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Giornata convulsa. Ue, verso la procedura di infrazione

 

I due volti del governo. Fratoianni: “Tria ha un gemello?”. Marattin, Pd, “c’è chi non distingue un Bilancio da un forno a microonde”

Di Alessandro Cardulli

“Ma Giovanni Tria ha un fratello gemello? Potrebbe essere questo il mio commento lapidario sul ministro dell’economia Tria dopo aver ascoltato la sua informativa al Parlamento sulla possibile procedura di infrazione dell’Unione Europea sui conti italiani”. Così Nicola Fratoianni, Sinistra Italiana. “Battute a parte, Tria riprende il mantra del deficit, delle regole europee da rispettare e soprattutto, dice chiaro, con buona pace di Di Maio e Salvini, che i risparmi sugli investimenti per il welfare (cioè le risorse non utilizzate per il sostegno al reddito e quota 100) non saranno utilizzate per nuove misure di welfare”. “Chi mente allora – prosegue l’esponente della sinistra – Tria o Di Maio e Salvini? Di questo passo vuol dire che presto si materializzeranno altri tagli alla protezione sociale delle persone, a partire dalla sanità pubblica – conclude Fratoianni – come abbiamo letto nei documenti del governo”. Partiamo da questa dichiarazione, molto allarmata di Fratoianni che ben delinea una giornata che mette in luce il disastro provocato dalla politica del governo gialloverde. Si inseguono dichiarazioni, l’una diversa dall’altra, da parte di esponenti del governo, ministri, sottosegretari. E lo sbando proprio mentre la possibilità della procedura di infrazione  da parte della Commissione Ue si fa sempre più vicina.

Il ministro dell’Economia al centro della bufera che si sta abbattendo sull’Italia

Ancora una volta insomma è il ministro Giovanni Tria, responsabile della “contabilità dello Stato”, al centro della bufera che si sta abbattendo sul nostro Paese, bufera che arriva con il vento che spira da Bruxelles. Lui, attuale  ministro dell’Economia, già professore dell’università di Tor Vergata di cui diventa preside della facoltà di  Economia, membro dell’American economic association e delegato del governo italiano nel Board of directors dell’Ilo (International Labour Office), gode la piena fiducia del Presidente della Repubblica, viene di continuo “sballottato” dai vicepremier Salvini e Di Maio, stando ai quali l’Italia sarebbe già sprofondata  in una crisi profonda. Il premier Conte avverte la gravità della situazione economica del nostro paese, l’isolamento in Europa, dà timidi segnali, guarda a Tria per mantenere un rapporto con la Ue, per evitare l’apertura della procedura di infrazione che si fa sempre più vicina. Ma non ha né la forza, né il coraggio di far valere le sue prerogative. Anzi, non ha proprio prerogative perché non è il capo di un governo che ha un programma concordato fra le forze politiche che lo sostengono. Ha un “contratto” da far rispettare, una cosa a me e  una a te, fra la Lega di Salvini e M5S di Di Maio, con Casaleggio e Grillo che ne sono i titolari.

Giornate convulse dopo l’accordo in notturna fra il premier e i vice

È questa situazione che provoca giornate convulse come quella che ha fatto seguito all’accordo in  notturna stipulato fra Salvini e Di Maio dai quali a Conte è stato confermato il mandato di “guidare” la trattativa con la Commissione Ue. A Tria l’ingrato compito di “tutelare” nel confronto con Bruxelles i pilastri del contratto di governo gialloverde, la flat tax, quota cento, reddito di cittadinanza. Come fare?  Elementare, direbbe Scherlock Holmes, usando il deficit di Bilancio. A Tria l’ingrato compito di garantire, insieme, che siano toccate le risorse per il welfare. Cosa che è impossibile stante il debito pubblico che ci portiamo sulle spalle. Tria e Conte hanno partecipato alla assemblea di Assonime l’associazione nazionale delle società per azioni presieduta da Cipolletta Il ministro ha assunto l’impegno di “centrare gli obiettivi” prendendo anche le necessarie contromisure. Concorda il premier Conte per il quale lo sforzo per evitare la procedura d’infrazione europea “è massimo”. Un impegno che però non contempla la disponibilità a mettere in pista una manovra bis perché sarebbe dannosa per la già fragile economia tricolore.

