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Enrico Mentana, presenta “Open”. Molto entusiasmo, requiem per la carta stampata, troppa retorica nuovista

 

Le edicole sono ormai come negozi di antiquariato”, frequentati da una nicchia di vecchi “novecenteschi”: con frasi ad effetto come questa, il Direttore del telegiornale de La 7 (che nelle prime settimane di novembre può vantare quasi un 6 % di share media), Enrico Mentana, ha presentato ieri, con toni entusiastici, di fronte ad una platea di centinaia di persone, la sua intrapresa editoriale – come giornalista che veste anche i panni di editore – attraverso la fondazione di “Open”, quotidiano online “fatto da giovani” ed indirizzato soprattutto “ai giovani”. Un progetto che si pone come iniziativa certamente innovativa nello scenario non effervescente del giornalismo italiano: in edicola – ooops, scusate! – ovvero “online” da martedì 18 dicembre.

L’occasione è stata data dalla giornata di chiusura della romana Fiera della Piccola e della Media Editoria, ovvero “Più Libri Più Liberi”, che, con l’edizione 2018, ha confermato il successo “di massa” della precedente edizione, con oltre 100mila visitatori (vedi anche “Key4biz” del 6 dicembre, “Il governo annuncia il rilancio del cinema italiano, ma il box office resta incerto”).

Alcune centinaia di questi visitatori (per due terzi giovani “under 30”), domenica pomeriggio (9 dicembre), hanno fatto la fila per assistere alla presentazione di Mentana, cui certo non mancano le doti di “showman” ed “entertainer”, oltre a quelle – ovviamente – di conduttore televisivo e giornalista. È stata la prima occasione di presentazione pubblica del progetto, dopo qualche annuncio via web (con un post su Instagram, martedì della scorsa settimana).

Il tono di Enrico Mentana non può non essere definito autoreferenziale e discretamente narcisistico, da “salvatore della Patria” veramente: in un sistema editoriale-giornalistico che sarebbe caratterizzato soltanto da vecchiume, familismo, clientelismo, assenza di “editori puri”… unico illuminato, lui, convinto nuovista e giovanilista (Mentana è nato nel 1955).

Il quotidiano “Open”, diretto da Massimo Corcione (classe 1957, tra l’altro già Vice Direttore del Tg5 con Mentana, dal 1993 al 1995, poi Direttore di Sky Sport), sarà online tra una settimana, ma la redazione è a pieno regime dal 1° dicembre: sono stati assunti, a tempo indeterminato, come “praticanti”, ben 24 giornalisti (12 uomini e 12 donne, ma l’equilibrio di genere sarebbe stato casuale), che hanno superato una severa selezione, emersi da una prima scrematura di 230 candidati, a fronte di oltre 15mila (!!!) curricula che sono pervenuti (e che sono stati letti, tutti, uno per uno, e Mentana ha assicurato di averli comunque sfogliati proprio… tutti!), dopo l’annuncio avvenuto il 17 luglio (scadenza del “bando” il 10 settembre). Tutti gli assunti sono rigorosamente “under 30”. Tutti regolarmente contrattualizzati, nel rispetto delle norme vigenti: “questo giornale non ha come obiettivo quello di creare i gilet gialli dell’informazione”, ha precisato Mentana.

Già queste dimensioni quantitative (la marea di aspiranti giornalisti) la dicono lunga su quanto “domanda” ed “offerta” siano lontane (anni-luce) nell’industria culturale italiana, anche a livello di mercato del lavoro. Questo fenomeno patologico è dovuto all’assenza di un “sistema informativo” sulle professioni culturali (e non solo) che possono trovare reale sbocco sul mercato del lavoro, ma non ci sembra che né il sistema accademico italico ovvero il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur), né l’Ordine Nazionale dei Giornalisti si siano mai posti il problema della gran quantità di “aspiranti giornalisti” sfornati dai corsi di laurea in scienze della comunicazione (cresciuti a dismisura negli ultimi dieci o vent’anni)  ed in master più o meno improbabili (ma certamente costosi assai)… Migliaia e migliaia di giovani che sbattono la testa contro un muro di gomma di testate giornalistiche che pagano – se sono fortunati… – pochi spiccioli per un articolo: un esercito di giovani intellettuali costretti a fare la fame…

Elemento essenziale, e curioso, del progetto è un’offerta testuale-visiva esclusivamente su “smartphone”: ai vegliardi presenti in sala – ha precisato il conduttore – “il quotidiano sarà fruibile anche sui personal computer fissi, ma abituatevi, perché sarà nel format di layout grafico degli smartphone”, e quindi tutto “in verticale”.

