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I segreti inconfessabili di uno dei comparti meglio protetti dell’industria italiana finalmente svelati nel libro-intervista di Mirko Gancitano

 

L’industria della moda vale il 4% del prodotto interno lordo del Belpaese. Una percentuale impressionante, per uno dei settori considerato dalla notte dei tempi come il fiore all’occhiello dell’artigianato italiano. Un comparto della nostra economia a sé stante ma dagli intrecci globali. Ed è forse proprio per questo motivo che l’immagine fornita in gran parte all’esterno sia quella di una roccaforte incantata e parimenti inespugnabile. Un microcosmo dai potenti custodi, ciascuno dei quali pronto a smentire tutto e il suo contrario pur di difendere lo status symbol imperante in un mondo che punta, per l’appunto, tutta la sua verve sull’estetica, su quella che potremmo definire una bellezza mutante, apparentemente al di sopra delle parti e di ogni ragionevole sospetto.

Tuttavia, al di là dei ponti levatoi calati dall’alto non è affatto un mistero ciò che spesso giace dietro quello che ancora oggi resta il più grande teatrino italiano. Quello che ci rende chic agli occhi dei popoli stranieri. Quello per cui è lecito parlare di Made In Italy. Non è un caso, infatti, quanto esso funga da esempio per tutti gli altri. Basti pensare alla filiera agroalimentare, la quale ha saputo reinventarsi ponendo al centro della propria propaganda commerciale l’italianità e la sua secolare tradizione. Una scelta intrapresa da molte agenzie pubblicitarie che la circondano seguendo in primis le orme tracciate dall’industria modaiola nei decenni passati: vere e proprie praterie sulle quali fiondarsi per dare vita ad una narrazione che esalti il sogno italiano in tutte le sue salse. Al netto di tali considerazioni, ancora oggi molti segreti legati allo sterminato universo fashion restano inconfessabili, ben protetti al cospetto di una passerella tutt’altro che luccicante. Una galassia che ha mostrato le prime fratture interne grazie alle scottanti confessioni di Kate Moss, la modella che ha stregato il mondo con la sua bellezza androgina e la sua estrema magrezza.

E nel mondo esistono diversi testi che hanno scandagliato il fondo del barile con il mero compito di far cadere l’immane velo che protegge tale sistema dagli scandali e dagli eccessi scaturiti perlopiù da un lavoro semplicemente impossibile da svolgere a velocità normali. Il libro “Champagne Supernovas” della giornalista del New York Post Maureen Callahan , ad esempio, è un testo memorabile. E’ il racconto dell’inarrestabile ascesa della Moss e delle follie che regnano nel suo mondo. Ciò nonostante, nel paese più rispettato in tale ambito mancava un’inchiesta snella e concreta che riuscisse a fare luce partendo soprattutto dal basso, dalle retrovie, dai quei piani inferiori le cui storie non sono mai marchiate a fuoco dal successo incontrollabile, bensì dalla disgustosa avidità di un arrivismo talmente sfrenato da far impallidire i caimani di Wall Street.

Processi infimi che scuotono le fondamenta di un settore che non conosce crisi, ma che a volte spreme come agrumi le proprie risorse umane, per poi sputarne i semi nella spazzatura di un anonimato che diventa il boia di tante carriere mancate. “Backstage – Che cosa c’è dietro la moda” (ed. Albatros) di Mirko Gancitano è a tal proposito un’inchiesta coraggiosa svolta da un esperto di comunicazione, nonché presentatore televisivo e profondo conoscitore degli ambienti modaioli. Un reportage che mette in luce le pochezze di un “quartiere elitario” gestito da pochi giocatori, ciascuno dei quali pronto a tutto pur di preservare la credibilità del proprio recinto. Gancitano punta a mostrare gli scheletri nascosti dentro diversi armadi, focalizzando l’attenzione sul lato umano di ogni storia. Nel testo sono raccolte testimonianze non sempre negative, ma fondamentali per comprendere appieno i mutamenti e le talvolta inquietanti vicissitudini che dominano le sfilate. Un libro-intervista, dunque. Un volume a suo modo necessario e decisamente intrigante.

Tra le sue pagine, troviamo svariate storie scottanti, come quella di Andrea, designer intraprendente che prova finanche a coniare un nuovo termine, “Ambiguo sessuale”, accentuando alcune leggi non scritte sulla fluidità sessuale in auge dietro il l sipario. C’è poi la storia di Piernicola, imprenditore fashion di successo finito improvvisamente nel baratro. E c’è anche Giorgia, giovane modella pentita di aver venduto il proprio corpo così come di aver sfruttato le persone al suo fianco. Non manca un prezioso focus sulla deriva social contemporanea, con tanto di intervista ad un’anonima fashion blogger che svela praticamente tutto ciò che caratterizza questo nuovissimo comparto dell’industria dell’apparire. Storie inedite finalmente svelate in un’inchiesta tanto coraggiosa, quanto emblematica.

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