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Giuseppe Grandolfo era mio padre

 

di Vanessa Grandolfo

IMG-20190201-WA0052Il dolore, purtroppo, è uno stato d’animo che ho conosciuto fin dalla più tenera età. Sono sempre stata una bambina molto gioiosa, sorridente, difficilmente avevo il broncio. Ero anche capricciosa come può esserlo una bambina di cinque anni. Poi ho conosciuto il dolore. Mi ricordo mia madre, quel fatidico giorno; capii senza che lei mi dicesse nulla… Io quella sera dormivo; era molto tardi. Sapevo che da un momento all’altro sarebbe arrivato mio padre ma il giorno dopo sarei dovuta andare a scuola, quindi andai a dormire convinta che sarebbe tornato.
Del giorno dopo conservo proprio delle immagini nitide: di mia madre e mio fratello, con un volto diverso, senza luce. Mi ricordo che vennero tutti i miei parenti, ma io non riuscivo a capire; ricordo perfettamente soltanto che stavo per andare in bagno; guardo mia madre e dico: “Mamma, papà dov’è?”. Mia madre non mi risponde e io scoppio in lacrime.
Sono quelle verità che non ti vengono dette ma, soprattutto, quando si è piccoli, te le vai a prendere: io avevo capito; avevo capito che mio padre non c’era più. Non sapevo come, non mi interessava fondamentalmente. Però sapevo che non c’era. I miei parenti e mia madre, donna coraggiosa, di una forza incontenibile, tendevano a proteggermi; ero la piccola della famiglia, ma io volevo sapere.
Quindi, dopo un po’ di tempo, già quando ero piccola, andavo a ricercare su internet. Perché mia madre mi disse che mio padre non stava bene, si era sentito male, e che quindi una malattia l’aveva portato via. Invece non è stato così; ho voluto conoscere questa verità e poi con coraggio sono andata da mia madre dicendole di voler sapere, di volere conoscere da lei in primis, anche se da questo ne avrebbe ricavato dolore.
Mio padre era affaccendato perché ad aprile ci sarebbe stata la comunione di mio fratello, un momento piacevole, che per amor suo abbiamo comunque trascorso con tutta la famiglia; ma è una dei ricordi più brutti che abbiamo. Ho delle foto in cui ogni volta io mi allontano; guardando quelle fotografie nell’album… ho proprio una sensazione di vissuto, perché ti metti lì a collegare tante cose, cerchi di dare la colpa a un qualcosa o un qualcuno, a cui poi negli anni sono riuscita a dare anche un nome. Questi sono i ricordi che turbinano nella mia mente ma il dolore – quello sì – mi ha accompagnata, mi ha cresciuta, mi ha costruita… mi ha reso più matura.
Mio padre da piccola mi ha sempre avvicinata alla lettura, io mi ricordo che ero piccolissima: avevo quattro anni o poco più e iniziavo già a leggere. Mio fratello era gelosissimo; ricordo che mio padre prendeva la scatola del formaggio “Philadelphia” e mi diceva: “Cosa c’è scritto qui?”; e io: “Philadelphia!”. E mio fratello piangeva perché era geloso. Mio padre mi ha passato l’amore per la lettura, per la letteratura. Veniva gente, amici, venivano a casa per scegliersi il libro, tipo biblioteca. Infatti devo sempre ricontattare le persone che hanno preso in prestito i libri senza riportarmeli. Sono gelosissima dei miei libri. E quindi appunto, tra i ricordi che ho , ho questo, mi ha trasmesso la passione per la lettura, mi leggeva tanto, tanti racconti, era un amante della letteratura. Mi leggeva anche Leopardi e Pascoli. Amo Pascoli. Questi momenti di lettura, di racconti, erano fondamentali, la sera mio padre tornava e ogni tanto mi leggeva un racconto, io ero piccola piccola, prendevo questi libri e li sfogliavo. Mio fratello continuava ad arrabbiarsi. Ho sempre tenuto vicino a me tutto quello che può portare in vita e porta in vita mio padre. Come il suo profumo. Abbiamo il suo profumo a casa e io ogni tanto me lo spruzzo, per dirti. Anche il fatto che mia madre l’abbia conservato, sta a indicare quegli aspetti che lo riportano in vita, come il profumo stesso.
Ho vent’anni e ho difficoltà a relazionarmi con i miei coetanei perché mi sento più grande, nel senso proprio di responsabilità, di visione del mondo, di essere, di come essere, nella società. Ho una forte etica, ho un forte codice morale dentro di me. Ho sempre creduto di poter cambiare le cose, di poter essere quella goccia essenziale, nonostante fossi solo unica, solo una. Sto conseguendo la laurea in scienze dell’educazione e della formazione per lavorare in ambito sociale. Poi vorrei specializzarmi nell’ambito della criminologia. Io mi sono buttata dentro di me e ho aperto il mio vaso di Pandora: perché mi sono messa di fronte al nemico, fondamentalmente. Ma da qui ho capito che non è la strada che voglio imboccare, non voglio prendere criminali e buttarli nelle celle.