“Open” è nato da “un’idea matta” di Mentana, “una avventura” per dare spazio al nuovo giornalismo e superare quello “vintage”, che non parla alle nuove generazioni.

Io ho avuto una vita fortunata professionalmente, e ho pensato fosse giusto ridistribuire almeno una parte di questa ricchezza a coloro che non hanno finora avuto chance di accesso al sistema giornalistico”, a causa delle troppe “barriere all’entrata” del nostro Paese, ha sostenuto, ponendosi come “mecenate”. Un mecenate che vorrebbe essere presto emulato, ovviamente auspicando il successo del suo progetto.

Mentana ha dichiarato di aver investito nell’operazione editoriale “qualche centinaia di migliaia di euro”, e di detenere il 99 per cento delle quote della società (il restante 1 % è in mano ad un amico), la Giornale Online srl: si tratta di una “impresa sociale”, non avendo alcun fine di lucro; se produrrà utili, essi dovranno essere rinvestiti nella società stessa (anzitutto per assumere nuovi giornalisti). Si legge nelle finalità dell’impresa che essa “viene costituita, nell’ambito di un progetto di give back, al fine di esercitare, in via stabile e principale, l’attività d’impresa di interesse generale, senza scopo di lucro, e con finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, adottando modalità di gestione trasparenti e favorendo il più ampio coinvolgimento dei suoi dipendenti”.

A margine del suo intervento al Samsung Business Summit di Milano (intitolato “Disrupt or be disrupted?”), il Direttore di Tg La7, un paio di settimane fa, ha dichiarato di aver investito 1 milione di euro nel progetto, ed ha rivelato il “target” di marketing, ovvero “un milione di utenti unici giornalieri”, un livello che intende raggiungere anche grazie al suo attivismo personale sui “social network”. In quell’occasione, Mentana ha precisato: “il quotidiano consisterà di un sito e di una ‘app’, sarà ‘mobile-to-mobile’, nel senso che i dispositivi mobili saranno utilizzati per creare, confezionare e fruire i contenuti. Gli smartphone saranno il principale strumento di scrittura, ripresa e impaginazione delle notizie; ad ognuno dei 40 giovani che comporranno la squadra, sarà consegnato un kit Samsung, con tutto il necessario per scrivere, fare dirette e condividere contenuti multimediali con i colleghi, in quella che sarà una vera e propria rete redazionale di smartphone. Potenzialmente, abbiamo i numeri per diventare il primo giornale italiano…”. Queste dichiarazioni al Samsung Business Sumit del 23 novembre (nel quale è stato relatore d’eccellenza insieme a Davide Casaleggio) stranamente, non sono state riproposte da Mentana alla kermesse della Fiera della Piccola e Media Editoria. Che nell’arco di pochi giorni, le previsioni siano state ridimensionate, oppure è semplicemente prevalsa prudenza?! E Samsung è forse “sponsor tecnico” del progetto “Open”?!

La sede è a Milano: “non solo perché è la nuova città in cui tutto è possibile (ci è venuto da pensare: oh, perbacco, forse una nuova “Milano da bere”?! nota del redattore), ma perché il mio tg è a Roma, e voglio che ci sia la prova che il quotidiano online non è eterodiretto. ‘Open’ deve vivere della forza dei giovani che devono fare informazione per i loro coetanei… I giornalisti gireranno con uno zainetto dove c’è tutto per fare interviste e dirette…”.

Il nome della testata intende fare riferimento al “senso di disponibilità all’ascolto, al tenere la porta aperta rispetto ai nuovi fenomeni. A non creare circoli iniziatici. Non ha barriere…”. Nulla a che fare con la renziana Fondazione Open, anche se l’omonimia ovviamente non sfugge, così come quella con la controversa Open Society di George Soros.

Partner legale del progetto “Open” è Dla Piper, importante gruppo legale internazionale (di matrice Usa), che ha curato “pro bono” – attraverso un team di lavoro multidisciplinare, coordinato da Giampiero Falasca – tutti gli aspetti legali della fase di “start-up” dell’azienda, dall’assunzione dei collaboratori alla stipula dei contratti necessari all’attività imprenditoriale.

