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#OstiaSiamoNoi, una straordinaria iniezione di energia civile

 

Uno sente dire talent, e pensa all’ennesima riedizione della sfida tra giovani aspiranti cantanti che dilaga in tv. E invece càpita che possa essere, a sorpresa, una straordinaria iniezione di energia civile, di partecipazione, di voglia di cambiamento, e persino una lezione ‘dal vivo’ sul valore del giornalismo.

Perché lo spettacolo è stato realizzato a Ostia, periferia marina di Roma, ed a volerlo è stata Federica Angeli insieme all’associazione antimafia “Noi”, nata sul litorale proprio sulla scia della battaglia condotta dalla cronista di ‘Repubblica’.

Il ‘talent della legalità’ è andato in scena al Teatro del Lido pochi giorni dopo la sentenza che, nell’aula bunker del Foro Italico, ha confermato che il clan Spada è un’organizzazione mafiosa, alla quale sono stati inflitti tre ergastoli e condanne per altre decine di anni di carcere. Ragazzi e (soprattutto) ragazze provenienti da tutta Italia – attori, danzatrici, cantanti – hanno fatto capire con la forza emozionante della loro arte che la parola “legalità” si è degni di pronunciarla solo se la si sa incarnare nei comportamenti quotidiani, solo se si sa scegliere con chiarezza – con la chiarezza senza sfumature degli adolescenti – di stare dalla parte giusta. Come quegli studenti di Ferrara che, ragionando in classe sul libro di Federica “A mano disarmata”, sono arrivati a inventarsi un videogioco sulle decisioni che uno studente è chiamato a prendere se si vede offrire droga all’uscita di scuola.

La Fnsi, che in questi anni è stata al fianco di Federica nelle aule di tribunale, ha voluto essere con lei anche ieri, quando gli occhi le brillavano per la felicità e la commozione, a premiare la giovanissima ballerina che ha “danzato” la voglia di libertà dal ricatto mafioso. E intorno c’erano centinaia di persone, gli abitanti di Ostia che grazie innanzitutto al coraggioso lavoro di Federica si sono ritrovati: si chiama “valore sociale del giornalismo”, che sembra una formula retorica e che invece in quel teatro si poteva toccare con mano. La dimostrazione che, anche ai tempi della Rete, ci sarà sempre bisogno di qualcuno/a che le notizie le vada a cercare, non chiuda gli occhi e non chiuda le persiane se sotto casa vede un agguato mafioso e abbia, nel raccontare le azioni dei criminali, una determinazione più forte di una sacrosanta paura.

C’è cronaca e cronaca, veniva da pensare guardando Federica contesa dai giovani che volevano farsi un selfie con lei, e che la considerano giustamente un modello. C’è la cronaca morbosa, da guardoni, che scava senza pudore – anche in troppe ore di palinsesti televisivi – dentro drammi privati che meriterebbero solo un rispettoso silenzio. E c’è invece la cronaca che ti fa aprire gli occhi sul quartiere in cui vivi, ti racconta che il forno in cui vai a comprare la pizza è un negozio in mano alla mafia, ti aiuta a reagire e a diventare un cittadino. Un racconto dirompente che muove le indagini e più ancora smuove le coscienze. Un racconto che fa rinascere una comunità civile.

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