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La “favoletta” del c.d. decreto bis e la realtà dell’ordine pubblico

 

Tra le sconcertanti dichiarazioni che mi è capitato di leggere e di sentire in questi giorni a proposito dell’annunciato c.d. decreto bis sulla sicurezza del Ministro dell’Interno, ci sono le osservazioni fatte dal vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi nella intervista rilasciata al Corriere della Sera del 18 maggio scorso.

Alla domanda di cosa fosse “indispensabile approvare” nella ipotetica imminente riunione del Consiglio dei Ministri, l’esponente del Governo ha fatto deciso riferimento al “sicurezza bis” precisando che “è un provvedimento fondamentale a contrastare mafie e criminalità organizzata”.

Così, mentre a Napoli anche il  Ministro dell’Interno prometteva “un piano nazionale unitario contro le mafie”, sono andato a rileggermi lo schema del decreto legge in questione “recante disposizioni urgenti in materia di ordine sicurezza pubblica” pensando ad una mia imperdonabile disattenzione in occasione della prima lettura di alcune ore prima.

Dodici articoli in tutto senza, tuttavia, trovare tracce evidenti di lotta alle mafie e alla criminalità organizzata.

Immaginando che il provvedimento possa essere presentato subito dopo le imminenti lezioni europee, quando sarà, forse, più chiaro anche lo scenario politico nazionale, diamo conto, sinteticamente, di cosa tratta il decreto.

Con l’art. 1 si apportano modifiche al testo unico sull’immigrazione ed in particolare all’art 12 prevedendo sanzioni amministrative (di modesta efficacia deterrente) comminate dai Comandi delle Capitanerie di Porto a quelle navi che, soccorrendo migranti in… Continua su liberainformazione

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