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L’Italia che chiede di non dimenticare Ilaria e Miran 25 anni dopo vuole verità e giustizia

 

C’era un’Italia che chiede di non cedere all’oblio e alla rassegnazione ma pretende la verità e non accetta il silenzio definitivo sull’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Una nazione con il cuore pulsante per chi ha perso la vita nell’aver difeso i principi costitutivi della libertà d’informazione. La si poteva trovare sui visi dei giovani studenti di tre scuole italiane che portano il nome di Ilaria Alpi, invitati per commemorare l’anniversario dalla morte dei due giornalisti assassinati in Somalia: la loro presenza rappresenta il volto migliore di un’Italia che ha diritto di sapere. Sono gli eredi morali di chi si è battuto per tutta la vita con esemplare dignita nel cercare giustizia: i genitori della giornalista della Rai colpita a morte a Mogadiscio insieme al suo operatore. “Non archiviamo” è l’appello corale risuonato nell’Aula del Palazzo dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati di Roma: sono trascorsi 25 anni da quel tragico 20 marzo del 1994; un giorno segnato dalla tragedia che vide perdere la vita Ilaria e Miran da mani sconosciute con un’esecuzione ordinata per far tacere chi stava indagando su un presunto traffico internazionale di armi e rifiuti tossici occultati dalle missioni umanitarie, organizzate tramite la cooperazione internazionale che avrebbero visto coinvolte anche società italiane. Nell’Aula è stato letto dal presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha fatto diffondere: «L’uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin è il drammatico monito del prezzo che si può pagare per la libertà di informazione. Lacera profondamente, a 25 anni di distanza, la coscienza civile del nostro Paese e suona drammatico monito del prezzo che si può pagare nel servire la causa della libertà di informazione. L’impegno dei familiari contro le reticenze e i depistaggi, dopo l’immenso dolore subito, ha meritato e merita grande rispetto e rappresenta un dovere della Repubblica». Un chiaro segno della volontà del massimo rappresentante delle istituzioni che indica delle responsabilità precise sul fallimento di troppe inchieste e indagini mai concluse. La parola depistaggio mina dal primo giorno delle indagini la credibilità di uno Stato che non è riuscito a dare nomi e volti dei responsabili. In questa sede istituzionale è stato chiesto all’unanimità di non archiviare le indagini sul delitto e continuare a indagare su chi ha depistato per ostacolare la ricerca della verità. Il Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, ha offerro il impegno per attivare le «procedure di declassificazione di tutti i documenti riguardanti le indagini raccolti nella 14 esima legislatura per renderli accessibili che le risultanze delle commissioni d’inchiesta (oltre 140 mila pagine e 19 mila quelle declassificate, 80 video cassette). Ho chiesto di poter avere tutti i documenti delle audizioni per metterli a disposizione di tutti». Il Presidente della Camera ha espresso anche la volontà di riaprire il «dibattito sul tema della diffamazione a mezzo stampa ed evitare l’arresto come ci viene richiesto di fare dalla Commissione del Consiglio d’Europa. Garantire la libertà d’espressione mediante un confronto costruttivo anche sul problema delle querele temerarie. Voglio ricordare anche Giulio Regeni che insieme a tutti gli altri non deve appartenere ad una sola forza politica. Dobbiamo fare verità su noi stessi per creare una nazione migliore». Ad ascoltare le sue parole c’erano anche le delegazioni di tre scuole che portano il nome di Ilaria Alpi: il Liceo Linguistico statale di Cesena, l’Istituto Comprensivo II di Chiavari e studenti provenienti da un istituto scolastico di Latina. La rappresentante degli studenti del Liceo lingustico statale “Ilaria Alpi” Cesena Margherita Mondaini, accompagnata da due insegnanti (Laura Lombardini e Valeria Bandini) è stata chiamata al tavolo della presidenza per un breve ma intenso discorso che è arrivato alle coscienze di tutti i presenti, senza avvalersi di un testo scritto ma con quel sentimento che contraddistingue i giovani, capaci di arrivare all’anima delle persone, senza ricorrere a filtri retorici né a parole di circostanza: abituati come siamo a sentire spesso in tante cerimonie di commemorazione. La sua è stata una richiesta sincera e trepidante di essere