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Genova. Un altro ponte è crollato

 
L’uomo che crea e protegge è così minuscolo di fronte all’uomo che distrugge e violenta. Se osserviamo cosa ne è stato del nostro mondo e meditiamo sullo stato attuale delle risorse naturali, sulla sofferenza dei popoli che vivono in simbiosi con la natura, sulle stragi e le persecuzioni che costellano lo spazio su cui è distribuita la nostra “civiltà”, non possiamo che sentirci parte di un’enorme razzia. Noi che godiamo i benefici riservati al più forte, siamo ladri di vita, ladri di speranza, ladri di bellezza. Assassini, sanguinari, corrotti, bugiardi, ecco cosa siamo, dietro il paravento delle nostre convenzioni, della nostra tecnologia, della nostra cultura, della nostra arte. In ogni angolo di mondo ritroviamo la nostra crudeltà belluina, la nostra arroganza, la nostra agghiacciante indifferenza.
Questa mattina a Coronata, località sulla collina del quartiere genovese di Cornigliano, una ruspa ha annientato un piccolo insediamento Rom, in cui vivevano quattro famiglie indigenti e già colpite da tanti episodi di discriminazione, con nove bambini. Le autorità che hanno disposto la disumana operazione, se ne sono vantate come se avessero compiuto un atto degno di lode, come se le famiglie cacciate via dai loro poveri ripari fossero pericolosi asociali. Gli uomini in divisa che hanno messo in atto le disposizioni, l’hanno fatto di routine, come se non si trattasse di una cattiva azione, ma di un semplice dovere, un ordine da eseguire con fredda solerzia. Lo stesso sentimento che provava ruspa, passando sopra i piccoli sogni di nove bambini e facendone macerie. Nella solita indifferenza che ci circonda come un gas anestetico, chi si è accorto che a Genova un altro ponte è crollato?
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