Mentre il premier e il ministro si preoccupavano di rilasciare dichiarazioni diciamo “pacifiste” a fronte delle parole di guerra alla Ue che arrivavano in sintonia dai pentastellati e dai leghisti, da Bruxelles filtravano notizie sui lavori del Comitato tecnico riunito per esprimere una opinione e una valutazione sulla proposta della Commissione per l’apertura della procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, presente per l’Italia il direttore generale del ministero dell’Economia, uomo di fiducia del ministro Tria. A fine mattina proprio mentre Tria concludeva la seduta della Camera arrivava la notizia. Il Comitato si esprimeva a favore della apertura della procedura contro l’Italia. Di fatto, il via libera ai passi successivi per avviare effettivamente la procedura, cosa che avverrà se nel frattempo non sarà raggiunto un accordo tra Commissione e Governo italiano sulle misure necessarie per rimediare alla mancata riduzione del debito nel 2018 e per assicurare che nel 2019 e nel 2020 sarà assicurata una diminuzione del debito/pil in linea con il patto di stabilità. Siccome le notizie tristi non arrivano mai sole dalla Lettonia arrivava la proposta di candidare nuovamente a Commissario il vicepresidente della Commissione Ue   Dombrovskys, uomo non gradito ai gialloverdi italiani.

È questo il quadro in cui Tria prendeva la parola alla Camera. Un intervento, se così possiamo dire, nel segno della buona volontà, nel tentativo di non provocare rotture traumatiche con la Commissione. Anche se la situazione economica del nostro paese non è delle migliori. Valgono due dati: il calo della produzione industriale e la spesa delle famiglie che è cresciuta meno dei prezzi. Considerando il tasso di inflazione dell′1,2%, in termini reali la spesa diminuisce dello 0,9%, segnando una contrazione per la prima volta dal 2013. Si è interrotta così la moderata dinamica positiva registrata dal 2014 al 2017.

I ministri gialloverdi abbandonano la seduta dopo l’intervento di Tria

Tria ha tenuto la sua relazione, presenti in Aula tra i banchi del governo anche il  ministro per i Rapporti col Parlamento Riccardo Fraccaro e quello della Salute Giulia Grillo. I quali però, quando il clima si è riscaldato per gli interventi dei grillini e dei leghisti, non in linea con Tria, non condividendo la sua prudenza, il tono insomma di uno che non vuole spaccare, rompere le porte, verso metà del dibattito si sono dati. Lo hanno lasciato solo. Un segnale anche per Conte che vuole evitare rotture e sottolinea che la “filosofia del governo rimane la stessa: no all’austerity e no alle misure recessive. Ora massima attenzione sulle azioni concrete per la crescita del Paese e determinati a scongiurare la procedura d’infrazione”. Lo vada a dire e quei deputati che si sono scatenati ed hanno rilanciato la linea dura di Salvini e Di Maio. Come prima dell’ultimo, inutile vertice, in cui hanno fatto pace, si  fa per dire, i due vice, imprigionando Conte e Tria che, però, si lasciano facilmente imprigionare. In poche parole cosa ha detto Tria, di tanto rivoluzionario da provocare l’ira di grillini e leghisti?

