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Il Consiglio d’Europa ‘condanna’ l’Italia: “Governo mette a rischio la libertà di stampa”

 

Non ha sorpreso nessuno la ‘condanna’ sul tema dell’informazione espressa oggi nei confronti dell’Italia dal Consiglio d’Europa, che ritiene a rischio la libertà dei media nel nostro Paese.
L’accusa rivolta al Governo M5s-Lega è gravissima: restrizione degli spazi informativi e mancata garanzia di sicurezza per i giornalisti. Negli ultimi mesi la categoria ha subito attacchi continui, annunci di ritorsioni e minacce da parte dei due vicepremier Di Maio e Salvini.
Strasburgo, in un rapporto realizzato dalle 12 organizzazioni che gestiscono la piattaforma del Consiglio d’Europa per la protezione del giornalisti, evidenzia come l’Italia sia uno dei paesi col più alto numero di segnalazioni nel 2018 e il primo paese dell’Unione Europea per attacchi e minacce a giornalisti.
Un dato allarmante che, come ha ricordato il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Verna, “dovrebbe essere un monito a quanti quotidianamente prendono di mira coloro che, di professione e spesso rischiando, intendono raccontare i fatti nella loro completezza”.
Il rapporto “Democrazia a rischio: minacce e attacchi contro la libertà dei media in Europa” denuncia che la libertà di stampa in Italia è decisamente peggiorata nell’ultimo anno.
Da un’approfondita analisi della situazione della libertà dei mezzi d’informazione nel continente, sulla base di 140 gravi violazioni segnalate nel corso del 2018, è emerso che il numero di violazioni in Italia segnalate alla piattaforma del Consiglio
D’Europa è più che triplicato rispetto al 2017.
“Dal giugno 2017 le autorità italiane non hanno risposto a nessuna segnalazione della piattaforma” sottolinea il Consiglio
d’Europa che esprime preoccupazione per la crescente violenza contro i giornalisti in Italia “con la mafia e le organizzazioni
criminali che rimangono tra le maggiori minacce ai cronisti”.
Lo scorso anno sono stati segnalati tre casi di minacce di morte e sono 21 i cronisti sotto scorta per aver essere finiti nel mirino ddlla mafia. Molti anche i giornalisti che hanno subito intimidazioni da membri di gruppi neo fascisti. Di recente il collega Paolo Berizzi si è vista riconosciuta la protezione per i nuovi episodi di intimidazione subiti.
Il Consiglio d’Europa nel rapporto ha anche sottolineato come la maggior parte delle segnalazioni del 2018 sia arrivata dopo l’insediamento del nuovo governo, il primo giugno.
“I due vice premier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, esprimono regolarmente tramite i social network una retorica particolarmente ostile ai media e ai giornalisti”, si legge nel rapporto che punta l’attenzione sulla minaccia del vicepremier Salvini di revocare la scorta a Roberto Saviano, nonostante le note minacce di morte da parte della criminalità organizzata.
Ampio spazio dedicato anche al vicepremier Di Maio, che oltre a insultare i rappresentanti della stampa ha avviato una politica di abolizione dei finanziamenti pubblici per l’editoria.
Il Consiglio d’Europa ha dunque fatto propria la preoccupazione della Federazione Nazionale della Stampa che da tempo segnala come gli operatori dei media stiano affrontando una nuova minaccia nel Paese: un rischio continuo di violenza alimentato dalla retorica ostile di membri del Governo e dei partiti di maggioranza.
Secondo il rapporto le condizioni per l’esercizio della libertà di informazione sono notevolmente peggiorate in tutta l’area del
Consiglio d’Europa.
Il numero di attacchi contro i giornalisti è costantemente aumentato.
Le minacce segnalate, incluse quelle di morte, sono raddoppiate negli ultimi 12 mesi e non vi sono stati progressi nei numerosi casi d’impunita’ di lunga data per l’omicidio di giornalisti.
Il rapporto è stato presentato durante un incontro a Strasburgo con il segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjorn Jagland, che ha ringraziato le organizzazioni dell Piattaforma per il loro continuo impegno a favore della libertà di informazione.
Il segretario generale ha concordato con i partner la necessità di un’azione politica decisa e concertata da parte degli Stati membri e dell’Organizzazione, al fine di invertire la tendenza all’erosione della libertà dei media e per migliorare la protezione dei
giornalisti.
“La libertà di espressione è fondamentale per la realizzazione di ogni altro diritto umano e merita la massima attenzione da
parte dei nostri Stati membri. Il rapporto può fungere da base per un dialogo con gli Stati membri su come migliorare la situazione nel settore della libertà dei media”, ha concluso Jagland. E noi di Articolo 21 non possiamo che concordare e fornire il nostro contributo per contrastare il fenomeno che, insieme alla Fnsi, denunciamo da tempo.

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