Tra i temi che affronterà anche “la lotta alle bufale”: nello specifico, è stato assunto anche un giovane specialista, il “debunkerDavid Puente (classe 1982). Sono trapelati su web alcuni dei giovani giornalisti: probabile Vice Serena Danna (già Vice Direttore di “Vanity Fair” e già al “Corriere della Sera”), Sara Menafra (Vice Caposervizio al “Messaggero”, ed esperta di cronaca giudiziaria), Alessandro Parodi (“Huffington Post” e “L’Unità”), Angela Gennaro (“il Fatto Quotidiano” e Associazione Stefano Cucchi)… Qui la fotografia di una parte della redazione, postata dallo stesso Mentana lunedì della scorsa settimana sulla sua pagina Fb.

Teoria e pratica (e mitologia?!) dello smartphone, trattandosi di un quotidiano “mobile first”: “lo smartphone sarà la cornice essenziale e anche la modalità operativa. Open è tecnologico, innovativo, c’è bisogno di gente che sappia dove mettere le mani” ha raccontato Mentana, parlando del suo progetto per quasi due ore, con grande passione. In Italia, “il giornalismo è diventato il luogo dell’informazione prodotta da 50-60enni per 50-60enni. Una situazione simile a quella del mercato dell’antiquariato. Le modalità sono novecentesche. I giovani hanno altri parametri… ‘Open’ è fatto da una nuova generazione di giornalisti per una nuova generazione di lettori. Il giornale cartaceo è una forma di informazione superata per i più giovani”.

Requiem per la carta stampata: rassegnatevi in Fieg (Federazione Italiana Editori Giornali) rassegnatevi edicolanti di tutta Italia (amen per il Sinagi, il sindacato di settore della Cgil), siete tutti “dead men walking”, Mentana suona già le campane a morte! Sostiene: “cosa può pensare un giovane oggi del fatto che si deve pagare 1 euro e mezzo per comprare giornali con notizie del giorno prima?! È un patto vintage. Pagare per notizie vecchie, quando il mondo digitale ci porta in casa tutto quello che vogliamo???”.

Preconizza il vate: “il giornalismo di domani non sarà mai a pagamento. L’informazione sarà tutta gratuita. Finanziata con la pubblicità e le fondazioni ex bancarie o benefiche. Quello che succede in America. Qui c’è tutta la sostanza di Open…”.

Spietate le critiche al “sistema italiano” (come se Mentana fosse un alieno): “In questo Paese, c’è un sistema che tiene i giovani scientemente fuori dal circuito lavorativo, più di altri Paesi. Anche la riforma della scuola di Renzi è stata cervellotica: ha messo dentro tutti i precari di 45 anni… Così i giovani si trovano insegnanti novecenteschi”, di approccio umanista e non tecnologica. Critiche anche al “reddito di cittadinanza”, che non stimolerebbe certo un mercato del lavoro più sano.

Mentana si vanta che questa è la “prima avventura alternativa che nasce senza spendere 1 euro di pubblicità”, e la promozione sarà basata soltanto sul tam-tam via “social network”. Il direttore si “limiterà a scrivere qualcosa ogni giorno”.

Nel suo lungo intervento, Mentana ha sottolineato come con “il web si sia fatta strada l’illusione che ciascuno possa informarsi da solo… il sogno e l’ambizione è di fare con ‘Open’ un’informazione libera, verace, senza steccati, che può essere un bene per tutti quanti”.

Si tratta di un progetto che all’inizio era come “una nuvola” (ed inevitabile il riferimento alla “location” dell’incontro, giustappunto il centro congressi “La Nuvola” di Massimiliano e Dorina Fuksas all’Eur): “è nata il 7 luglio da un post su Facebook in cui dicevo: ho preso una decisione. Per tanto tempo, ho pensato: siamo gli affossatori delle speranze dei giovani…”. Ed ora, lui che è entrato in un telegiornale a 25 anni, che ha avuto successo e ruoli gratificanti, ha voluto “restituire una parte di questa fortuna”.

Se la pubblicità non coprirà i costi, Enrico Mentana metterà mano al suo portafoglio: “ripianerò personalmente le perdite”. Per quanto tempo?! Nessuna indicazione sul “business plan”: si spera di raggiungere il “break-even” entro un anno o due, e con quali obiettivi di raccolta pubblicitaria?!