Spiccioli di deficit, invece che al 2,4 al 2,2. Un risparmio pari allo 0,07 del Pil

Ha ricordato quanto le previsioni siano in evoluzione e che – alla luce dell’andamento delle entrate tributarie – a fine anno il deficit/Pil potrebbe essere al 2,2 invece del 2,4% ad ora preventivato. Poi, dal “minor utilizzo delle risorse previste” per reddito di cittadinanza e quota 100 potrebbe arrivare un risparmio “pari allo 0,07% del Pil (1,2 miliardi di euro, ndr), facendo attestare il deficit al 2,1%, questo senza incidere sui servizi per il welfare”. È interesse del governo – ha spiegato Tria – “normalizzare definitivamente le condizioni del nostro mercato dei titoli di Stato, la cui solidità è fondamentale non solo per i risparmiatori e le istituzioni finanziarie, ma anche e soprattutto per una vera ripresa dell’economia”. Per il titolare delle Finanze, il governo “è determinato a perseguire il fondamentale obiettivo di saldo strutturale e ad adottare tutte le cautele e le iniziative funzionali al raggiungimento di tale obiettivo”. Conte nelle sue numerose dichiarazioni lo aveva spalleggiato: “La filosofia del Governo rimane sempre la stessa: no all’austerity e no alle misure recessive. Ora massima attenzione sulle azioni concrete per la crescita del Paese e determinati a scongiurare la procedura d’infrazione”. Come punti da uno scorpione mentre Tria rimane in solitudine, se ne vanno i ministri, non si sa mai, visto che si parla di rimpasto. E parte l’attacco. Per primo lo porta un giovanotto, ex sindaco di  un piccolo comune, del Veneto se non andiamo errati, già studente di scienze politiche internazionali, pensate un po’.  Si scatena, di fatto, contro la linea Tria,  se la prende contro il Pd, responsabile di ogni sciagura. Annuncia  un ordine del giorno su come si deve muovere il governo, Tria in testa. Fico lo richiama e gli spiega che essendo una riunione “informativa” non si possono presentare ordini del giorno.

Borghi (Lega): La Ue non è in buona fede e ordina al ministro: “Lo accerti”

Ma lui manco lo sapeva. Ci pensa il presidente della Commissione Bilancio, il leghista Borghi a dare la linea. “Il fatto che ci venga addebitata una procedura di infrazione perché siamo fuori dello zero virgola mi fa dubitare che ci sia buona fede” da parte dei commissari europei. “Lei ministro – ha intimato il leghista – accerti che ci sia questa buona fede altrimenti bisogna avere un altro tipo di approccio. Porti con lei il messaggio forte che è arrivato dagli italiani alle ultime elezioni: no nuove tasse, non perché siamo lazzaroni, ma perché da noi sono già le più alte d’Europa”. E “no manovre correttive perché lo scostamento è minimo”. A meno che “non si chieda formalmente l’umiliazione dell’Italia: se dobbiamo farci vedere inginocchiati per averla buona, se l’unica cosa che ci chiedono è l’umiliazione formale, lo Stato deve andare a testa alta davanti a queste persone”. Questa è la linea che emerge, sconfessione, nei fatti, del ministro. Verrebbe da dire che Tria doveva saperlo, doveva attendersi una rabbiosa reazione da parte di Lega e Cinquestelle. Tria a nostro avviso ha fatto un intervento pienamente collocato  all’interno della politica gialloverde. Forse avrebbe dovuto capire già da tempo con che razza di alleati si trovava, di quale compagnia facesse parte. Ai problemi reali, alla drammatica situazione in cui si trova il nostro paese date le disastrose scelte politiche del governo si richiamavano in particolare Marattin  (capogruppo Pd in Commissione Bilancio) e Fornaro (capogruppo di Liberi e Uguali).

