Istat ottimista +130mila occupati. Non è vero

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Le ore lavorate sono diminuite, crescono i dipendenti a termine, gli indipendenti, gli inattivi. Variazione nulla della Cig

Di Alessandro Cardulli

Siamo alle solite. Arriva la nota Istat e, guarda caso, in casa Rai in particolare, scatta un meccanismo irrefrenabile: aumentano i posti di lavoro. In genere è il Televideo che fa da apripista, poi lo seguono i telegiornali e qualche quotidiano on line. Per quanto riguarda la carta stampata qualche testata, benevola nei confronti di chi governa, ci prova, ma non offre grande risalto alla notizia. Torniamo perciò alla Rai, al Televideo, che titola: “+130 mila occupati in più nel secondo trimestre. Il tasso di disoccupazione scende al 9,9%, -0,4% rispetto al primo trimestre”. L’Istituto, forse per senso del pudore, parla di un leggero aumento e, ovviamente, di una  diminuzione della disoccupazione. Ma non è così, non è vero. Sarà bene ricordare che per “occupato” si intende una persona che ha lavorato perlomeno un giorno, almeno un’ora in modo regolare, cioè retribuita. Tanto per fare un esempio, un rider che fa due o tre viaggi per portare cibo al cliente viene considerato un occupato a tutti gli effetti. Lo ricorda Enrico Rossi, il presidente della Regione Toscana il quale afferma che “la disoccupazione scende ma gli italiani lavorano meno ore. Vuol dire che aumenta il lavoro precario e che aumenta la cassa integrazione mentre il Pil non cresce. Il tema della crescita e di un lavoro meno precario devono stare al centro dell’impegno del nuovo governo”.

Inutile tentativo di mascherare una situazione che resta grave

Aggiungiamo che l’istituto parla di una “riduzione” degli inattivi, coloro che non hanno lavoro né lo cercano. Insomma se non è zuppa è pan bagnato e tutto fa brodo pur di mascherare una situazione dell’occupazione che resta allarmante. Ci sia consentita una malignità: questi dati  sarebbero dovuti finire nelle mani del governo gialloverde con il quale vi era qualche “amicizia”. Invece sono finiti nelle mani del governo giallorosso, Pd-M5S-LeU. In fondo, si tratta di colori cambiati. Speriamo che  così non la prendano in casa del nuovo governo, presidente Conte. Perché la situazione economica del nostro paese resta fragile, anzi si aggrava. Si tratta del boom della Cassa integrazione, il 33,5 in più di ore nel mese di luglio e il 33,5% in più di ore di cassa integrazione. Boom della cig straordinaria: +50,2% anno su anno. C’è un altro dato che Istat  mette in secondo piano. Le ore lavorate sono scese, sia pur leggermente, su base congiunturale (-0,1% sul trimestre precedente) e hanno rallentato la loro crescita in termini tendenziali (+0,4%), cioè rispetto all’anno prima. “Queste dinamiche del mercato del lavoro si inseriscono in una fase di sostanziale ristagno dell’attività economica confermata, nell’ultimo trimestre, da una variazione congiunturale nulla del Pil”. Lo stesso Istat non può fare a meno di ricordare che  “nei dati mensili più recenti (luglio 2019), al netto della stagionalità, il tasso di occupazione e il numero di occupati mostrano un lieve calo rispetto al mese precedente”. Ancora, prosegue “a ritmi meno sostenuti la crescita del numero di occupati (+0,3%, +78 mila in un anno), dovuta ai dipendenti permanenti (+ 97 mila, ma non si conosce se a tempo pieno o meno) a fronte del calo di quelli a termine ( -16 mila) e degli indipendenti; l’incidenza dei dipendenti a termine sul totale dei dipendenti scende al 17,2% (-0,2 punti in un anno)”. Si tratta di quella rotazione dovuta anche al Decreto dignità, si arresta la crescita degli occupati a tempo pieno mentre prosegue l’aumento del tempo parziale; l’incidenza del part time involontario è stimata al 64,8% dei lavoratori a tempo parziale (+1,2 punti). Alla crescita dell’occupazione soprattutto nel Nord e più lievemente nel Centro (+0,7% e +0,1%, rispettivamente) si contrappone, per il terzo trimestre consecutivo, il calo nel Mezzogiorno (-0,3%). Sempre restando nel confronto annuale, “per il nono trimestre consecutivo si riduce il numero di disoccupati (-260 mila in un anno, -9,3%), coinvolgendo entrambi i generi, le diverse aree territoriali e tutte le classi di età. Ma occorre dire anche che dopo due trimestri di calo, torna ad aumentare il numero di inattivi di 15-64 anni (+63 mila in un anno, +0,5%)”. Ancora: scendono le ore lavorate per dipendente dello 0,6% su base congiunturale e dello 0,9 su base annua. Infine un dato interessante rivelato dal rapporto Istat riguarda la ricerca di lavoro. Rivolgersi a parenti, amici e conoscenti è la pratica più diffusa (82,7%, -0,7 punti); seguono l’invio di curriculum (65,4%, -0,5 punti) e la ricerca tramite internet (55,6%, -2,0 punti). Aumenta tuttavia sia la quota di disoccupati che ha contattato il Centro pubblico per l’impiego (22,3%, +1,1 punti) sia quella di quanti si sono rivolti alle agenzie di somministrazione (12,2%, 1,6 punti).