Come dire?! Un qualche “senso di colpa” caratterizza forse la psiche di Enrico Mentana, uno dei più famosi giornalisti di successo italiani?! Sente forse l’esigenza di liberarsi l’anima, di affrancarsi dal peso del successo, e quindi si pone come novello mecenate in un sistema dell’informazione tradizionale, che non riesce a sedurre i giovani?!

Si pone forse come raffinato avanguardista di uno scenario nei quali “la stampa”, così come l’abbiamo vista nascere e crescere, è destinata a sicura morte?!

O c’è… “dietro” qualcosa?!

E se dietro il progetto “Open” ci fosse paradossalmente un gigante come Google o un Facebook od un altro “over-the-top”?!

Se Mentana fosse – finanche involontariamente?! – una sorta di becchino allegro, dotato pure del tesserino dell’Ordine dei Giornalisti?!

Quel che è sicuro è che il giornale online dovrà recuperare l’investimento e reggere i costi esclusivamente attraverso la raccolta pubblicitaria. Il sempre più potente Urbano Cairo (classe 1957), padrone de La7 e del Torino e dal luglio 2016 Presidente ed Amministratore Delegato di Rcs, andrà a curare la raccolta pubblicitaria, attraverso la sua Cairo Pubblicità. In effetti, si tratterà di briciole, a fronte della “potenza di fuoco” del gruppo: un “giocattolino” quasi, insomma… quasi un “fringe benefit” per il dipendente Enrico Mentana! Basti ricordare che ad inizio agosto Cairo Communication ha pubblicato dati assolutamente positivi, rispetto alla chiusura del primo semestre dell’esercizio 2018: utile netto di pertinenza del gruppo di 30 milioni di euro, in crescita rispetto ai 20 milioni registrati nello stesso periodo del 2017; i ricavi consolidati sono pari a 678 milioni a fronte dei 633 del 2017…

Qualche tempo fa (aprile 2016), lo stesso Mentana dichiarava, di Cairo, “lui è convinto che la carta no, non morirà… siamo di fronte ad un editore puro, che cerca i suoi ricavi dall’edicola”. Umberto Cairo ha cambiato idea?! Ed è stato Enrico Mentana a convincerlo di questa “cronaca di una morte annunciata”?!

Entusiasmo dei giovani presenti, più di un applauso a scena aperta, qualche domanda – timida assai – anche da parte di alcuni dei candidati esclusi. Una giovinetta ha ringraziato Enrico Mentana per aver comunque ricevuto una email di feedback, pur non essendo stata ammessa alle selezioni: questa gratitudine per un atto dovuto (in un Paese civile), è sintomatica di quanto sia caduta in basso l’educazione in Italia, anche nelle relazioni professionali.

Uno dei giovani aspiranti ha cercato di far prendere “posizione” ad Enrico Mentana sullo scenario politico attuale, ma il giornalista ha subito “bypassato” con abilità: “come è noto, io non voto…”. Ma da una lettura attenta di alcuni suoi riferimenti, ci è parso evidente un radicale dissenso rispetto alla politica attuale, anche in relazione a chi vuole allontanare l’Italia dall’Europa, ed un atteggiamento critico verso i teorici – non soltanto nell’ambito mediale – della beata “disintermediazione”. E qualcuno in sala (non tra gli “under 30”, ovviamente) ricordava che Enrico Mentana ha militato, per alcuni anni, quand’era giovane, nelle fila del Partito Socialista Italiano (Psi): probabilmente quella radice (spirituale se non politica) ancora – per alcuni aspetti – è in lui.

Quali chance ha “Open”?! Temiamo che l’intrapresa sia ardita quanto aleatoria. Speriamo che non debba dichiarare lo stato di crisi tra un anno: ci ritroveremmo con 24 giornalisti disoccupati in più, anzi con giovani “praticanti” che non sono nemmeno riusciti a raggiungere la soglia temporale per assurgere allo status privilegiato di “professionisti”… Crediamo però che la presenza del solido Cairo possa consentire di avere respiro adeguato, ovvero le spalle coperte, per un paio di anni almeno.

La curiosa intrapresa di Enrico Mentana va comunque osservata con grande attenzione: certamente va apprezzato lo sforzo imprenditoriale, e la volontà di gettare un sasso nello stagno. Gli auguriamo il miglior successo, e, magari… finanche una versione su supporto cartaceo di “Open”!

Presidente Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult

(Ha collaborato Carla Di Tommaso)

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