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Siena. Giallo a luci rosse. Perquisito cronista delle Iene

 

Su ordine della Procura di Genova, per scoprire l’identità dell’uomo intervistato dal giornalista che ha parlato di “festini” compromettenti a cui avrebbero partecipato anche magistrati che indagano sulla morte del capo comunicazione di Mps

 

Il 1 ottobre 2018, per ordine della Procura di Genova, la polizia postale del capoluogo ligure ha perquisito l’abitazione romana del giornalista Antonino Monteleone, inviato della trasmissione Le Iene (Italia 1) e ha acquisito i file del suo computer.

L’operazione è stata eseguita nel tentativo di individuare la fonte confidenziale che ha rivelato al giornalista alcuni sorprendenti retroscena sulla morte del responsabile comunicazione della Banca Monte dei Paschi di Siena, David Rossi, morto nel 2013 in circostanze ancora poco chiare.

Da ottobre 2017 ad aprile 2018, Monteleone ha realizzato e pubblicato sull’argomento ben 11 servizi e prima della perquisizione del 1 ototbre 2018 ha ricevuto querele e ingiunzioni a consegnare materiali di prova, ha avuto altre complicazioni in gran parte ingiustificabili. Ossigeno sta verificando i fatti e riferirà a parte.

Nel decreto di perquisizione personale e locale emesso dalla Procura di Genova il 12 settembre 2018, si afferma la necessità di identificare “Stefano”, l’uomo intervistato dal giornalista – di spalle e con la voce camuffata – nella puntata de Le Iene del 25 marzo 2018 (guarda).

Gli inquirenti consideerano questa identificazione “fondamentale ai fini dell’indagine” ai fini dell’accertamento del reato di abuso d’ufficio nell’ambito delle indagini sulla morte di David Rossi. Infatti in quell’intervista, fra l’altro, “Stefano” racconta di essersi prostituito a Siena e in provincia, partecipando a “festini” a luci rosse ai quale avrebbero preso parte politici, sacerdoti, esponenti dei vertici della banca Mps e magistrati senesi, addirittura gli stessi che indagavano sulla morte di Rossi.

La partecipazione di questi ultimi, a loro avviso,  “potrebbe corroborare la tesi, più volte rappresentata nelle varie puntate de Le Iene – scrive nel decreto il Procuratore aggiunto di Genova – che le indagini sulla morte del povero David Rossi, assertitamente condotte dalla magistratura di Siena in modo superficiale e lacunoso, avrebbero avuto il tanto stigmatizzato anomalo sviluppo (che di fatto non avrebbe portato all’accertamento della verità) in quanto condizionate da inconfessabili legami e da situazioni personali che esponevano i protagonisti a illecite pressioni”.

Sia Monteleone sia l’autore del programma, Marco Occhipinti, interrogati ad aprile 2018 dalla polizia postale di Genova, non hanno rivelato le informazioni richieste.

“Non ho mai voluto rivelare l’identità della fonte che ci ha raccontato dei festini – ha spiegato Antonino Monteleone poco dopo la perquisizione – e se da una parte sono contento che la procura di Genova continui a indagare, dall’altra però sono preoccupato, perché così facendo si mina la serenità dei giornalisti a mantenere la segretezza delle proprie fonti”.

Sempre in relazione a quei filmati andati in onda nel programma Le Iene, Monteleone è stato querelato da alcuni magistrati senesi. Dopo i primi servizi, ha accettato la richiesta di consegnare alcuni video.

Il procedimento per abuso d’ufficio contro ignoti è stato aperto dopo l’intervista del gironalista all’ex sindaco di Siena, Pierluigi Piccini. Quest’ultimo aveva dichiarato di aver saputo di “festini” ai quali avrebbero partecipato importanti personaggi della magistratura e della politica e che forse l’inchiesta sulla morte di Rossi era stata ‘affossata’ per questo. Quelle dichiarazioni dell’ex sindaco andarono  in onda durante la puntata dell’8 ottobre 2017 (guarda) senza il suo esplicito consenso. Perciò Piccini ha querelato Le Iene.

RDM

Da ossigenoinformazione

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