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Oggi 21 Marzo, dedichiamo il nostro pensiero a Mauro Rostagno e al processo per il suo delitto

 

Un migliaio di ammazzati dalle mafie, solo per pochi di loro è stata consegnata verità e giustizia, tantissimi sono i familiari che attendono ancora, tra loro c’è anche un buon numero che non ha mai visto cominciare un processo, anzi talvolta c’è chi ha assistito alle azioni di chi ha calpestato la memoria dell’ucciso. Noi oggi avevamo deciso di dedicare questa giornata a Mauro Rostagno, il sociologo e giornalista ammazzato dalla mafia a Trapani il 26 settembre del 1988. Ex leader sessantottino, tra i fondatori di Lotta Continua, aveva ripreso a fare il giornalista venendo a Trapani dove era arrivato dall’India per occuparsi di recupero dei tossicodipendenti, fondando la comunità Saman.

Qui si è ributtato nel giornalismo, la figlia, Maddalena, sentita nel processo di primo grado, raccontò che il padre aveva deciso di fare il terapeuta di una città. Trapani, luogo dove la mafia imperava e veniva negata anche davanti ai morti ammazzarti, dove Cosa nostra è sempre stata l’espressione di una borghesia che pensava al potere e ai piccioli, che brigava con i servizi segreti e la massoneria usata come camera di compensazione, dove ci si metteva d’accordo su tutto, anche sull’esito di un pubblico concorso, o anche la concessione di un prestito bancario e meglio ancora di come orientare il consenso elettorale.

Ci sono voluti 25 anni dal delitto per arrivare ad un processo, quello di primo grado è durato quattro anni, concluso con due condanne all’ergastolo, quelle dei conclamati mafiosi e assassini Vincenzo Virga e Vito Mazzara, spiegate in una monumentale sentenza della Corte di Assise di Trapani presieduta dal giudice Angelo Pellino con a latere il giudice Samuele Corso. Il processo di appello è andato via più veloce, ma la sentenza di primo grado è stata riformata, l’anno scorso a febbraio la Corte di Assise di Appello, presidente Frasca a latere Roberto Murgia ha confermato la condanna solo per Virga, all’epoca il capo della cupola mafiosa della città di Trapani, assolvendo Vito Mazzara che comunque è rimasto in carcere a scontare altri ergastoli, lui era il killer riservato dei mafiosi trapanesi e parecchio gradito all’attuale latitante Matteo Messina Denaro. Rostagno fu ucciso per volere del patriarca mafioso belicino don Ciccio Messina Denaro, morto intanto nel 1998, in un’aula di Tribunale la morte di Rostagno era stata preannunciata dal mazarese Mariano Agate, anche lui frattanto morto.

Boss usciti di scena per morte naturale. Avevamo deciso di scrivere di Rostagno oggi per sottolineare ancora una volta un incredibile ritardo, a oltre un anno dalla lettura del dispositivo della sentenza di appello, siamo in attesa delle motivazioni. Ma proprio ieri sera si è saputo che oggi i giudici dovrebbero depositare in cancelleria le motivazioni della sentenza che ha riformato quella di primo grado. Da qualche tempo accade che le motivazioni di certe sentenze vengono depositate in giornate simbolo. E’ già accaduto in passato e pare accadrà anche oggi.

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