Marattin (Pd) affermava: “Tria ci è venuto a dire che  non si spenderanno i risparmi di reddito di cittadinanza e Quota 100. I due vicepremier continuano a dire che quei risparmi saranno spesi in politiche per la famiglia. Tria ci è venuto a dire che nel 2020 il rapporto deficit/Pil scendera di altri 3 decimali – sono circa 6 miliardi. I suoi vicepremier ci dicono che nel 2020 spenderemo decine di miliardi per la flat tax. Tria ci ha detto che l’aumento dell’Iva non è una clausola ma legge dello Stato. I suoi due vicepremier continuano a giurare e spergiurare che non ci sarà mai aumento dell’Iva. Tria è venuto a dirci che dobbiamo normalizzare le condizioni del nostro debito pubblico. I suoi due vicepremier sono venuti a dirci che, in fondo, del debito pubblico possiamo infischiarcene perché tutto quello che è desiderabile è possibile. Tria ci spieghi a quale governo stiamo guardando: al suo o a quello dei due vicepremier Salvini e Di Maio? Tria sa che la situazione economica italiana è fragile e rischia di diventare grave all’improvviso? Quando gli stati vanno incontro a guai seri non lo fanno mai con troppo preavviso. Noi stiamo andando incontro all’estate e in estate gli scambi sono più rarefatti quindi bastano piccoli movimenti del mercato per far peggiorare la situazione dei nostri conti pubblici e di converso dei nostri istituti bancari”, ha aggiunto Marattin. “Attenzione perché alla fine la responsabilità di quello che sta per accadere la storia la assegna per nomi e cognomi”. Marattin poi se ne esce con una battura efficace visto il livello di alcuni interventi. “C’è anche chi nella maggioranza non distingue un bilancio da un forno a microonde”.

Fornaro (Leu) dal canto suo sottolinea che “i nodi stanno venendo al pettine. Oggi più che mai siamo isolati in Europa. Un anno di propaganda antieuropea non ha prodotto nessun risultato sul cambio delle regole Ue e sul patto di stabilità. Modifiche che sarebbero state utili e necessarie”. “ L’Italia –prosegue – sta  peggio di prima ma sicuramente non  ha bisogno di una guerra frontale con l’Europa. È necessario confrontarsi con l’Ue sulla modifica delle politiche di austerity imposte dal pensiero unico neoliberista attente più ai parametri del debito che ai tassi di disoccupazione per avere più crescita, più occupazione e meno diseguaglianza. Solo la crescita può abbattere il debito. L’Italia è un grande paese e può farcela anche da sola. La continua guerra in chiave elettorale ha danneggiato il nostro Paese. Alla fine di tutto questo percorso non siano i soliti noti, dipendenti e pensionati, a pagare il conto. Conto fatto di tagli alla sanità e al welfare. Basta propaganda, è ora di rilanciare insieme all’Europa la nostra economia nel segno dell’equità”, conclude Fornaro.

Renato Brunetta  responsabile economia FI chiede al ministro Tria: “lei e Conte avete il mandato per trattare con la commissione Europea? Sennò lo dica chiaramente: è aperta la crisi di governo, non c’è più il governo. Se i due azionisti di maggioranza hanno una posizione diversa alla vostra – ha aggiunto – allora è crisi di governo. Lei e Conte avete mandato pieno per trattare con la commissione Ue. L’avete? – ha continuato – Questo ci deve dire. Si farà la manovra correttiva? Perché sennò, attenzione a sfidare la commissione Ue, se venisse aperta davvero la procedura di infrazione sarebbe gravissimo per il nostro Paese. L’Italia è isolata è l’ultima ruota”.

La responsabilità delle forze politiche e sociali che guardano ad un altro futuro per l’Italia

Si chiude così una giornata terribile. Non sarà l’ultima. Le forze politiche e sociali che guardano ad un altro futuro possibile per l’Italia portano una grande responsabilità. In primo luogo impedire lo scempio che i gialloverdi stanno facendo del nostro paese, delle istituzioni democratiche che sono a rischio, giorno dopo giorno. Una grande e unitaria mobilitazione a partire dal sostegno, senza se e senza ma, ai lavoratori che con Cgil, Cisl,  Uil si battono per una nuova politica economica e sociale, a partire dalla difesa del posto di lavoro, stabilendo un rapporto con le nuove generazioni che scendono in piazza, difendono l’ambiente, vogliono lavoro, vivono l’Europa come la loro patria, non guardano al colore della pelle, propongono una nuova solidarietà.

Da jobsnews

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