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La malattie non distinguono tra italiani e stranieri

 
La malattie non distinguono tra italiani e stranieri

Il quotidiano Libero lancia un allarme colera in prima pagina, alimentando paure infondate su “immigrati portatori di malattie”. Viene smentito da esperti: «Poteva succedere a chiunque»

di Sabika Shah Povia

L’ultimo allarme sociosanitario lanciato da Libero il 4 ottobre in prima pagina: “Torna il colera a Napoli – lo hanno portato gli immigrati”. Si continua a diffondere la paura dello straniero come minaccia per la nostra salute e sicurezza. Quanto c’è di vero in questa affermazione, lo abbiamo chiesto agli esperti.

«I due casi di colera segnalati a Napoli sono casi che sono stati riscontrati in persone che vivono stabilmente in Italia, ma che hanno contratto la malattia durante un viaggio nel loro Paese di origine», spiega ad Associazione Carta di Roma il Direttore scientifico dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, Giuseppe Ippolito. E continua, «Si tratta esattamente della stessa cosa che accade quando un turista italiano va in un Paese dove esiste una malattia: portiamo i nostri microorganismi con noi e prendiamo quelli del territorio che visitiamo, rischiando di contrarre qualcosa».

Il Direttore ricorda che è stata riscontrata la stessa situazione circa due settimane fa in Inghilterra: un cittadino nigeriano che era di rientro nel Regno Unito dal proprio Paese di origine, ha contratto il vaiolo delle scimmie (monkeypox). Tre giorni dopo, la stessa forma è stata diagnosticata a un cittadino britannico che era stato in vacanza in Nigeria nelle settimane precedenti.

«Quindi la questione non è di “cittadino italiano” o “straniero”. Potrebbe succedere a chiunque vada in vacanza o viaggi all’estero, come spesso accade con la malaria di importazione», sottolinea Ippolito.

Non c’è epidemia

«Non c’è epidemia. Ci sono due casi in cui abbiamo riscontrato sintomatologia da infezione da batterio del Vibrio Cholerae, e manderemo campioni all’Istituto superiore di sanità per conferma», ha detto all’Agi Carlo Tascini, direttore della prima divisione malattie infettive dell’ospedale Cotugno. «Dati i tempi dell’incubazione della malattia e della loro permanenza in un Paese a rischio e del rientro in Italia – ha spiegato – non vi è dubbio che la malattia sia stata contratta all’estero. Abbiamo avviato tutti i protocolli previsti anche sui familiari».

Se non c’è un’epidemia, non c’è neanche alcun rischio per la comunità napoletana.

«Il rischio è trascurabile», puntualizza Ippolito, «anche perché le autorità sanitarie locali avranno sicuramente già seguito tutte le procedure previste dal caso».

L’ultimo caso di colera in Italia risale al 2008, a Milano, quando la malattia era stata contratta da un uomo di rientro dall’Egitto, una destinazione oggi molto popolare tra i turisti italiani.

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