Sono un’educatrice e credo nella rieducazione, credo nel recupero, credo nel miglioramento; ero molto arrabbiata; quando ero piccola, quando ero un’adolescente, volevo incontrare questi uomini, volevo essere una poliziotta; ho passato in rassegna tutte le professioni nella mia mente. Ma sono arrivata oggi a dire che non provo rabbia, quella l’ho provata ed è andata via.
Provo dolore e provo anche un po’ di compassione per queste persone, per quello con cui noi abbiamo e avremo a che fare. La famiglia della “Mulino Bianco” io l’ho avuta, l’ho avuta per un po’ di tempo e sono stata anche fortunata. Perché mio padre era eccezionale. E se dico questo significa che abbiamo passato dei momenti così belli insieme… ho dei ricordi così belli che il tempo non li ha potuti portare via. C’è stato un periodo in cui chiedevo ai miei familiari di scrivermi di mio padre; volevo sapere tutto. Ma ho notato che loro vivono questa ferita che sanguina.
Oggi sono passati anni e anni, ma non ce ne siamo tutti ancora capacitati. Eppure c’è questa mia voglia, proprio di andare a fondo, di renderlo immortale. E al di là dei ricordi che ho – non tantissimi perché comunque ero molto piccola – la sua essenza io l’ho sentita e la sento tuttora. Parlavo con lui, ci parlo, mi confronto, lo sento. È un legame indissolubile, nel momento in cui credi che c’è, c’è.
C’è nell’aria, nelle piccole cose, nelle scelte di vita; non mi sono sentita senza un padre, il padre l’ho avuto e ce l’ho ancora, in forma diversa. In qualche modo io dovevo dare una forma a lui, dovevo dargli una presenza e non credo nell’assenza, credo nelle presenze assenti e mio padre è una presenza che non ha forma ma che vive dentro i me, fin quando ci sono i ricordi, fin quando c’è questa mia voglia di tenerlo in vita. Come adesso, come in questo momento, mio padre c’è.
Mia madre oggi è un uragano. Non si riesce ad immaginare la vita che ha dovuto affrontare questa donna. È solare, divertente, dinamica, vive; ha conosciuto la vita anche nei suoi angoli più bui. È una super-mamma. È grandiosa. Non la so descrivere. È tante cose. Mia madre è tante cose. È indescrivibile… poi lei tende sempre a ricordare, ogni tanto viene da me e ricorda i momenti con mio padre, i complimenti che si scambiavano. Mi dice che mio padre era totalmente innamorato di lei; ci fu un incrocio di sguardi. Lei era su un pullman con la sua famiglia e incrociò lo sguardo di lei; in questo pullman c’erano anche i genitori di mio padre e lui rincorse lo rincorse per conoscere mia madre. E lei mi dice: “questi, questi sono i veri amori!”. Lei nella voce e negli occhi ha questa carica di amore.
…Mio padre è stato riconosciuto come vittima di mafia, però abbiamo lottato anche per questo: nel giornale scrissero che mio padre era coinvolto. Poi i giornali, i giornalisti… eravamo sovraccaricati di materiale da leggere meticolosamente, anche una virgola messa in un posto sbagliato cambia un significato. E noi facemmo ricorso a una testata perché loro dissero esplicitamente che mio padre era coinvolto. Immagina il dolore per smentire. Perché comunque non è facile, che sia vero o che sia bugia, è questione di coscienza e di anima. Coscienza e di anima perché mio padre era una persona con l’animo pulito; se c’erano mani sporche di sangue, non erano quelle di mio padre.
Mio padre è sempre stato una persona pulita, andando a di là del sentimento paterno, andando al di là della familiarità, come persona è sempre stata una persona pulita. Il fatto di volerlo addirittura infangare, forse per fare scalpore, non so il motivo per cui loro si siano permessi di fare una cosa del genere, a quali fonti si siano rivolte… questo ha portato tanto scompiglio; mia madre ha conservato tutto con cura, anche il trafiletto del giornale che diceva che lui era coinvolto.
Per fortuna, mio zio, occhi attenti, si rese conto di questo e quindi poi ci furono le smentite, e noi abbiamo messo in chiaro l’errore, rilevato il problema. Questo proprio non potevamo accettarlo. Vittima lui, ancora una volta, e noi. A me la cosa che interessa è che ci sia il vero; è la verità ciò che mi interessa ed è vero che mio padre è sempre stato un uomo innocente; e lo dico al presente, non al passato.
Quando avrò dei figli, loro sapranno di mio padre; sicuramente in base alla fascia di età racconterò la verità. Non importa come, ma cosa. Magari come faceva mio padre, quando prima di andare a dormire mi raccontava le storie dei supereroi, io racconterò la sua.

Da mafie

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