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Catania di nuovo sull’orlo della bancarotta. Vittima, fra le tante, del federalismo fiscale

 

La città fallisce. Ingiustizia si somma ad ingiustizia. Bilanci striminziti, stabiliti per legge, hanno prodotto disservizi e disastri economici. Come in una comica dei fratelli Marx i vari sindaci che si sono succeduti a Catania si sono passati la bomba finanziaria, che è esplosa nelle mani dell’ultimo arrivato, assolutamente incolpevole. Ma purtroppo l’imbroglio parte da molto lontano.

Nel 1971 si introdusse l’IVA statale e si abolì l’IGE comunale (il dazio). Il criterio adottato fu quello che i comuni che perdevano il gettito dell’IGE avrebbero ricevuto un corrispettivo annuale relativo alla situazione degli incassi IGE del 1971. Alcuni amministratori accorti   aguzzarono l’ingegno e fecero alzare il più possibile i dazi (solo per quell’ultimo anno) per garantire un futuro economico dignitoso ai propri amministrati. Da quel momento in poi i fondi della legge 1 (non ricordo l’anno) restarono cristallizzati a quasi 50 anni fa, per cui ad esempio Bologna ha bilanci quasi doppi rispetto a Catania, pur avendo, particolarmente nello scorso millennio, una popolazione equivalente.

A questa situazione discriminatoria per il Sud si è aggiunta la C.D. “legge per il federalismo fiscale” che ha sempre previsto erogazioni dello stato agli Enti Locali, ma non in funzione delle vere esigenze delle popolazioni, soltanto in rapporto alla C.D. “spesa storica”. Come nella celebre canzone partenopea: “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”. Invece aggiungerei… non scordiamoci del passato.

In tal senso la storia democratica della nazione potrebbe offrire un elemento di riscatto per la città etnea e per tutto il meridione. La Nostra Costituzione con l’art. 119 stabilisce che vengano erogati agli Enti Locali: “quote dei tributi erariali, in relazione ai bisogni delle Regioni, per le spese necessarie ad adempiere le loro funzioni”. Invece si continua conferire agli Enti Locali ricchi il doppio dei soldi spettanti ai poveri, solo perché si continua a mantenere la “spesa storica”, dove chi ha tutto possa continuare ad avere tutto, mentre chi non ha niente… si arrangia. Ecco che nascono i bilanci di “fantasia” e gli odierni default.

Anche per una possibilità di un riscatto morale della nostra città, si propone di fare appello presso la Corte Costituzionale, al fine di garantire a tutti i cittadini meridionali una vita più decorosa e tentare di annullare la dichiarazione di dissesto per Catania.

*Libera Associazione Ingegneri

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