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Non siamo italiani noi che non ricordiamo chi sono stati gli italiani

 

Un silenzio assordante interrotto dal rumore dei trolley e dei passi affaticati di chi trascina dietro di sé i ricordi di una vita, i ricordi di un passato troppo difficile e le speranze di un futuro derubato. Ebbene sì. Siamo colpevoli, nessuno escluso, di aver rubato le loro speranze, i loro sorrisi, la loro anima, la loro voce. Negli occhi dei richiedenti asilo, incontrati al Cara di Castelnuovo di Porto per la chiusura del centro, c’era disperazione e angoscia. Un’angoscia che ti entra dentro e ti trascina negli abissi per non aver fatto abbastanza per loro. Le loro lacrime sono le nostre. I loro occhi spenti sono i nostri. Le loro mani tremolanti sono le nostre. Come sono nostri i commenti di odio e disprezzo nei confronti di chi vuole soltanto provare a vivere con dignità.

Non rimaniamo seduti sulle nostre poltrone aspettando le notifiche dei social network, non nascondiamoci dietro un monitor, apriamo la porta della nostra casa e andiamo ad incontrare queste persone. Andiamo ad incontrare le loro vite. Andiamo ad incontrare la loro disperazione. E’ giunto il momento di toglierci di dosso la cattiveria, la prepotenza, la divisa da paladini dell’italianità e toccare con mano Cristo, il Vangelo. Ma dove è finito l’anima inclusiva e solidale degli italiani?

Non siamo italiani noi che non li vogliamo ospitare. Non siamo italiani noi che li rispediamo nei lager libici. Non siamo italiani noi che non proferiamo parola quando li vediamo scendere nell’abisso del Mediterraneo e del deserto. Non siamo italiani noi che diciamo: prima gli italiani. Non siamo italiani noi che non ricordiamo chi sono stati gli italiani.

La storia ce lo insegna: «Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare» (Martin Niemöller).

Francesco sei ancora il patrono degli italiani o sei scappato via?

(Credit Foto – Roberto Pacilio – Credit Video Valerio Cataldi)

VIDEO – IMMAGINI DI VALERIO CATALDI, MONTAGGIO ANDREA COVA

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