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Il messaggio di Papa Francesco, solo la globalizzazione poliedrica ha la risposta alle domande dell’oggi

 

C’è una domanda insidiosa che si rincorre da anni ogni volta che si parla di profughi, di migranti, di naufraghi salvati e portati in Italia. E noi? E i nostri poveri? Le ONG non pensano anche a loro? Non gli interessa nulla di chi è in difficoltà ma è italiano e non eritreo, siriano, nigeriano e così via? A questa guerra tra poveri, “prima i poveri nostri”, oggi ha risposto Papa Francesco con fermezza e chiarezza assoluta in occasione della messa che ha celebrato in San Pietro per ricordare che sei anni fa lui andò a Lampedusa. E cosa ha detto di così importante Jorge Mario Bergoglio ai suprematisti nostrani ma non solo a loro, a tutti gli opposti suprematisti? Per prima cosa gli ha ricordato di chi parliamo: “il mio pensiero va agli “ultimi” che ogni giorno gridano al Signore, chiedendo di essere liberati dai mali che li affliggono. Sono gli ultimi ingannati e abbandonati a morire nel deserto; sono gli ultimi torturati, abusati e violentati nei campi di detenzione; sono gli ultimi che sfidano le onde di un mare impietoso; sono gli ultimi lasciati in campi di un’accoglienza troppo lunga per essere chiamata temporanea.”

Ecco messo ben in chiaro di chi si parla, il Papa è passato a dire cosa rappresentino per noi e cosa voglia dire occuparsene: “Essi sono solo alcuni degli ultimi che Gesù ci chiede di amare e rialzare. Purtroppo le periferie esistenziali delle nostre città sono densamente popolate di persone scartate, emarginate, oppresse, discriminate, abusate, sfruttate, abbandonate, povere e sofferenti. Nello spirito delle Beatitudini siamo chiamati a consolare le loro afflizioni e offrire loro misericordia; a saziare la loro fame e sete di giustizia; a far sentire loro la paternità premurosa di Dio; a indicare loro il cammino per il Regno dei Cieli. Sono persone, non si tratta solo di questioni sociali o migratorie! “Non si tratta solo di migranti!”, nel duplice senso che i migranti sono prima di tutto persone umane, e che oggi sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata.”

Qui ci sono due indicazioni fondamentali: se si dimentica la persona umana nel caso degli uni non si dimenticherà la persona umana anche nel caso degli altri? I suprematisti mentono, non si può credere nella dignità delle persone come fosse una freccia, ora sì ora no. Se non ci si crede in un caso si finirà col non crederci anche nell’altro. Il secondo punto importantissimo riguarda gli scartati “ della società globalizzata”. Questa società globalizzata ha seguito una globalizzazione sbagliata, la globalizzazione dei mercati, della finanza, non la globalizzazione dei diritti. Dunque a chi, come Putin, dice che il liberalismo è obsoleto, Bergoglio spiega che è il liberismo speculativo e finanziario ad essere obsoleto, almeno per i 4/5 del genero umano. Dunque i liberali se vogliono ritrovare sintonia con i popoli invece che inseguire i populisti ammettano i loro errori di ieri e indichino una strada nuova. Quella della globalizzazione dei diritti, le tre t di cui Francesco parla da anni: tierra (la terra per vivere), techo (il tetto sotto il quale dormire), trabajo (il lavoro, che dà senso e dignità alla vita delle persone).

Così la messa di oggi celebrata per i migranti in San Pietro è diventata un avvertimento planetario: solo la globalizzazione poliedrica, rispettosa delle persone e delle culture, ha la risposta alle domande dell’oggi.

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