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Sensualità lunare di Wilde, tra futurismo e fantascienza. ‘Salomè’ al Teatro Eliseo di Roma

 

Salomé di Oscar Wilde è un testo molto conosciuto ma stranamente poco rappresentato, forse perché orchestrato su registri stilistici differenti. Luca De Fusco riesce a mettere in scena una Salomé forte, non vittima, in cui ciò che si afferma è la sua soggettività piuttosto che il desiderio di Erode per lei o la sete di vendetta di Erodiade. Se infatti nella versione tradizionale Salomé è quasi manipolata dalla madre, in questa rivisitazione è lei stessa che autonomamente matura la decisione di far decapitare il profeta Giovanni Battista, il quale si configura come suo doppio speculare da assimilare con un atto cannibalesco, come suggerisce il finale.

L’altra protagonista dello spettacolo è la Luna che troneggia sul palco con il suo fascino spettrale, da oltretomba. Marta Crisolini Malatesta ha creato una scenografia molto suggestiva, con al centro un enorme schermo circolare che proietta immagini. La Luna non è sempre uguale, a volte è piena e immobile, altre è in movimento altre ancora diventa rossa come fosse un’ambasciatrice di sventure. Inoltre nella scena è inclusa una costruzione rialzata che nasconde la prigione di Giovanni Battista, e che poi ci mostrerà la testa mozzata come se fosse veramente servita su un piatto d’argento. Il senso di spaesamento è accentuato dai costumi, una via di mezzo tra il pagano e il futuristico, che fanno pensare di essere a Marte più che nell’antica Giudea.

Lo spettacolo se da un lato risulta algido dall’altro è molto sensuale. Non sono solo le parole, tratte dal Cantico dei cantici a suscitare queste sensazioni, ma anche la dinamica di movimento dei corpi, che si inseguono, sfiorandosi senza mai toccarsi. Inoltre il corpo seminudo di Giovanni Battista è erotizzato dallo sguardo di Salomé. Tutti i personaggi infatti non si guardano mai negli occhi e spesso pronunciano le battute con lo sguardo fisso davanti a sé. Solo Salomé ricerca ossessivamente un contatto visivo con Giovanni, e in quei pochi momenti in cui ci riesce la tensione erotica è molto alta.

Uno spettacolo ricco che si avvale di contaminazioni di differenti espressioni artistiche (teatro, musica, danza, videoarte). Molto convincenti tutti gli attori, soprattutto Gaia Aprea (Salomé) che più che dal nuovo Testamento sembra uscita da Star Wars e Eros Pagni, un colosso teatrale che arricchisce di ironia il suo personaggio.

Testi: Oscar Wilde

Traduzione: Gianni Garrera

con Eros Pagni, Gaia Aprea, Anita Bartolucci, Giacinto Palmarini

Adattamento e Regia: Luca De Fusco

Scene e costumi: Marta Crisolini Malatesta

Aiuto Regia: Alessandra Panzavolta

Musiche: Ran Bagno

Installazioni video: Alessandro Papa

Produzione: Teatro Stabile Napoli, Teatro Nazionale Genova, Teatro Stabile Verona

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