Dalle Regioni i commenti di Zingaretti, Di Berardino, Bonaccini. Cgil Sicilia: allarme rosso, declino dell’industria. Propaganda a buon mercato dai pentastellati. Salvini attaca la sinistra. Boschi, meglio se taceva

Diversi i commenti che arrivano dalle Regioni. Allarme rosso viene lanciato viene lanciato dalla Cgil regionale della Sicilia, che, con il segretario generale Alfio Mannino, lancia un appello alla regione “a raccogliere la sfida del programma del nuovo governo nazionale di una nuova politica industriale nel segno della sostenibilità ambientale”. “Come si evince dagli ultimi dati Istat relativi al secondo trimestre 2019 – rileva Mannino – nel manifatturiero si sono registrati 4 mila posti di lavoro in meno rispetto allo stesso periodo del 2018 e 9 mila in meno nell’edilizia per un totale di 13 mila posti di lavoro andati in fumo. Questo è un segnale preoccupante – sottolinea – perché una grande regione come la Sicilia non si può permettere un degrado industriale così galoppante”.

 Ne Lazio un record storico per quanto riguarda gli occupati

Dal Lazio arriva un  commento del presidente Nicola Zingaretti che è anche il segretario nazionale del Pd, il quale sottolinea che “nella Regione  si registra” un record storico di occupati, 2 milioni 419 mila, il dato trimestrale più alto di sempre, di cui parla anche Di Berardino l’assessore al Lavoro della Regione Lazio. “Gli ultimi dati Istat diffusi sul lavoro, relativi al secondo trimestre 2019, sono un’ottima notizia per il nostro territorio, con un calo di 55 mila persone in cerca di lavoro in un anno e si sommano a quelli sull’export di ieri –prosegue Zingaretti -che vedono il Lazio prima regione in Italia per la crescita delle esportazioni. Sono due indicatori di come la nostra regione stia affrontando con coraggio e determinazione le difficili sfide del mercato globale, caratterizzate da realtà economiche sempre più interconnesse e competitive. Sappiamo che c’è ancora molto da fare in Italia e nel Lazio per risolvere le tante criticità ancora presenti nel mercato del lavoro, ma gli ottimi dati di oggi sono un incentivo a continuare la strada intrapresa con le nostre politiche regionali messe in campo in questi anni, anche su internazionalizzazione, formazione e lavoro, per raggiungere nuovi importanti obiettivi”.

In Emilia Romana il Patto per il lavoro ha funzionato. Si conferma una efficace politica industriale

Il presidente dell’ Emilia Romagna, Stefano Bonaccini  sottolinea che quanto fatto in  Emilia Romagna   da tutte le parti sociali nel Patto per il lavoro, dai sindacati alle imprese, dagli enti locali alle università, dai professionisti alle associazioni del No profit,  conferma una efficace politica industriale, fatta di condivisione, investimenti pubblici e scelte in grado di guardare anche al futuro. “Naturalmente non possiamo sottovalutare nemmeno qui la congiuntura, le situazioni di crisi aziendali aperte, il fatto che permangono problemi di precarietà e sottoccupazione. È quindi indispensabile che il nuovo Governo punti come noi su lavoro, investimenti e formazione, contrastando il precariato, così come è indispensabile sostenere il potere d’acquisto dei salari e assicurare maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Propaganda a buon mercato  di Di Maio e di Nunzia Catalfo, neo ministro del lavoro

Dichiarazioni arrivano a getto continuo. Fra queste quelle di Nunzia Catalfo, nuovo ministro del Lavoro, la quale non resiste a dire che i numeri raggiunti in Emilia Romagna sono il risultato  che come  Movimento 5 Stelle “abbiamo messo in campo nei primi 14 mesi alla guida del Paese”, e annuncia che intende “portare avanti il percorso iniziato creando un mercato del lavoro sempre più inclusivo, con al centro il rispetto della dignità e dei diritti dei lavoratori”. Prossimi obiettivi, promette, sono: “salario minimo, fase 2 del Reddito di Cittadinanza e parità di genere nelle retribuzioni”. Il suo predecessore, Luigi Di Maio, ora alla Farnesina, non resiste alla tentazione di dire la sua. Per evidenziare che lui è il capo, plaude ai risultati rilanciando sui social i commenti . “Gli ultimi dati Istat ci consegnano cifre molto incoraggianti: il lavoro cresce e la disoccupazione cala. Siamo orgogliosi del lavoro fin qui svolto da Luigi Di Maio, che ora continuerà con il nuovo ministro del Lavoro Nunzia Catalfo e con quello dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli”. Occasione persa perché i dati Istat non sono per niente incoraggianti. Meglio Salvini, il quale se la cava con il solito attacco alla sinistra che non impressiona nessuno:  “Se qualcosa in Italia va bene io sono contento. Non sono come la sinistra, per cui tanto peggio va, tanto meglio è”.  Faceva meglio a tacere Maria Elena Boschi (Pd), magari rileggendo i dati Istat. “Se la disoccupazione è sotto il 10 per cento è merito del JobsAct, non di altro. Quando siamo partiti eravamo oltre il 13, adesso sotto il 10 per cento”.

Da jobsnews


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