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Il primo persecutore dei cristiani in Siria? Il regime 

 

Il dieci settembre di quest’anno, il Christian Broadcasting Network, CBN news, ha pubblicato un articolo intitolato: “Il regime di Assad è la minaccia numero uno per i cristiani della Siria dopo l’attacco intenzionale contro più di 120 Chiese”. E’ la presentazione di uno studio molto importante del Syrian Network for Human Rights ( SNHR) che documenta con foto satellitari, mappe interattive e grafici accuratissimi cosa è successo ai luoghi cristiani in Siria dal 2011 a oggi. Si tratta di evidenti e gravissime violazioni della legge internazionale che vanno dal lancio di bombe su luoghi di culto che non avevano insediamenti militari nelle vicinanze alla trasformazione di alcuni di essi in stazioni militari al brutale attacco armato.

La prima cosa che viene in mente di fare vedendo il report dell’SNHR è andare a vedere il prezioso grafico riassuntivo, quello che indica drammaticamente in 124 le chiese bombardate, o comunque danneggiate. Ecco qui i numeri riferiti: delle 124 chiese in oggetto 10 risultano colpite dall’Isis e 2 dal gruppo terrorista di Hay’at Tahrir al Sham, per un totale di 12. Quattro chiese poi vengono indicate a carico di “altri”, presumibilmente sempre jihadisti. Le varie fazioni delle forze di opposizione al regime, cioè i vari gruppi a vario titolo riconosciuti e non assimilati ai terroristi, vengono indicati come colpevoli di aver colpito 33 luoghi di culto cristiani. Ne mancano ancora 75, e sono 75 le chiese che il report indica come colpite dalle varie forze leali a Damasco.

Un rapido calcolo fa sobbalzare: il regime e le milizie ad adesso collegate arriva a un risultato sette volte superiore a quello dell’Isis. In totale quelli imputati al regime e suoi affini sono il 61% degli attacchi contro luoghi di culto cristiani.

Ma dove si trovano le chiese colpite dal regime? La mappa territoriale interattiva le evidenzia ad Aleppo, sei, ad Hama, una, ad Homs, 27, a Latakia, una, ad Idlib, sei, a Daraa, una, nella Ghouta ed altri dintorni di Damasco, 20, a Deir ez-Zour, 9, a Raqqa, una, ad Hasaka, una. Il dato che colpisce di più è quello di Homs: conquistata dai ribelli all’inizio della rivoluzione, Homs ha avuto 29 chiese militarmente attaccate e di queste ben 27, come disse subito padre Dall’Oglio non ascoltato dai vertici delle Chiese cristiane, risultano devastate da Assad e suoi amici. Il che ha senso, visto che è molto strana la tesi del regime e dei suoi sponsor che durante l’assedio di Homs rivoltosa siano stati gli stessi assediati ad autobombardarsi. Resta comunque la novità che a loro vengono imputate due delle 29 devastazioni.

Altro elemento importantissimo è quello relativo ad Aleppo. Qui il dettaglio completo ci fa capire l’enormità di quanto vi è accaduto con la divisione in versante pro Assad e versante islamico della città durante gli anni della battaglia di. Aleppo. Le chiese colpite in totale ad Aleppo infatti per il report sono 34 e di queste, come indicato, sei ad opera del regime e poi 3 dall’Isis, quando vi fu, e 24 dalle forze di opposizione e una da altri.

La precedenza temporale della battaglia di Homs rispetto a quella di Aleppo impone una domanda: perché il regime ha bombardato Homs colpendo senza alcun problema anche 27 chiese? La tesi del report è semplice e convincente: mentre i jihadisti attaccano i cristiani in quanto tali il regime attacca chiunque sia contro la sua dittatura, bombarda indiscriminatamente gli obiettivi che intende riconquistare ed ha sempre usato la provocazione settaria come arma per mettere le varie comunità in guerra tra di loro e così controllarle o ricattarle. Tutto questo spiega alcuni dettagli, come i sette assalti compiuti nel tempo contro la chiesa di Nostra Signora della Pace ad Homs.

Commentando questo studio il direttore del Syrian Network for Human Rights, Fadel Abdul Ghani ha detto: “ mentre sostiene di non aver commesso alcuna violazione della legge internazionale e che protegge lo stato siriano ed i diritti delle minoranze, il regime ha condotto operazioni di rilievo per sopprimere e terrorizzare tutti coloro che desideravano cambiamenti politici e riforme, senza alcuna distinzione di religione o di razza tra di loro, né mostrando scrupolo per la possibilità che questo comportasse la distruzione del patrimonio culturale siriano e lo smembramento delle minoranze religiose.”

La vera natura del regime siriano e quindi della devastante guerra che l’ha insanguinata e distrutta dal 2011 deve essere ancora scoperta, capita e questo studio sulla distruzione della chiese in Siria è una pietra miliare, fondamentale per capire cosa sia realmente accaduto e perché il regime siriano continua a rappresentare una minaccia per la pace in tutto il Mediterraneo.

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