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A Paolo Borrometi il Premio Cultura Politica Giovanni Spadolini XIV edizione

 

La consegna sabato 27 aprile al Teatro Solvay e a seguire la presentazione del libro Un morto ogni tanto con Carlo Verna, presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti.

È Paolo Borrometi, giornalista, scrittore e presidente dell’Associazione Articolo 21, il vincitore del Premio Cultura Politica intitolato a Giovanni Spadolini. Giunto alla XIV edizione, il prestigioso riconoscimento promosso dal Comune di Rosignano Marittimo, in collaborazione con la Fondazione Giovanni Spadolini Nuova Antologia e con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, sarà consegnato sabato 27 aprile alle 10 al Teatro Solvay di Rosignano Solvay (LI). Il motivo della scelta di anticipare il premio ad aprile è da ricondurre al fatto che la cerimonia di premiazione ospiterà anche la presentazione del libro Un morto ogni tanto di Paolo Borrometi con Carlo Verna, Presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, consentendo così ai ragazzi delle scuole che sono state coinvolte nel Progetto Educazione alla Legalità, promosso dal Comune di Rosignano Marittimo, di poter partecipare all’iniziativa.

Alessandro Franchi, Sindaco di Rosignano M.mo e Cosimo Ceccuti, Presidente della fondazione Giovanni Spadolini hanno scelto di assegnare il premio a Paolo Borrometi  originario di Ragusa, dove è nato nel 1983, che appartiene alla schiera di quei giornalisti che in Italia vivono sotto protezione per fare, semplicemente, il loro lavoro “bene”. Borrometi è stato costretto a lasciare la Sicilia per le minacce e le intimidazioni, spesso anche molto violente ricevute per le sue inchieste sulla mafia. Giornalista, scrittore, ha rivolto il suo impegno professionale e umano nella difesa della legalità e nella lotta alle mafie. Dalle colonne dei giornali, come il Tempo, dalla guida di Articolo 21, dagli spazi di Libera Informazione e di TV2000, dai servizi per l’AGI, dalla testata giornalistica on line La Spia da lui stesso fondata, Borrometi conduce con energia inchieste sulle associazioni malavitose, amministrazioni corrotte, la criminalità in ogni sua forma, specie nel territorio siciliano. La scelta di premiare Borrometi, si legge nella motivazione, è per “La tenace difesa della libertà di pensiero e il radicato sentimento di alto dovere morale che lo hanno esposto a continue minacce, a violenze fisiche e morali, costringendolo a modificare luoghi e modi di vita per arginare ritorsioni e vendette da parte della criminalità organizzata. Gli alti riconoscimenti del Presidente della Repubblica, della Regione Siciliana e di quella Toscana sono espressione della gratitudine del paese per la sua opera quotidiana di ricerca della verità ad ogni costo che ha consentito alla magistratura di assicurare pericolosi criminali alla giustizia. I numerosi premi, assegnati all’uomo e al giornalista, testimoniano l’ammirazione e la solidarietà della gente comune che sogna un paese più onesto e pulito. A questi si aggiunge oggi il Premio di cultura politica Giovanni Spadolini, di cui Paolo Borrometi interpreta perfettamente lo spirito, portando avanti – David contro Golia – l’impegno culturale, politico, civile che fu proprio dello Statista fiorentino nella conduzione della cosa pubblica. Il sindaco di Rosignano Marittimo Alessandro Franchi e il Presidente della Fondazione Spadolini Nuova Antologia Cosimo Ceccuti assegnano con gratitudine a Paolo Borrometi la XIV edizione del Premio di cultura politica Giovanni Spadolini.

Al termine della cerimonia di premiazione Paolo Borrometi con il presidente dell’Ordine Nazionale dei giornalisti, Carlo Verna, presenteranno il libro “Un morto ogni tanto”, che prende il titolo dall’intercettazione  ad alcuni esponenti di Cosa Nostra «Ogni tanto un murticeddu, vedi che serve! Per dare una calmata a tutti!» l’ordine è chiaro: Cosa Nostra chiede di uccidere il giornalista che indaga sui suoi affari. Ma questo non ferma Paolo Borrometi, che denuncia ormai da anni gli intrecci tra mafia e politica e gli affari sporchi che fioriscono all’ombra di quelli legali. Dallo sfruttamento e dalla violenza che si nascondono dietro la filiera del pomodorino Pachino Igp alla compravendita di voti, dal traffico di armi e droga alle guerre tra i clan per il controllo del territorio. Le inchieste raccontate in questo libro compongono il quadro chiaro e allarmante di una mafia sempre sottovalutata, quella della Sicilia sud orientale. Il tutto filtrato dallo sguardo, coraggioso e consapevole, di un giornalista in prima linea, costretto a una vita sotto scorta: alla prima aggressione, che lo ha lasciato menomato, sono seguite intimidazioni, minacce, il furto di documenti importantissimi per il suo lavoro, sino alla recente scoperta di un attentato che avrebbe dovuto far saltare in aria lui e la sua scorta. I nemici dello Stato contano sul silenzio per assicurarsi l’impunità, e sono disposti a tutto per mettere a tacere chi rompe quel silenzio. Il primo libro di Paolo Borrometi è una denuncia senz’appello di un fenomeno ritenuto in declino e in realtà più pervasivo di sempre, da combattere anzitutto attraverso la conoscenza del nemico. Perché il potere della mafia, come diceva Paolo Borsellino, è anche un fenomeno sociale, fatto di atteggiamenti e mentalità passive contro cui l’unico antidoto è l’esempio della resistenza e della lotta.

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