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Libra nos a malo

 

Parafrasando una frase assai nota di una preghiera cattolica, ma anche di una canzone decisamente laica; vorremmo provare a riflettere assieme a Voi sull’introduzione di una cripto-moneta,  nello stato libero e sovrano di Faccialibro, governato dal monarca assoluto Marco Zuckerberg primo. L’annuncio dell’introduzione della moneta di nome Libra dentro il micro-maxi mondo rappresentato dal social network di Menlo Park e che coinvolge ad oggi all’incirca due miliardi e mezzo di persone, è stato diffuso  dallo stesso king Mark qualche giorno fa. Battute a parte l’arrivo nel giro di un anno a partire da oggi, di una moneta di scambio esclusiva, coniata e diffusa  dentro a Facebook,  ha provocato numerose e perlopiù preoccupate reazioni in tutto il mondo. Come al solito noi vorremmo provare a ragionare assieme a Voi sul tema,  facendoci aiutare da una serie di esperti –  da noi medesimi selezionati – che sull’argomento si sono espressi nelle ultime ore, estraendo alcuni passaggi dagli articoli diffusi online dagli stessi sul tema specifico e su altri temi – a nostro avviso – assimilabili. Il concetto su cui vorremmo concentrarci inizialmente per mettere assieme i vari contributi è quello del valore dei dati. Nella nostra odierna società – come molti scienziati sostengono –  i dati sono:  il vero e unico carburante, il nuovo petrolio, l’unica e più grande ricchezza. Dice Luciano Floridi nel suo libro “La quarta rivoluzione – Come l’infosfera sta trasformando il mondo”:

Guardare alla natura di una persona come costituita dalle informazioni che le sono relative ci consente di comprendere il diritto alla privacy come un diritto all’immunità personale nei confronti di modificazioni sconosciute, indesiderate, o non volute, recate alla propria identità di ente informazionale sia attivamente che passivamente. Attivamente, poichè raccogliere, immagazzinare, riprodurre, manipolare, le informazioni di Alice, equivale ora a compiere dei passi nel furto o nella clonazione della sua identità personale. Passivamente, perchè violare la privacy di Alice può oggigiorno consistere nel costringerla ad acquisire dati non voluti, che alterano in tal modo la sua natura di ente informazionale senza il suo consenso. 

Problemi che hanno riguardato Google o Facebook e le policy della loro privacy rivelano un quadro simile. Come Kevin Bankston, avvocato dell’Electronic Frontier Foundation, ha osservato: la storia delle tue ricerche mostra le tue associazioni, credenze, forse i tuoi problemi medici, le cose che cerchi in Google ti definiscono; dati che sono in pratica una stampa di ciò che si sta svolgendo nel tuo cervello. Ciò che stai pensando di comprare, con chi parli, di cosa parli. Le domande che poniamo, ciò che stiamo cercando, identificano chi siamo molto meglio delle risposte che diamo, dal momento che mentono molto meno.

Qualche settimana fa, raccontando su queste colonne  un convegno che si è svolto a Milano presso l’Università Statale, abbiamo introdotto un argomento che ci sta molto a cuore, e di cui abbiamo parlato molte volte qui e nei nostri appuntamenti digit: la trasparenza degli algoritmi. La società attuale è sempre più modellata ad uso e consumo delle grosse compagnie che esercitano un sempre maggiore controllo sui dati. Dati  prodotti da ciascuno di noi, in modo massiccio, e più o meno consapevole. Le techno-corporation, descritte da Nicola Zamperini nel suo Manuale di disobbedienza digitale, come aziende-Stati sovrani. Perlopiù assoluti, in quanto a sovranità. Visto che dentro ai labili ma precisi confini di queste nazioni fluide e digitali, le uniche regole valide sono quelle imposte dai proprietari delle medesime techno-corporation. Dunque se dentro a questi nuovi Stati-Azienda si configurano regole ferree e al di sopra del diritto pubblico nazionale, costituzionale, e internazionale; come cambierà ulteriormente la configurazione della nostra società quando dentro a questi nuovi “Paesi digitali” comincerà a circolare anche una moneta sovrana? Rispetto al valore dei dati e al modo in cui bisognerebbe pensare di gestirli nel nostro presente,  attingiamo ad un documento fresco fresco di diffusione, redatto dal data scientist Luca Corsato che proprio sulle tesi enunciate nel corso del convegno milanese del 28 maggio scorso ha formulato alcune utili riflessioni:

L’impatto digitale ha esteso i confini della persona. Se ne parla in Dati alla mano: serve più democrazia di LSDI quando il sindaco di Milano Beppe Sala dice: Analizzare i modelli delle città più evolute e cambiare i propri modelli di organizzazione, i propri sistemi ed obiettivi.

E il giornalista e scrittore Michele Mezza dice: è necessario prospettare un nuovo patto sociale, che concepisca le comunità di utenti (città, territori, università, categorie professionali, gruppi di consumatori) come soggetti negoziali della potenza di calcolo.

Questi elementi  rientrano nel concetto ampio di “sovranità digitale” in cui ogni cittadino deve controllare i propri dati: le istituzioni pubbliche devono essere garanti verso i servizi privati perché l’esclusione dai propri dati è una limitazione alla propria libertà.

Ma questi concetti espressi in modo semplice e comprensibile da Luca Corsato non sono forse decisamente in contrasto con la visione del mondo che ci prospettano i nuovi assetti proposti dagli assetti degli Over the Top, che del mondo hanno evidentemente una visione molto personalistica, per usare un eufemismo? Una visione che ci viene ben descritta in questo passaggio di un recente articolo, proprio dedicato alla nuova cripto-moneta di Facebook, recentemente pubblicato da Nicola Zamperini:

le piattaforme contano su un popolo (gli utenti), dispongono di confini in un territorio digitaleenorme e limitato, hanno un’organizzazione burocratica e dei sovrani riconoscibili – i fondatori e gli amministratori -, dispongono del monopolio nell’utilizzo della forza all’interno di quei confini, fanno riferimento a norme generali che regolano l’esistenza all’interno dei loro confini (gli algoritmi e gli standard di comportamento delle comunità) e infine tutelano da sé i propri interessi nei confronti di altri Stati, degli organismi internazionali e di altri grandi… Continua su lsdi

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