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Roma, un Alveare per il sociale

 

Paolo Bianchini e Paola Rota

alveareDavide è diventato padre di una bambina, la sua esplosione di luce dopo una giovane vita che si era incagliata nella criminalità. Lo ricordiamo con tenerezza intatta nel giorno del nostro primo incontro; un ragazzino non ancora maggiorenne che scontava la sua pena lontano dagli affetti. Con Alveare per il Sociale, l’Associazione che abbiamo fondato, ci siamo presi cura della sua rinascita, lo abbiamo fatto studiare e lo abbiamo indirizzato al lavoro, fino a quando non è diventato un piccolo uomo consapevole e giusto. Perché nessuno si salva da solo quando si perde, e a noi piace pensare che per un breve periodo siamo stati la sua torcia.
Ne sono successe di cose negli ultimi cinque anni, diverse tra loro e tutte preziose per l’effetto domino che hanno generato in termini di bellezza tra le persone e i territori, da Sud a Nord: abbiamo trasformato le scuole in luoghi aperti; stretto alleanze con altri visionari come noi, artisti e professionisti; abbiamo sperimentato linguaggi diversi, dalla musica al cinema passando per l’arte e l’architettura. E non ci siamo mai fermati perché il volontariato riempie l’anima e questa fame di bene, tanto più in una società incattivita, ci sembra che possa essere una forma di resistenza privata e collettiva.
Tutto è iniziato dal film ‘Il sole dentro’ che abbiamo scritto e realizzato nel 2012 con la nostra piccola casa di produzione cinematografica, Alveare Cinema e in collaborazione con Rai Cinema. La storia di Yaguine e Fodé, due ragazzini guineani morti con dentro il sogno di un’Europa accogliente.
Un film che da allora non abbiamo smesso di portare nelle scuole e nelle arene pubbliche, nella convinzione che lo spazio per la narrazione del sacrificio dei migranti, della loro sofferenza e dei diritti negati debba moltiplicarsi per scuotere le coscienze, come ha fatto con le nostre.
Ma lo spazio cinematografico non ci bastava, ad ogni proiezione scoprivamo un’umanità vasta che esprimeva l’urgenza di creare e cambiare il verso storto delle cose. Il nostro primo porto è stata la scuola, con il progetto ‘S.O.S. Scuola’ siamo partiti dal Liceo Linguistico Ninni Cassarà e lo abbiamo riqualificato dentro e fuori, tra murales e opere d’arte è diventato un piccolo museo aperto a tutta Palermo.
Da quella esperienza è nata una web serie per la Rai che racconta la storia vera di un gruppo di studenti che aprono un bar nella scuola, in un angolo che fino a quel momento era solo il deposito di vecchi rottami. Non siamo mai andati via veramente da Palermo e se dovessimo dare un nome a questo legame, certamente sceglieremmo “Rosario”, un bambino smilzo dalla povertà con gli occhi pieni di gratitudine per quella condizione di possibilità che tutti insieme – docenti, studenti, volontari – gli avevamo mostrato.
“Io amo il signor Paolo” aveva scritto sulla parete destinata ai disegni. E quella dedica ci aveva ripagato per tutte le volte che a qualcuno era sfiorata l’idea di ostacolarci, che fosse con uno sguardo di compassionevole sfiducia per l’impresa o un atto vandalico a minare il costruito.
Rosario ci insegnava che l’amore cresce rigoglioso dove brucia la solitudine e il grigiore, nelle periferie fisiche ed esistenziali, nelle cose “difficili” che da principio affievoliscono la speranza e alla fine irrompono con stupore nella conversione alla bellezza.
E così le periferie abbiamo deciso di attraversarle, siamo stati in quelle di Napoli e di Roma, a l’Aquila, Arcata del Tronto e Amatrice dopo il terremoto, nelle strade di Tuscania e nella provincia di Treviso, nel carcere minorile di Lecce. Abbiamo portato tutte le volte la nostra esperienza di operatori del cinema, e così è nata una seconda docu-fiction sempre per la Rai, ‘Angelo’, la storia di un ragazzo pugliese nelle settimane delicate della messa alla prova, quel periodo sospeso tra il carcere e la vita normale.
I cortometraggi invece li abbiamo realizzati con gli studenti del Sarandi, il Liceo romano dove facciamo Alternanza Scuola Lavoro, fino alla produzione di un film sulla periferia scritto da un collettivo di studenti dello stesso liceo . Alveare per il Sociale e Alveare Cinema dunque si sono contaminate e adesso non prescindono l’una dall’altra, perché ci convince di più l’idea che la creatività possa essere insieme forma e sostanza del nostro percorso di volontariato, che la cultura più in generale sia il pane che dovremmo consegnare ai nostri giovani.
Qualche ragazza e ragazzo sappiamo che si sono ispirati alla nostra passione e gli auguriamo un futuro in cui esprimere la creatività in ogni ambito e scelta che faranno. I nostri giovani sono la nostra testimonianza di bene per il futuro e tanto ci basta per sentire di aver fatto la nostra piccola parte nel mondo.

Da mafie

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