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Il record di Sedriano, primo in Lombardia

 

di Sandro De Riccardis

Per anni feudo leghista-berlusconiano, Sedriano è il primo e unico comune in Lombardia a essere stato sciolto per mafia. Prima di consegnarsi nelle mani del Movimento 5 Stelle e di un sindaco maresciallo della Guardia di Finanza, il vanto dell’amministrazione è stato la “tolleranza zero”  contro la prostituzione in periferia, da debellare a suon di multe da 500 euro per i clienti.
Invece la ‘ndrangheta a Sedriano “non è mai esistita”. Almeno fino al 10 ottobre 2012, quando un’inchiesta della Dda di Milano travolge la politica lombarda con l’arresto per voto di scambio, corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa dell’ex assessore regionale alla Casa, Domenico Zambetti, e del sindaco di Sedriano, Alfredo Celeste. Con loro finiscono in carcere una ventina di affiliati alle cosche Morabito-Bruzzaniti-Palamara, da sempre egemoni all’Ortomercato di Milano, e a quelle dei Mancuso-Di Grillo e Barbaro-Papalia, che hanno base nell’hinterland.
Una mafia che non spara e non uccide. Che nasconde la sua indole aggressiva ma tesse relazioni. <La commissione prefettizia evidenzia la peculiarità con cui si manifestava in Lombardia il fenomeno “mafioso”, contraddistinto dall’esigenza di “fare affari” in modalità definita “sottotraccia”>, scrivono i giudici del Consiglio di Stato che nel giugno 2016 respingono l’ultimo ricorso contro lo sciogliomento. Una mafia <senza atti violenti o intimidatori in senso tradizionale>, che <privilegia l’inserimento, in violazione delle normali regole concorrenziali, in determinati settori economici ed imprenditoriali, di soggetti idonei anche a collocare risorse finanziarie per fini di riciclaggio>.
Per l’assessore Zambetti, condannato in Appello prima dell’estate a sette anni e mezzo (pena dimezzata rispetto al primo grado), l’accusa è di aver comprato con 200mila euro 4mila voti dai clan per le Regionali del 2010. Un patto mafioso, stretto con il boss Eugenio Costantino, condannato a 15 anni, e un successo elettorale con 11mila preferenze. Per il sindaco di Sedriano, Alfredo Celeste, arriva già in primo grado l’assoluzione: per il Tribunale, non avrebbe favorito i clan, anche se la sua posizione è stata trasmessa in procura per presunte irregolartà sull’appalto comunale del verde.
Oltre la verità processuale, la relazione racconta il condizionamento sulla vita amministrativa del Comune: violazioni di norme antimafia, eccessivo ricorso alle consulenze esterne, lottizzazioni senza vigilanza. <Sindaco e altri membri dell’amministrazione frequentavano soggetti “controindicati”>, sottolineano i magistrati, che parlano di <intesa tra organo di vertice e alcuni amministratori pubblici con consorteria criminale: un consigliere comunale era in stretta parentela con un elemento di spicco della ‘ndrangheta”>.
Dopo due anni di commissariamento, nel 2015 il Comune si affida a un sindaco dei 5 Stelle, Angelo Cipriani, 47anni, maresciallo della Guardia di Finanza in servizio nella vicina Rho, che supera per 40 voti il candidato Pd. <Ora facciamo gare pubbliche per quasiasi fornitura, con la massima trasparenza delle procedure – dice oggi il sindaco -. Che ci siano le mafie al nord è indiscutibile. Né io né la mia giunta abbiamo mai subito pressioni. A Sedriano sono stati confiscati tre immobili, il Comune ne ha acquisiti due. Li resituiremo alla cittadinanza: uno accoglierà donne vittime di violenza, l’altro i papà separati>.
Intanto Sedriano resta territorio di ‘ndrangheta. Con altre inchieste della direzione distrettuale antimafia che lo indicano come base logistica del traffico di cocaina e degli affiliati delle più importanti cosche radicate al Nord.

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