riconosciuta come una portavoce di valori in cui i giovani possano ritrovarsi: per non smettere di credere in una democrazia che sappia difendere chi ha sacrificato la sua vita svolgendo il suo lavoro. Lo ha ribadito anche Giuseppe Giulietti rivolgendosi agli studenti presenti: «Voi siete qui per non archiviare e l’uccisione di Ilaria e Miran ha ferito la coscienza del nostro paese e paga la libertà d’informazione premiata con la medaglia d’oro assegnata dal Presidente della Repubblica. Lo dobbiamo all’impegno dei famigliari che hanno cercato per tutta la vita di contrastare i depistaggi e le troppe omissioni e ancora una volta dobbiamo ringraziare il Presidente Mattarella per il suo impegno a difesa della libertà di stampa. Ringrazio anche la sorella Anna di Luciana Alpi (la madre di Ilaria scomparsa nel 2018,) – presente alla cerimonia – ma voi che siete giovani diffidate dell’oltraggio alle istituzioni e mi rivolgo anche ai giornalisti che hanno definito “una passerella alla Camera” quello che sta accadendo qui. Attenti alle parole!Ringrazio il Presidente Roberto Fico per la sua presenza e per le sue dichiarazioni nel cercare la verità e voglio esprimere anche un grazie collettivo di tutti noi perché Ilaria e Miran sono stati uccisi nel cercare di illuminare le periferie del mondo oscuro e violento come ricorda sempre anche Papa Francesco. Dobbiamo far rivivere i loro sogni, lo stesso sogno che aveva Antonio Megalizzi nel raccontare l’Europa. Voglio ringraziare i colleghi Francesco Cavalli e Luciano Scalettari (autori de “La strada di Ilaria” che racconta i fatti su cui stava lavorando Ilaria Alpi e le ragioni della sua morte. Francesco Cavalli è stato uno dei fondatori del Premio Giornalistico Televisivo Ilaria Alpi di Riccione, ndr). Non servono eroi individuali ma movimenti collettivi per continuare a cercare la verità e la giustizia. È un problema di dignità nazionale e non aziendale – ha concluso Giulietti. Sono intervenuti anche il deputato Walter Verini, Giuseppina Parteniti, direttrice del Tg3 Rai, Vittorio Di Trapani, segretario nazionale Usigrai, Fabrizio Salini, amministratore delegato Rai, David Ermini, vicepresidente Consiglio superiore della magistratura. Marino Sinibaldi, direttore Radio 3 Rai, che ha condotto l’approfondimento “25 anni di impegno – Insieme a Luciana e Giorgio Alpi”, e la testimonianza fondamentale di Mariangela Gritta Grainer che ha ricoperto la carica di deputato della XII Legislatura dove è stata componente della Commissione parlamentare d’inchiesta del delitto, presidente della Fondazione che porta il nome della giornalista, da sempre a fianco della famiglia di Ilaria Alpi. Tra i partecipanti anche Carlo Verna presidente dell’Ordine dei Giornalisti e Raffaele Lorusso segretario della FNSI. Il deputato Walter Verini (giornalista di professione) ha ricordato Antonio Megalizzi per onorare «l’impegno di tutti i giornalisti che che dobbiamo difendere e non lasciare soli per il loro coraggio» . Verini ha chiesto anche al Copasir di rendere visibili tutti gli atti classificati e l’impegno in Commissione Giustizia di promuovere una legge sulla diffamazione a mezzo stampa per evitare le querele bavaglio ai cronisti che fanno il loro dovere. Giuseppina Paterniti direttrice del TG 3 della Rai: «Il gioco sporco dei servizi segreti per i depistaggi che hanno bloccato le indagini hanno coperto quello che facevano i faccendieri internazionali dentro la Cooperazione italiana. Le verità falsificate hanno condannato un innocente! Omar che ha portato ingiustamente in carcere per 16 anni Hashi Omar Ossan, accusato da una falsa testimonianza del somalo Gelle, rivelatasi infondata grazie alla giornalista Chiara Cazzaniga del programma “Chi l’ha visto”. Testimone convinto dall’ambasciatore in Somalia in cambio del visto per lasciare il suo paese. La Procura di Roma è la terza volta che chiede l’archiviazione mentre va ripresa l’inchiesta – ha esortato Giuseppina Paterniti – della Commissione Ecomafie». Hassan aveva ottenuto la revisione del processo dopo aver visto la trasmissione televisiva mandata in onda dal programma “Chi l’ha visto” e nella sentenza assolutoria di Perugia è scritto: «Gelle è totalmente inattendibile». La Corte d’appello di Perugia che ha disposto l’assoluzione di Hashi Omar Hassan risarcito dallo Stato con tre milioni di euro per “ingiusta detenzione” nel 2016. Resta un mistero del perchè non sia partita dall’Italia una richiesta di rogatoria per interrogare Gelle ?
