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La flat tax incrementale è incostituzionale

 

Rocco Artifoni 

Nel 2019 in Italia è entrato in vigore un surrogato della cosiddetta flat tax: si applica (con aliquota del 15%) soltanto alle partite IVA con ricavi non superiori a 65.000 euro. Di fatto si tratta di un ampliamento del preesistente regime forfettario con limite a 30.000 euro.

La norma è iniqua nei confronti dei lavoratori dipendenti (ai quali si applicano le aliquote progressive) e rischia di incrementare l’evasione fiscale a causa della non detraibilità dei costi di produzione e dell’esenzione dalla fatturazione elettronica (come ha sottolineato anche la Corte dei Conti).

Per il 2020 l’attuale governo sta ipotizzano una nuova versione della flat tax. L’idea che sta prendendo quota è che l’aliquota del 15% si applichi solo sui redditi incrementali. Un esempio per capire: se un contribuente ha avuto nel 2019 un reddito di 30 mila euro e nel 2020 denuncerà 40 mila euro, la tassa piatta verrà utilizzata soltanto per quei 10 mila euro di ricavi in più nel 2020.

Questa nuova versione della flat tax per certi aspetti è anche peggiore di quella attualmente in vigore.

Anzitutto, perché ne usufruiranno soltanto i contribuenti che avranno un aumento di reddito, cioè proprio quelli che avrebbero già un vantaggio dovuto a questo incremento. Inoltre, il guadagno sarà tanto maggiore quanto più elevata sarà la fascia di reddito: se l’aumento sarà nella prima fascia (che attualmente paga un’aliquota del 23% fino a 15.000 euro) il vantaggio sarà soltanto dell’8% (23 meno 15), mentre se l’incremento sarà relativo all’ultima fascia (aliquota del 43% sopra i 75.000 euro), l’imposta tagliata sarà del 28% (43 meno 15).

È evidente che questo sistema creerebbe palesi iniquità. Un contribuente che dichiara 30.000 euro nel 2019 e 50.000 euro nel 2020 avrà… Continua su liberainformazione

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