dissensi sulle intese già siglate.

Così lunedì 21 ottobre  il vertice del quadripartito giallo-rosso è tornato a riunirsi a Palazzo Chigi ed è tornata una precaria concordia sulla spinosa questione dell’evasione fiscale: alcuni interventi slitteranno, altri saranno di nuovo affrontati.

Un giorno Matteo Renzi fa partite le sciabolate contro il governo Conte due. Chiede di non alzare ma di abbassare le imposte. Il leader di Italia Viva in particolare preme sul presidente del Consiglio per abolire “Quota 100” sul pensionamento anticipato,  le restrizioni all’uso del contante,  la sugar tax e l’aumento delle imposte sulle case in affitto, la stretta fiscale sui lavoratori a partita Iva. Ha chiosato: «Dire qualcosa di positivo e proporre idee non è lanciare ultimatum, ma fare politica».

Un altro giorno le sciabolate contro Giuseppe Conte, le più pericolose, arrivano da Luigi  Di Maio, contestato all’interno dei pentastellati dopo la clamorosa sconfitta nelle elezioni europee per mano di Salvini. Le sciabolate sono ancora più micidiali di quelle di Renzi perché segnano la fine del vecchio idillio: è stato proprio il capo politico grillino a volerlo alla guida di due governi,  prima con la Lega e poi con le sinistre. Anzi, quando ad agosto ha premuto per il nuovo esecutivo con Zingaretti ha elogiato Conte con parole superlative: «Sei una perla rara, un servitore della Nazione che l’Italia non può perdere».

Adesso, invece, l’ha messo in un angolo.  Ha confermato la piena fiducia nel presidente del Consiglio ma si è detto offeso dai suoi toni: «Mi meravigliano, ci sorprendono e ci addolorano». Ha sfiorato la rottura rivendicato il primato dei cinquestelle: «In politica si ascolta la prima forza politica che è il M5S, perché se va a casa il M5S è difficile che possa esistere una coalizione di governo». Ha calcato la mano sulle sue proposte «imprescindibili» per modificare la manovra economica: 1) la galera ai grandi evasori fiscali; 2) la mano leggera sulle tasse per commercianti, artigiani, liberi professionisti con partite Iva; 3) la conferma della “Quota 100”.

Il governo Conte due, già bombardato per non aver tagliato la giungla fiscale, rischia di crollare. Il leader di Italia Viva e il capo del M5S, tra tanti contrasti, hanno dei punti in comune ma contro il professore di diritto privato: sostengono la lotta all’evasione del presidente del Consiglio ma non vogliono che avvenga a spese dei piccoli imprenditori, degli artigiani e dei professionisti. Stesso discorso vale per il cosiddetto “cuneo fiscale”, il bonus di circa 40 euro al mese per i lavoratori dipendenti a basso e medio reddito «non deve avvenire a spese» dei lavoratori autonomi con partita Iva.

Conte è sul chi vive. Media invitando alla calma, ma usa anche la linea dura: «Qui bisogna fare squadra, chi non la pensa così è fuori dal governo». Ha confermato la volontà di tagliare le tasse e di combattere l’evasione fiscale:  «Il piano antievasione non può essere né smantellato né toccato. Io ho iniziato con il M5S che gridava onestà-onestà e tutte le forze politiche non devono tirarsi indietro».

Il 27 ottobre si voterà in Umbria per le regionali, le elezioni saranno anche una prima risposta sulla sorte del governo giallo-rosso. I cinquestelle, per la prima volta, sono alleati dei democratici in una tornata di elezioni amministrative. Se andrà male e trionferà il centro-destra a guida leghista saranno guai anche per il governo nazionale.

 

 

 

Sciabolate contro Conte, sciabolate incrociate. Un giorno gli alleati di governo trovano nel Consiglio dei ministri un faticoso accordo sulla manovra economica del 2020. Il giorno dopo invece scattano i distinguo, le critiche, le secche richieste di modifica, gli  appelli a vertici di maggioranza per superare i dissensi sulle intese già siglate.

Così lunedì 21 ottobre  il vertice del quadripartito giallo-rosso è tornato a riunirsi a Palazzo Chigi ed è tornata una precaria concordia sulla spinosa questione dell’evasione fiscale: alcuni interventi slitteranno, altri saranno di nuovo affrontati.

Un giorno Matteo Renzi fa partite le sciabolate contro il governo Conte due. Chiede di non alzare ma di abbassare le imposte. Il leader di Italia Viva in particolare preme sul presidente del Consiglio per abolire “Quota 100” sul pensionamento anticipato,  le restrizioni all’uso del contante,  la sugar tax e l’aumento delle imposte sulle case in affitto, la stretta fiscale sui lavoratori a partita Iva. Ha chiosato: «Dire qualcosa di positivo e proporre idee non è lanciare ultimatum, ma fare politica».

Un altro giorno le sciabolate contro Giuseppe Conte, le più pericolose, arrivano da Luigi  Di Maio, contestato all’interno dei pentastellati dopo la clamorosa sconfitta nelle elezioni europee per mano di Salvini. Le sciabolate sono ancora più micidiali di quelle di Renzi perché segnano la fine del vecchio idillio: è stato proprio il capo politico grillino a volerlo alla guida di due governi,  prima con la Lega e poi con le sinistre. Anzi, quando ad agosto ha premuto per il nuovo esecutivo con Zingaretti ha elogiato Conte con parole superlative: «Sei una perla rara, un servitore della Nazione che l’Italia non può perdere».

Adesso, invece, l’ha messo in un angolo.  Ha confermato la piena fiducia nel presidente del Consiglio ma si è detto offeso dai suoi toni: «Mi meravigliano, ci sorprendono e ci addolorano». Ha sfiorato la rottura rivendicato il primato dei cinquestelle: «In politica si ascolta la prima forza politica che è il M5S, perché se va a casa il M5S è difficile che possa esistere una coalizione di governo». Ha calcato la mano sulle sue proposte «imprescindibili» per modificare la manovra economica: 1) la galera ai grandi evasori fiscali; 2) la mano leggera sulle tasse per commercianti, artigiani, liberi professionisti con partite Iva; 3) la conferma della “Quota 100”.

Il governo Conte due, già bombardato per non aver tagliato la giungla fiscale, rischia di crollare. Il leader di Italia Viva e il capo del M5S, tra tanti contrasti, hanno dei punti in comune ma contro il professore di diritto privato: sostengono la lotta all’evasione del presidente del Consiglio ma non vogliono che avvenga a spese dei piccoli imprenditori, degli artigiani e dei professionisti. Stesso discorso vale per il cosiddetto “cuneo fiscale”, il bonus di circa 40 euro al mese per i lavoratori dipendenti a basso e medio reddito «non deve avvenire a spese» dei lavoratori autonomi con partita Iva.

Conte è sul chi vive. Media invitando alla calma, ma usa anche la linea dura: «Qui bisogna fare squadra, chi non la pensa così è fuori dal governo». Ha confermato la volontà di tagliare le tasse e di combattere l’evasione fiscale:  «Il piano antievasione non può essere né smantellato né toccato. Io ho iniziato con il M5S che gridava onestà-onestà e tutte le forze politiche non devono tirarsi indietro».

Il 27 ottobre si voterà in Umbria per le regionali, le elezioni saranno anche una prima risposta sulla sorte del governo giallo-rosso. I cinquestelle, per la prima volta, sono alleati dei democratici in una tornata di elezioni amministrative. Se andrà male e trionferà il centro-destra a guida leghista saranno guai anche per il governo nazionale.

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