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Non ci sono prove, dice la difesa. Venerdì la sentenza

 

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I difensori hanno chiesto l’assoluzione con formula piena dell’imputato Vitaly Markiv affermando che egli è del tutto estraneo alla morte del fotoreporter

Questa cronaca di Giacomo Bertoni è stata prodotta da Ossigeno per l’informazione in collaborazione con La Provincia Pavese, Unione Nazionale Cronisti Italiani, Ordine Giornalisti Lombardia per integrare le cronache dei media con un resoconto oggettivo, puntuale ed esauriente dello svolgimento del processo in corso al Tribunale di Pavia in cui è imputato il presunto responsabile dell’uccisione del fotoreporter italiano Andrea Rocchelli e del giornalista russo Andrey Mironov. Questo testo è stato pubblicato sul sito web ossigeno.info ed è stato inviato a Vienna al Rappresentante per la Libertà dei Media dell’Osce, che segue con attenzione la vicenda. Leggi qui i precedenti articoli

Mancano pochi giorni alla conclusione del processo per omicidio in corso a Pavia da dieci mesi contro il militare italo-ucraino Vitaly Markiv, unico imputato per la morte del fotoreporter Andrea Rocchelli, causata dall’esplosione di colpi di mortaio e altre armi da fuoco nel 20184 nella regione del Donbass in cui si scontravano formazioni nazionali e filorusse. Venerdì 12 luglio 2019 è attesa la sentenza, che sarà letta nella Sala dell’Annunciata in piazza Petrarca.

L’accusa, la difesa e le parti civili hanno già esposto le loro tesi. Venerdì 5 luglio, nell’aula della Corte d’Assise del Tribunale di Pavia, all’ultima udienza del processo, Donatella Rapetti, avvocato difensore di Vitaly Markiv ha contestato l’intero impianto accusatorio del Pm Andrea Zanoncelli, che aveva chiesto la condanna a 17 anni di carcere. Lo ha fatto partendo dagli accertamenti balistici. “Dall’istruttoria – ha detto – sono stati esclusi troppi reperti fondamentali. Non abbiamo le schegge estratte dal corpo di Rocchelli, il taxi, che abbiamo potuto vedere in video non è stato nemmeno repertato”.

Inoltre, ha aggiunto mancano numerosi dati relativi al giorno dell’attacco. “Non sappiamo con certezza neanche se quel 24 maggio del 2014 alle ore 17 Markiv fosse veramente in servizio – ha detto l’avvocato Rapetti -, non sappiamo se si trovasse nella sua postazione dalla quale poteva solamente intravedere la Zeus ceramica, dove è avvenuto l’attacco”.

Secondo la difesa, Markiv sarebbe estraneo a ogni responsabilità per la morte di Rocchelli. “Markiv era un soldato semplice della Guardia nazionale – ha ripetuto l’avvocato -, il suo compito era quello di segnalare eventuali movimenti sospetti. Li segnalava al suo comandante e poi era il comandante che doveva prendere le decisioni. La Guardia Nazionale era presente sulla collina con 45 uomini, ma era di supporto all’esercito ucraino, schierata con cento soldati preparati”.

La difesa ha poi contestato l’idea secondo la quale Rocchelli sarebbe stato ucciso in quanto giornalista scomodo: “Dalle carte emerge chiaramente che Markiv non odiava i giornalisti, anzi, li aiutava fornendo loro indicazioni, li metteva in guardia dai pericoli, e appena possibile si lasciava intervistare. Nessuno ha voluto uccidere Rocchelli in quanto era un giornalista italiano. La famiglia Rocchelli è sicuramente una vittima, ma è vittima di una guerra. Chiediamo che questa Corte d’Assise assolva Markiv per non aver commesso il fatto”.

La sentenza è prevista per venerdì 12 luglio. Data la grande affluenza prevista, e l’ingente numero di giornalisti accreditati, la presidente del Tribunale Annamaria Gatto ha deciso che la sentenza sarà letta nella Sala dell’Annunciata, in piazza Petrarca. Una sala di proprietà della provincia di Pavia, che sarà presidiata con speciali misure di sicurezza.

Intanto gli amici di Andy hanno fondato un’associazione no profit chiamata “Volpi scapigliate”, con l’obiettivo di tenere viva nell’opinione pubblica la storia del giovane fotoreporter pavese. GB

Da ossigenoinformazione

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