Sei qui:  / Articoli / Turchia, Articolo 21 e ong internazionali per la libertà di informazione: condanne giornalisti Cumhuriyet conferma morte Stato di diritto

Turchia, Articolo 21 e ong internazionali per la libertà di informazione: condanne giornalisti Cumhuriyet conferma morte Stato di diritto

 

LLa libertà di stampa e lo stato di diritto in Turchia hanno subito un altro colpo ieri. In una sentenza dannosa, una corte d’appello di Istanbul ha confermato i verdetti di colpevolezza e la condanna del giornale indipendente, i giornalisti e membri dello staff di Cumhuriyet. Gli imputati accusati di “assistere un’organizzazione terroristica senza essere membri” e “propaganda di un’organizzazione terroristica” il 26 aprile 2018 sono stati condannati a pene detentive tra due anni e sei mesi, e otto anni e un mese. Secondo la sentenza del tribunale, molti giornalisti, i contabili e i membri del consiglio di amministrazione del giornale – che in precedenza hanno scontato lunghi periodi di detenzione preventiva – dovranno tornare in prigione per scontare il resto delle loro sentenze.
Le organizzazioni internazionali per la libertà di espressione, che hanno seguito da vicino il caso Cumhuriyet sin dal suo inizio nel 2017, condannano fortemente la sentenza di ieri.
Sin dall’inizio, le accuse contro gli imputati erano politicamente motivate e assolutamente prive di fondamento, mancavano di prove sufficienti e miravano a ridurre al silenzio i resti del giornalismo indipendente in Turchia. Chiediamo l’abrogazione immediata della decisione del tribunale d’appello, perché tutte le accuse vengano ritirate e che tutti gli imputati vengano rilasciati.
Sarah Clarke, Responsabile dell’Europa e dell’Asia centrale, ha dichiarato: “La decisione del tribunale di secondo grado di confermare le condanne è un altro esempio della mancanza di un sistema giudiziario funzionale in Turchia”.
“Con il crollo quasi totale dello Stato di diritto in Turchia, la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) è diventata l’unica speranza di giustizia per i giornalisti detenuti in Turchia”, ha affermato Nora Wehofsits, responsabile dell’ufficio legale di ECPMF. “Esortiamo la CEDU a prendere atto di questo giudizio particolarmente eclatante e a decidere con urgenza sui casi di giornalisti della Turchia che sono ancora pendenti”.
Antonella Napoli, responsabile della campagna sulla Turchia di Articolo 21, chiede che “i rappresentanti delle istituzioni europee dimostrino la loro solidarietà ai pochi mezzi di informazione indipendenti della Turchia e spingano il Governo a ribaltare queste pessime sentenze. La fine di queste condanne dovrebbe essere una condizione in ogni rapporto politico ed economico con la Turchia “.
 
“Le accuse contro personale e giornalisti di Cumhuriyet sono state progettate per molestare, intimidire e in definitiva soffocare voci indipendenti in Turchia. Condanniamo fermamente il verdetto di ieri e chiediamo che vengano annullate le condanne di tutti gli imputati”, ha dichiarato Carles Torner, direttore esecutivo di PEN International.
Tra gli imoutati che dovranno tornare in carcere per scontare 1 a 3 anni gli editorialisti Hakan Kara e Kadri Gürsel, il membro del consiglio Mustafa Kemal Güngör, il vignettista Musa Kart, il ragioniere Emre İper, il difensore civico e giornalista Güray Öz e l’avvocato Bülent Utku.
Tutti gli imputati sono stati inizialmente trattenuti in custodia cautelare e successivamente rilasciati durante il procedimento. Secondo il sistema giudiziario turco, la decisione odierna è definitiva e può essere annullata solo dalla Corte costituzionale, che è sovraccarica di cause. Gli appelli degli altri imputati del caso Cumhuriyet: Ahmet Şık, Akın Atalay, Aydin Engin, Hikmet Çetinkaya, Murat Sabuncu e Orhan Erinç, saranno affrontati dalla Corte di Cassazione che ha giurisdizione sui casi con condanne superiori ai cinque anni di reclusione.
 
I firmatari di questa dichiarazione:

ARTICOLO 19
Articolo 21
Centro europeo di stampa e libertà dei media (ECPMF)
International Press Institute (IPI)
PEN International
PEN norvegese
PEN Fiandre
PEN UK
Rebecca Harms, eurodeputata

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE