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Perquisita la casa della ‘Iena’ Monteleone, sindacato e Ordine: «Ennesima inaccettabile ingerenza»

 
«Non è tollerabile che il sistema delle perquisizioni sia ormai usato in modo generalizzato per abolire il segreto professionale e accedere alle fonti dei cronisti. Colpire il diritto-dovere alla tutela delle fonti significa colpire il diritto dei cittadini ad essere informati», osservano Fnsi, Assostampa e Odg.
Su mandato della procura di Genova, che indaga per abuso d’ufficio, la polizia postale ha perquisito la casa e il computer di Antonino Monteleone, la “Iena” che firmò l’intervista ad un giovane escort per un servizio, andato in onda a marzo scorso, sulla morte di David Rossi, l’ex capo comunicazione di Mps precipitato dalla finestra del suo ufficio di Rocca Salimbeni, storica sede della banca di Siena.
L’Associazione Ligure dei Giornalisti e l’Ordine dei giornalisti della Liguria, d’intesa con la Federazione nazionale della Stampa italiana e con l’Ordine nazionale dei giornalisti, esprimono solidarietà e vicinanza ad Antonino Monteleone e condannano con forza l’iniziativa della procura.
«Ci troviamo di fronte alla ennesima, inaccettabile ingerenza nel lavoro dei giornalisti. Non è tollerabile – commentano sindacato e Ordine – che il sistema delle perquisizioni sia ormai usato in modo generalizzato per abolire il segreto professionale e accedere alle fonti dei cronisti. Colpire il diritto-dovere alla tutela delle fonti significa colpire il diritto dei cittadini ad essere informati. Siamo a disposizione del collega Monteleone per tutte le iniziative che deciderà di intraprendere, in qualsiasi sede, anche quella giudiziaria».

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