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Spoleto film festival. Franco Mariotti: “Finché c’è cultura c’è speranza”

 

SPOLETO – Giornalista, regista, saggista cinematografico, una vita trascorsa a Cinecittà Holding come Capo Ufficio Stampa, Franco Mariotti è stato per trentacinque anni direttore artistico di Primo Piano sull’Autore, importante manifestazione cinematografica che aveva sede ad Assisi.  Oggi ha trasferito questa esperienza a Spoleto, dove si è svolto lo Spoleto Film festival generato da quello stesso Primo Piano di cui è trentasettesima edizione. A conclusione, Franco Mariotti in questa intervista ad Articolo21 fa un bilancio dell’edizione 2018 e ne racconta i progetti per il futuro.

Spoleto film Festival è ancora un primo piano?
Sarà sempre un primo piano, ma più che sull’autore Spoleto Film Festival sarà sugli autori. Quest’anno ci siamo occupati della donna per trasmettere alle donne stesse quanto siano state importanti nella storia e nella storia del cinema. Io ho sempre fatto cultura e mi piace continuare su questa linea. Dunque il futuro dello Spoleto Film festival sarà senz’altro un primo piano a tema. Con uno sguardo particolare alle figure meritevoli e meno valorizzate, non solo sul piano nazionale ma anche su quello internazione.

In tempi così difficili, com’è stato possibile il miracolo di questa rinascita?
Ci vuole passione, volontà, umiltà, non si può pretendere di andare in una istituzione pubblica per portare un nano e una ballerina. Bisogna fare una manifestazione di contenuto e ad ampio raggio: i risultati si ottengono anche con poca spesa. E’ sufficiente un modesto contributo del Ministero, quello di una Istituzione Pubblica, quello di alcuni sponsor e così via: la manifestazione è un mosaico con tanti tasselli che si costruisce attraverso l’affidabilità.

Chicca rara e speciale dello Spoleto film festival è stato E’ Picciriella, film del 1922 …
Da appassionato di cinema sapevo che il centro sperimentale di cinematografia stava lavorando al restauro del film di Elvira Notari. Il cinema muto oggi è riscoperto dagli addetti ai lavori. “E Picciriella” è molto significativo e sto meditando di curare delle serate a Roma con questo film. Quest’opera contiene il seme del futuro cinema italiano, persino Zavattini e De Sica avranno letto le cronache che lo riguardano.

Quali progetti dello Spoleto film Festival?
Confesso mi piacerebbe restare nell’ambito della cultura. Valorizzare le figure che hanno una storia, le ultime dive del nostro cinema come Ornella Muti. Tali dive, che foravano lo schermo, oggi non ci sono più, tutto è cambiato. C’è molta più spettacolarità, dispersività e affollamento, basta pensare alla multisala: ma ovviamente al cinema ci si va lo stesso, con un diverso entusiasmo. Per quanto riguarda lo Spoleto Film festival, il 2018 è un’edizione di successo che non può che concludersi con un arrivederci.

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