Giuseppina Paterniti ha ricordato i colleghi che hanno continuato a indagare: Maurizio Torrealta, Maurizio Feo e Roberto Scardova, quest’ultimo autore di “Carte False. L’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Quindici anni senza verità”. Il TG 3 Rai diede la notizia un’ora dopo l’assassinio con un’edizione straordinaria interrompendo le trasmissioni. Flavio Fusi visibilmente commosso non riuscì a trattenere le lacrime nel dare la notizia. Fabrizio Salini, amministratore delegato della Rai, ha dichiarato l’intenzione di creare un nucleo di giornalisti investigativo e la volontà di far trasmettere in tutti i canali della Rai i servizi realizzati da Ilaria e Miran: «fulgido esempio della professione di giornalisti». Tra i tanti depistaggi nel celare la verità c’è anche la falsificazione del certificato di morte, come ha spiegato nell’intervista televisiva, realizzata al primo medico che vide i cadaveri: il dottor Armando Rossetti che prestava servizio a bordo della nave Garibaldi accerta sul corpo di Ilaria e Mirna un solo colpo mortale alla testa e non come poi dichiarato successivamente facendo credere ad una raffica di mitra. «Un solo colpo mirato al cervello sparato a breve distanza che ha colpito la nuca parietale. Un’esecuzione mirata a colpire subito senza rischiare di ferire. Un certificato medico inequivocabile, confermato anche a Roma dal dottor Sacchetti quando fece l’ispezione esterna sui corpi. Il primo magistrato ad occuparsi dell’indagine fu Andrea Degasperi ma non risulta che sia stata ordinata l’autopsia». In Somalia ha perso la vita anche un altro giornalista: Marcello Palmisano e ferita la collega Carmen Lasorella. Vittorio Di Trapani segretario Usigrai ha ricordato anche Silvia Romano rapita in Kenya e ha spiegato come «il lavoro dei giornalisti nelle periferie costa. Quello che fanno ha un costo ma ogni taglio all’informazione è un bavaglio all’informazione (a Nairobi la Rai ha un’ufficio di corrispondenza permanente) . Questo non è un costo ma un investimento per costruire una coesione sociale, al quale ci richiama costantemente il Presidente Sergio Mattarella. La Procura di Roma non deve archiviare l’indagine su Ilaria e Miran!». Anche il teatro e la cultura ha un suo ruolo per mantenere viva la memoria: l’attrice Ottavia Piccolo ha letto brani da “Lo schifo. Omicidio non casuale di Ilaria Alpi nella nostra ventunesima regione”, di Stefano Massini (editore Promo Music) e ispirato al delitto che ancora scuote le coscienze di tutti e non ha assicurato alla giustizia esecutori e mandanti.
«Una reporter vittima di un agguato in una polverosa strada di Mogadiscio. Un ripostiglio della Terra, la Somalia, dove inaudite efferatezze vengono compiute da decenni nella totale indifferenza dell’opinione pubblica occidentale. La possibilità di informare, svelare, ottemperando sempre all’antico ruolo di coscienza critica. Al centro di tutto, il traffico dei rifiuti tossici, un vortice di connivenze e corruzione mascherato dalle attività della Shifco, in apparenza una semplice flotta di pescherecci, dono dell’Italia ai marinai somali. Una narrazione dal vero, immediata, autoptica, scandita in frammenti taglienti come istantanee. A metà fra un’inchiesta e un romanzo, “Lo Schifo” è il racconto della tremenda semplicità con cui la Somalia rivelò tutti i segreti che nascondeva. »

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