Sei qui:  / Opinioni / Via Siri, Di Maio ridimensiona Salvini

Via Siri, Di Maio ridimensiona Salvini

 

Fuori Armando Siri. Il sottosegretario leghista ai Trasporti, indagato per corruzione, alla fine esce dal governo dopo tre settimane di furenti scontri tra Di Maio e Salvini. Il segretario del Carroccio lo ha difeso a spada tratta: «Siri deve restare al suo posto». Il capo politico del M5S ha continuamente martellato: «Siri si deve dimettere da sottosegretario».

Alla fine l’ha spuntata il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, sostenuto dal presidente del Consiglio. Giuseppe Conte, nel Consiglio dei ministri di mercoledì 8 maggio, ha deciso la revoca dell’incarico a Siri. Di Maio ha vinto la partita con il suo collega-antagonista di governo Matteo Salvini, grazie anche all’intervento del presidente del Consiglio.

Conte, con deciso garbo, ha spintonato il sottosegretario fuori dell’esecutivo. Salvini difendeva l’innocenza di Siri, suo importante consigliere economico, teorico della flat tax, rinviando le sue dimissioni a una eventuale condanna della magistratura. Di Maio e Conte, invece, reclamavano le dimissioni come atto di opportunità politica. Del resto anche il M5S ha avuto i suoi guai con la giustizia. Marcello De Vito, presidente del consiglio comunale di Roma, arrestato per corruzione, è stato immediatamente espulso dal M5S.

Salvini non corre più come un treno. È un brutto colpo, subìto in piena campagna elettorale per l’attesissimo voto europeo del 26 maggio (un’altra tegola è arrivata con l’indagine per abuso d’ufficio del leghista Attilio Fontana, presidente della regione Lombardia). Il vice presidente del Consiglio, ministro dell’Interno e segretario del Carroccio è stato pesantemente ridimensionato da Di Maio.

Dall’inizio di aprile il vice presidente del Consiglio cinquestelle ha cominciato a replicare con toni duri, colpo su colpo, al collega di governo leghista sempre più in testa nei sondaggi elettorali con oltre il 30% dei voti e sempre vittorioso nelle varie elezioni regionali nell’ultimo anno (Sardegna, Abruzzo, Molise, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige). La protesta populista sempre di più si è riversata sui leghisti abbandonando i pentastellati. Di Maio ha temuto “un omicidio” del M5S così sempre di più ha alzato i toni dello scontro con Salvini. Più il segretario della Lega si è spostato verso l’estrema destra (sui migranti, sulla sicurezza, sull’Europa, sulla scuola) più lui ha riposizionato il M5S verso sinistra difendendo la Resistenza anti-fascista e aggiungendo la proposta del salario minimo orario a quella, realizzata, del reddito di cittadinanza.

L’obiettivo di ripetere il successo delle elezioni politiche del 2018 con il trionfale 32% dei voti è estremamente improbabile. Il “sorpasso” della Lega di Salvini nelle elezioni europee appare molto probabile, ma già superare il 20% piazzando il M5S al secondo posto davanti al Pd di Zingaretti sarebbe un buon risultato. Se invece i grillini scendessero sotto il 20% superati anche dai democratici sarebbe un disastro: sarebbe in pericolo la stessa leadership di Di Maio già contestata dall’ala movimentista cinquestelle. Gli ultimi sondaggi, però, hanno fatto tornare il sorriso al capo politico pentastellato: la Lega perde colpi; il M5S è in ripresa, recupera la seconda posizione con quasi il 23%, piazzandosi prima del Pd. Sia Salvini sia Di Maio escludono la crisi di governo e rilanciano: l’esecutivo andrà avanti «per altri quattro anni». Dopo il 26 maggio, scrutinati i voti per le elezioni europee, si vedrà.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE